di Francesco Floris (*)
Prove tecniche di disgelo lungo l’asse Stati Uniti-Italia-Città del Vaticano. La guerra fredda scoppiata a metà aprile, quando Donald Trump ha definito “un debole” il connazionale Robert Francis Prevost, Papa Leone XIV, potrebbe trovare un primo armistizio, o almeno una tregua, nell’incontro che giovedì 7 maggio si terrà in Vaticano fra il Pontefice e il segretario di Stato Usa, Marco Rubio. Compito dell’ex senatore della Florida, 54 anni, di origine cubane e fede cattolica, durante la sua visita ufficiale a Roma quello di provare a ricucire lo strappo generato dal tycoon. Trump ha rivendicato come un proprio successo l’esito del Conclave (“Se non fossi alla Casa Bianca, Leone non sarebbe in Vaticano”) per poi tuonare dalle ‘colonne’ di Truth contro l’intera linea della Santa Sede. “Non voglio un Papa che pensi sia ok che l’Iran abbia armi nucleari. Non voglio un Papa che considera l’attacco americano al Venezuela terribile”, aveva scritto. Con Prevost accusato di aver tradito gli interessi nazionali e di essersi piegato alle logiche della “sinistra radicale”, di essere “debole con il crimine” e di arrecare danni alla “chiesa”. Forse la mossa di Rubio, che nella due giorni romana potrebbe incontrare anche i vertici di Palazzo Chigi, servirà proprio a diminuire le distanze con cattolici e cristiani di tutto il mondo. A cominciare da quell’importante quota di elettorato repubblicano che potrebbe non riconoscersi nel Cristo-Trump generato sotto forma di immagine per i social dall’intelligenza artificiale e dallo stesso Leone che, invece di “attenersi” solo “alle questioni morali” lasciando da parte politica e relazioni internazionali, come gli ha suggerito nemmeno troppo velatamente il vicepresidente alla Casa Bianca, JD Vance, continua a parlare di guerre, migrazioni, povertà, economia. Ancora domenica mattina, rivolgendosi ai fedeli in piazza San Pietro, ha invocato il “mondo nuovo” in cui “nessuno è perduto” e “la gratitudine prende il posto della competizione; l’accoglienza cancella l’esclusione; l’abbondanza non comporta più diseguaglianza”. Il ministro degli Esteri americano incontrerà anche il proprio omologo, segretario di Stato della Santa Sede, cardinale Pietro Parolin.
(*) La Presse
Nella foto Rubio con Trump
