La guerra di Putin

Russia nei piani di Putin non ci sarebbe la conquista di Kiev e del Mar Nero, ma….

Nel corso del programma “Risultati dell’anno con Vladimir Putin ” il Presidente ha risposto a decine di domande dei cittadini (sapientemente programmate) e dei corrispondenti esteri, ma era evidente che i suoi messaggi fossero rivolti soprattutto alla opinione pubblica interna.

 

Fra le risposte più importanti ha ammesso che i calcoli fatti prima dell’inizio dell’invasione dell’Ucraina si sono rivelati errati compresi quelli militari affermando (candidamente?) che la strategia militare dell’operazione non è stata sufficientemente pensata ed era prematura. Ma è una ammissione a doppio taglio perché fa chiaramente intendere che gli errori sono stati superati. Senza tuttavia badando bene a non fare cenno fare cenno alle conseguenze dell’invasione sul piano internazioale

Ancora più esplicito è stato quando ha detto che l’obiettivo della Russia è non solo la limitazione quantitativa e qualitativa della forza militare dell’Ucraina e il mantenimento del suo status di paese non allineato, ma anche di impedire il suo ingresso nella NATO.

Niente di nuovo sul fronte orientale perché questa è stata una delle ragioni principali del conflitto. Già nel 2008 la NATO aveva chiesto l’adesione alla Allenza di Georgia e Ucraina senza valutare le conseguenze di un accerchiamento sempre più stretto a occidente della Russia, ma sottovaltando la reazione russa che implicava una potenza militare che già allora l’Alleanza non aveva a sufficienza.

È importante prestare attenzione non solo a ciò che ha detto, ma anche a ciò che Putin non ha detto, ad esempio sulla procedura per il pieno riconoscimento internazionale e diplomatico dello status della Crimea e delle quattro nuove regioni incorporate dalla Russia. Probabile oggetto di future trattative, chissà?

Anche senella sostanza ha ribadito che la linea del cessate il fuoco deve corrispondere alla situazione attuale del fronte tenedo sempre conto dei confini di quelle regioni che ormai fanno parte della Russia. Che in pratica implica la prosecuzione del conflitto sino a quando la sicurezza di questi territori non verrà garantita, poi si vedrà.

Un mutamento di tattica e stategia rappresentano le sue affermazioni sul Medio Oriente. Infatti ha detto apertamente che Israele è preoccupato per la sua sicurezza, poi in parallelo ha collocato i problemi legati alla creazione di uno Stato curdo e di uno Stato palestinese, precisazione indirizzata non casualmente alla domanda di un giornalista Turco.

La novità è che secondo lui sia la Turchia che Israele giustificano la presenza delle loro truppe in Siria con questioni di sicurezza dei loro confini. Un approccio molto diverso e dimostra che la pratica espulsione degli interessi russi dalla Siria comporta una diversa strategia diplomatica del Cremlino.

Tornando all’Ucraina Putin ha chiarito di preferisce negoziare un cessate il fuoco con gli Stati Uniti (ma, implicitamente non con Zelensky) ed è solo colpa di Kiev e dell’Occidente collettivo, se un dialogo di pace non viene ancora avviato. Mancanza di dialogo porta naturalmente la Russia a garantirsi i suoi confini a ovest con il rischio che l’Ucraina perda la capacità di essere uno Stato indipendente.

Prese per oro colato queste affermazioni significherebbero che Putin non intende continuare ad attaccare l’Ucraina, che non ha l’obiettivo di conquistare né Kiev né la regione ucraina del Mar Nero che ormai si limitano alla costa di Odessa sino alla foce del danubio.

Buone intenzioni certo, ma non si può escludere che questo accada di fronte a eventi o provocazioni imprevedibili attorno alle quali i Servizi occidentali stanno già armeggiando o qualche bombardamento di missili americani Mosca. Per non parlare dell’invio di truppe NATO in ucraina che per ora sembra allettare solo Macron e le Tigri (anzi tigrotti dato il loro peso internazionale) Baltiche.

L.G.

aggiornamento la crisi russo-ucraina ore 13.36

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