Politica

Salvini spegne la polemica contro Mattarella, ma non contro l’Ue

di Fabiana D’Eramo

“Nessuna polemica della Lega con il presidente Mattarella, che ha il mio rispetto, e il rispetto della Lega”. Così Matteo Salvini prova a chiudere la diatriba del due giugno. Colpevole, il capo dello Stato, di aver ricordato che tra pochi giorni, con l’elezione del Parlamento Europeo, “consacreremo la sovranità dell’Ue”.

Lancia la miccia il senatore leghista Claudio Borghi, indignato. Se Mattarella davvero la pensa così, scrive sui social, che si dimetta. Guai a sovrapporre una sovranità all’altra, ad agitare i fantasmi di una supremazia europea che dovrebbe, per il rischio paventato dal senatore, fare di uno stato sovrano lo schiavo di qualche altro grande potere “dove comandano quelli che hanno i soldi”. E queste le prime parole di Salvini, che invece di spegnerlo soffia sul fuoco. “Oggi è la festa degli italiani, della Repubblica, non della sovranità europea”, ha aggiunto.

Non si arrenderà mai, spiega. Usa la parola “arrendersi”, richiama idee di sopraffazione –  e di resistenza, da parte di chi, come si legge in una nota successiva della Lega, non vuole dipendere “da Macron e altri guerrafondai europei”. Per il partito di Salvini, la sovranità nazionale italiana viene prima di quella europea. Salva la prima, salva la pace.

Si alza il polverone, arrivano le polemiche. Dall’opposizione e dagli stessi alleati. Il ministro Antonio Tajani esprime solidiarietà a Mattarella e si dissocia: “Siamo italiani ed europei, questa è la nostra identità. Ogni scelta anti europea è deleteria per l’Italia.” Ma poco prima che il ministro degli Esteri sottolineasse la prospettiva europea del governo, Giorgia Meloni era a Piazza del Popolo ad attaccare l’Unione Europea proprio sull’eccesso di legislazione e di sovranità delle istituzioni comunitarie. Ma senza mai chiamare in causa il Quirinale.

Si vocifera che la premier abbia fatto squillare il telefono di Salvini. “Smentisci o sarò costretta a smentirti in tv”. Perché una cosa è prendersela con l’Ue, un’altra è invocare le dimissioni del Capo dello Stato, la cui incolumità, tuttavia, è a rischio anche nel prospetto meloniano del premierato. Ad ogni modo, chiedere a Mattarella di dimettersi è un errore che non porta consenso. E al presidente del Consiglio non è concesso retrocedere di un punto. E per quanto Fratelli d’Italia e Lega in questa competizione elettorale corrano ognuno per conto proprio, ogni figuraccia di Salvini è una figuraccia della premier. Già i sondaggi continuano a tirarla giù. A rischio addirittura quella soglia del 26% che era considerato il risultato minimo. C’è anche il solito pericolo della bassa affluenza, e tra l’altro nel primo fine settimana di scuole chiuse. Meloni ha fatto una richiesta a chi è andato a sentire il suo comizio a Piazza del Popolo, di andare alle urne, perché quello del 9 e 10 giugno è un “voto maledettamente importante”, un “referendum” tra due visioni dell’Europa. E in questa divisione riecheggiano le accuse di Salvini, è un appello allo stesso modo di pensare. C’è un’Europa di guerrafondai, di cattivi con i soldi, assettati di potere, con i crampi della fame per il tanto bramato desiderio di schiavizzare l’Italia, e poi c’è un’Europa mansueta, lasciata ad occuparsi di ordinaria amministrazione mentre l’Italia torna regina del suo destino. Questa l’idea al di là della retorica, ma se Meloni davvero vuole replicare il successo della destra italiana in Europa, deve tenere a bada il nazionalismo della Lega che si spinge troppo in là, fino al Quirinale.

Salvini smentisce un contatto telefonico con la premier, ma di fatto torna sui suoi passi quando, più tardi, assicura di non volere le dimissioni di nessuno, ma minimizza le accuse di Borghi a Mattarella. Tutto sistemato. Anche se le parole contro il Capo dello Stato, per di più il giorno della festa della Repubblica, hanno ormai prodotto un malumore e indicato una traiettoia politica, quella della resistenza alla sovranità europea, che tornerà prima e dopo il voto per rinnovare il Parlamento di Strasburgo e Bruxelles.

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