di Fabiana D’Eramo
Alla fine, Giorgia Meloni ha dovuto cedere alla campagna martellante delle opposizioni, in particolare quella del Pd, ed Elly Schlein può dire di aver raggiunto finalmente un obiettivo. Poco importa che il Pd l’abbia dichiarato “fuffa”, il Consiglio dei ministri ha varato un decreto legge per l’abbattimento delle liste d’attesa nelle strutture sanitarie.
La segretaria dem, non senza critiche, ha accolto l’intervento di Meloni con soddisfazione. “Sono felice che ancora prima del voto dell’8 e del 9 giugno la nostra campagna sulla sanità pubblica abbia già ottenuto un primo risultato: costringere il governo ad ammettere che avevamo ragione noi. E cioè che non ci sono risorse sufficienti per abbattere le liste di attesa”.
Le polemiche sono piovute sulla premier appena dopo l’annuncio social. I deputati dem hanno denunciato la “fuffa elettorale”: tante parole ma nel testo approvato mancano le risorse, un’operazione disperata a tre giorni dalle elezioni, dopo quasi due anni di liste d’attesa impossibili e pazienti che non riescono a curarsi.
Nel testo infatti si legge che è previsto di acquistare prestazioni intramoenia e dai privati per abbassare i tempi di risposta, ma senza prevedere coperture. “Inutile continuare a rafforzare il privato”, commenta Schlein. “Servono nuove assunzioni per risolvere il problema delle liste d’attesa. Ventimila medici sono già andati all’estero e molti sono passati nel privato perché diventa più conveniente per loro. Bisogna mettere più risorse e un piano straordinario nel pubblico”.
Come ha detto Antonio Misiani, della segreteria nazionale Pd, “se la maggioranza è davvero interessata a rilanciare il servizio sanitario nazionale, permetta al Parlamento di discuterla e approvarla”. Difatti Schlein accusa la destra: “Continuo a non sentire parole sulla situazione della sanità pubblica. Non hanno il coraggio di ammettere che stanno tagliando la spesa sanitaria nazionale sul Pil da quando sono al Governo. Per noi è già un buon risultato aver costretto il Governo a dire che qualcosa sul fatto che le cose non vanno bene, intervenendo sulle liste d’attesa. Litigano tra di loro perché non trovano le risorse, visto che non le hanno messe.”
A pochissimi giorni dal fischio finale, Schlein continua ad insistere su uno dei temi che hanno animato le sue quasi centoventi tappe di campagna elettorale. Se la battaglia sul salario minimo è ancora aperta, quella sulla sanità non è vinta, ma è come se il governo avesse accettato la sfida, o finto di averla accettata, riconoscendo al Pd il ruolo dell’opposizione. Finora commentatore, spettatore senza margine d’azione, senza potere contrattuale. Accuse come rumore di sottofondo. Con il cambio di direzione sulla sanità, Schlein sta avendo la prova che, se si concentra sui temi reali, può incassare una vittoria. Non ora – sa bene anche lei che alle europee arriverà seconda – ma se anziché farsi distrarre dalle frecciatine, dalla polarizzazione dello scontro, Meloni vs Schlein, con Giuseppe Conte che di tanto cerca di buttarsi nella mischia, ignorato ormai anche dall’ex alleata dem, se anziché battibeccare e inseguire le provocazioni degli avversari, Schlein si concentra sull’agenda sociale del Pd e continua a battere sui problemi reali del paese, anche a costo di una retorica meno efficace, allora, talvolta, non solo può sedersi al tavolo delle trattative con il Governo ma anche e soprattutto tornare a parlare agli elettori di sinistra.
aggiornamento decreto Sanità e liste d’attesa ore 13.54
