Una famiglia rifugiata in casa, con la porta d’ingresso presa a calci e martellate. Poi la paura di uscire per evitare incontri chi ha distrutto e minacciato. E’ una storia che non si vorrebbe raccontare quella che arriva da Settacamini, periferia est della Capitale, lungo la Tiburtina e prima di Lunghezza. Non solo perché documenta la violenta aggressione subita da una cronista della agenzia di stampa Lapresse e dalla sua famiglia, ma anche perché ricorda come una parte della Capitale sia stata di fatto abbandonata a sè stessa.
Il portone del palazzo divelto e il via vai di fabbro e falegname, a poche ore dai fatti, non basta a restituire la calma. Ci sono state le denunce dai carabinieri, ma la sensazione di essere in una terra di confine è tutta nelle foto diffuse dal giornale Leggo.it e nel filmato presente su diversi social network. Dal comitato cittadino di Settecamini e via di Salone si spiega: “Deve intervenire il Prefetto. Quanto avvenuto è solo un episodio dei tanti. Tale è stata la violenza che le cose potevano finire molto peggio. La chiusura negli ultimi anni della stazione dei carabinieri ha peggiorato la situazione”. Ieri sera per l’arrivo di tre pattuglie dell’Arma ci sarebbero voluti una ventina di minuti, secondo il racconto di chi ha denunciato. “Nel tempo Settacamini è peggiorata – si aggiunge – Due palestre hanno chiuso e così alcuni centri di ritrovo. Restano solo le sale scommesse”. Ad aggredire la giornalista e la sua famiglia è stato un gruppo di ragazzi, poco più che maggiorenni, che da tempo è solito sostare sotto il palazzo. “Ti bruciamo casa”, hanno gridato. “Ho due figlie, di 15 e nove anni – spiega la redattrice – ieri sera sono andate a dormire da amici ed anche noi siamo scappati”. Il padre di uno dei ragazzi accusa il marito della cronista di aver messo le mani al collo al figlio. “Tantissimi hanno visto e nessuno conferma questa versione – si risponde – noi ieri sera abbiamo chiesto ai militari di intervenire e ci è stato risposto di fare denuncia. Ed oggi l’abbiamo formalmente presentata”. Molte sono le telefonate di affetto e solidarietà che sono arrivate in queste ore. La paura è però difficile da mandare via. “Mia figlia, che ha 15 anni, potrebbe subire chissà che violenza. Ci possono bruciare la macchina o la casa, come hanno detto. Settecamini era un posto dove vivere tranquilli, nel verde, nello spazio aperto. Da diverso tempo non è più così”.
