Da Damasco, ormai “infiltrata” dalle forze “terroristiche”, alla base russa di Khmeimim, e solo dopo la resa dell’esercito siriano il trasferimento a Mosca: questo il percorso di Bashar Al-Assad (nella foto) tra il 7 e l’8 dicembre, ricostruito dallo stesso presidente. Si è trattato degli ultimi giorni da capo dello Stato in coincidenza con l’ingresso nella capitale dei ribelli di Hayat Tahrir Al-Sham e di altre milizie alleate.
Khmeimim si trova nella regione di Latakia, la zona mediterranea della Siria della quale è originaria la famiglia Al-Assad.
“Quando le forze terroristiche hanno infiltrato Damasco, mi sono trasferito a Latakia in coordinamento con i nostri alleati russi per supervisionare le operazioni di combattimento”, ha riferito Assad sul canale Telegram che utilizzava da presidente. “All’arrivo nella base aerea di Khmeimim quella mattina, è apparso chiaro che le nostre forze si erano completamente ritirate da tutte le linee di battaglia e che le ultime posizioni dell’esercito erano cadute”. Al-Assad ha aggiunto: “In nessun momento ho preso in considerazione l’idea di dimettermi o cercare rifugio, né una proposta del genere mi è stata avanzata da alcuna persona o parte; l’unica azione possibile era continuare a combattere contro l’assalto terroristico”. Gli Al-Assad, Bashar e prima di lui il padre Hafiz, al potere dal 1971 al 2000, appartengono alla minoranza sciita degli alawiti e sono originari della cittadina di Qardaha. All’ormai ex presidente la Russia ha concesso asilo sulla base di “ragioni umanitarie”, ma è chiaro che si tratta un riconoscimento per il ruolo che la Siria ha avuto nel corso degli anni, concedendo una sponda certa a Mosca verso il Mediterraneo, con la realizzazione di porti ed aeroporti che ora, con ogni probabilità dovranno essere lasciati ne sono prova prova anche le immagini satellitari che immortalano le navi russe lasciare i porti siriani. Cha hanno lascato i moli ma si sono poi posizionate al largo delle coste, senza lasciare definitivamente il Paese. Dunque per ora solo cautela da parte di Mosca nei confronti della situazione in Siria dopo la caduta del regime di Bashar al-Assad, in particolare per quanto riguarda la base aerea di Hmeimim e quella navale di Tartus, considerate da Mosca punti di appoggio strategici nel Mediterraneo. Nonostante il Cremlino abbia fatto sapere di essere in contatto con i ribelli jihadisti i quali avrebbero assicurato di voler garantire la sicurezza delle due strutture, alcune immagini satellitari degli ultimi giorni mostrano che le navi della marina russa hanno lasciato Tartus e alcune di queste hanno gettato l’ancora al largo della costa.
