di Balthazar
Il presidente siriano Ahmed al-Sharaa (nella foto) spera che il suo Paese eviti un conflitto militare con le forze curde sostenute dagli Stati Uniti, se dovessero fallire i tentativi di integrare la loro amministrazione autonoma nel nord-est.
Il fallimento dei colloqui successivi all’accordo di marzo ha fatto aumentare le tensioni nella regione, innescando nuovi scontri questo mese tra le truppe governative e le Forze democratiche siriane (SDF) guidate dai curdi e sostenute dagli Stati Uniti.
Le SDF, che controllano parti della Siria nordorientale dove gli arabi costituiscono la maggioranza, hanno recentemente fortificato un’ampia rete di tunnel lungo le linee del fronte
Anche i ribelli sostenuti dalla Turchia hanno rafforzato le loro posizioni, in un clima di preoccupazione per una potenziale escalation su larga scala delle ostilità.
Ankara sarebbe già pronta a un’azione militare contro le SDF, che considera un’organizzazione terroristica e che ha già colpito in precedenti operazioni transfrontaliere.
Le autorità di Damasco hanno già reagito rabbiosamente all conferenza delle SDF d’inizio di agosto che chiedeva una maggiore decentralizzazione.
Sharaa ha affermato che coloro che chiedevano la spartizione stavano “sognando” e ha insistito sul fatto che il Paese non avrebbe ceduto alcun tratto di territorio, criticando anche i gruppi drusi che cercano il sostegno di Israele nel loro scontro con Damasco.
Sabato migliaia di persone hanno partecipato a una grande protesta drusa a Sweida, chiedendo l’autodeterminazione, issando le bandiere di Izraele che ha costretto le forze siriane a ritirarsi dopo che centinaia di persone erano state uccise il mese scorso.
A marzo, gruppi fedeli all’ex presidente Bashar al-Assad si sono scontrati con le forze governative e le fazioni armate alleate nei governatorati costieri di Latakia e Tartus, dominati dalla comunità alawita. Nel massacro sono state uccise 1400 persone , la maggior parte delle quali civili, con 129.000 sfollati. .
In questa situazione tesa e confusa Al-Sharaa ha indetto elezioni nazionali a settembre, ma 140 dei 210 seggi saranno scelti dalle commissioni elettorali locali, mentre 70 saranno nominati direttamente dal presidente. Non ci saranno seggi assegnati tramite voto popolare.
Questo formato offre alla nuova leadership la garanzia di un risultato controllato ed evita le difficoltà di organizzare un voto a livello nazionale in un momento in cui Damasco non ha il pieno controllo su tutti i territori.
Un simulacro di democrazia per giustificare il forte sostegno economico di Arabia Saudita, Stati uniti e Turchia che peraltro potrebbero rinfocolare proprio gli interessi tribali e di fazione, riportando la Siria al suo passato con nuovi leader, ma gli stessi vecchi cicli di violenza e instabilità.
