Ancora nessuna fumata bianca al vertice del Nuovo Fronte Popolare (NFP), ma secondo il quotidiano parigino Le Monde l’ elenco di nomi si allunga.
Dal secondo turno delle elezioni legislative, l’alleanza di sinistra è bloccata in infinite discussioni, non riesce a mettersi d’accordo sulla scelta di un primo ministro, e alimenta la polemica dei suoi avversari di destra e nel campo di Macron.
Al centro dell’impasse lo scontro tra i socialisti, che vogliono imporre il loro leader, Olivier Faure,l’unico ai loro occhi che Emmanuel Macron non potrà rifiutare, e i “ribelli”, che rivendicano palazzo Matignon per uno dei i loro.
Compreso Jean-Luc Mélenchon,in quanto La France Insoumise (LFI)è la prima forza in termini di numero di deputati all’Assemblea nazionale.
Olivier Faure o Jean-Luc Mélenchon? Giovedì 11 luglio l’equazione sembrava definitivamente risolta, quando venerdì 12 luglio quando il Partito Comunista Francese (PCF) spinge ufficialmente la candidatura di Huguette Bello (nella foto), presidente del consiglio regionale de La Riunion già ex PCF di quel territorio d’oltremare.
Tuttavia, con grande discrezione, il capo del PCF, Fabien Roussel frza del tutto minoritaria del Fronte,aveva proposto un suo nome sul tavolo della trattativa nella notte tra mercoledì 10 e giovedì 11 luglio, proprio mentre le discussioni si impantanavano e alcuni scommettevano sul loro fallimento.
A l’una e mezza di notte quando la numero uno dei Verdi, Marine Tondelier,si è stancata dei litigi tra LFI e Partito Socialista (PS), ha chiarito che gli ambientalisti non vogliono schierarsi, con grande sgomento del PS anche se in precedenza il segretario del PCF aveva espresso la sua preferenza per una candidatura socialista.
La posizione dei Verdi alimenta quindi la confusione mettendo in difficoltà tutta la coalizione comunisti compresi, che si trovano fra due fuochi e la candidatura di Huguette Bello, appare solo un ballon d’essaipiù che una scelta definitiva .
Balthazar
