di Giulia Rocchetti
Il governo spagnolo guidato dal Partito Socialista ha approvato un decreto reale per la regolarizzazione di circa 500.000 migranti e richiedenti asilo senza documenti, in una delle iniziative più audaci in Europa sul fronte delle politiche migratorie degli ultimi anni. L’approvazione della misura, che entrerà in vigore ad aprile 2026, è stata definita dalle autorità come un «giorno storico» per i diritti umani e l’inclusione sociale.
Il decreto non richiede l’approvazione formale del Parlamento, poiché è stato adottato tramite decreto reale dal Consiglio dei Ministri, dopo una riunione settimanale del governo. In base al testo approvato, potranno accedere alla regolarizzazione tutte le persone che hanno vissuto in Spagna per almeno cinque mesi o hanno presentato domanda di protezione internazionale entro il 31 dicembre 2025, a patto di non avere precedenti penali.
La ministra per l’Inclusione, la Sicurezza Sociale e la Migrazione, Elma Saiz, ha sottolineato che l’obiettivo della misura è rompere «le barriere burocratiche del passato» e costruire un modello migratorio basato sui diritti umani, l’integrazione e la coesione sociale, compatibile con la crescita economica del paese. Saiz ha spiegato che i beneficiari potranno lavorare legalmente in qualsiasi settore fin dal primo giorno in cui la loro domanda viene accettata.
La decisione arriva dopo mesi di intenso dibattito politico interno e pressioni da parte di organizzazioni sociali, sindacati e gruppi per i diritti umani. In particolare, la proposta ha trovato un forte sostegno nell’ambito di una Iniziativa Legislativa Popolare presentata nel 2024, sostenuta da oltre 700.000 firme e appoggiata da circa 900 organizzazioni della società civile.
Per Podemos, il partito di sinistra che ha negoziato l’accordo con i socialisti, la regolarizzazione straordinaria è un passo fondamentale per garantire che «nessuno debba più lavorare senza diritti». La leader di Podemos, Ione Belarra, ha celebrato l’intesa definendola «una vittoria per i diritti dei lavoratori e per la dignità delle persone immigrate».
Da un punto di vista economico e demografico, il governo sostiene che la regolarizzazione risponde anche a esigenze strutturali del paese: la Spagna, come molte altre economie europee, affronta una popolazione in rapido invecchiamento e una crescente necessità di forza lavoro nei settori produttivi e dei servizi. In passato, il primo ministro Pedro Sánchez aveva richiamato l’attenzione sulla migrazione come «motore dello sviluppo» e strumento per rafforzare il welfare e l’economia nazionale.
La regolarizzazione non riguarda solo gli adulti senza documenti, ma include anche i figli minorenni eventualmente presenti con loro, favorendo così l’integrazione di intere famiglie. Le domande potranno essere presentate tra aprile e giugno 2026, e il governo ha promesso tempi rapidi di istruttoria, con possibilità di una prima autorizzazione alla residenza e al lavoro entro tre mesi dalla domanda.
Nonostante i toni trionfalistici del governo, la misura ha suscitato forti critiche da parte delle forze politiche di centro-destra e dell’estrema destra. Il leader del Partito Popolare (PP), Alberto Núñez Feijóo, ha accusato l’esecutivo di usare la regolarizzazione per distrarre l’opinione pubblica da altre crisi, come il recente incidente ferroviario che ha causato decine di vittime. Feijóo ha definito la misura come un incentivo all’immigrazione irregolare e un peso per i servizi pubblici.
Il partito di estrema destra Vox è andato oltre, parlando di «invasione» e chiede esplicitamente deportazioni di massa o ciò che chiama «remigrazione». Secondo Vox, il decreto rappresenterebbe una minaccia alla sicurezza e all’identità nazionale.
Storicamente, la Spagna non è nuova a processi di regolarizzazione: dal ritorno alla democrazia negli anni Settanta sono stati avviati più di nove programmi di regolarizzazione, alcuni dei quali promossi proprio dai governi del PP. Tuttavia, questa nuova iniziativa è considerata tra le più ampie e rapide in termini di impatto numerico e di portata sociale.
Organizzazioni internazionali come la Platform for International Cooperation on Undocumented Migrants (Picum) e gruppi cattolici e di solidarietà sociale in Spagna hanno accolto con favore la decisione, definendola un esempio da seguire, soprattutto in un contesto internazionale segnato da politiche migratorie sempre più restrittive e da un aumento della criminalizzazione delle persone migranti.
In conclusione, la regolarizzazione di massa in Spagna rappresenta un tentativo coraggioso – e per certi versi controverso – di ripensare la gestione delle migrazioni in Europa, con obiettivi dichiarati di inclusione e sostenibilità economica. Resta da vedere come questa politica influenzerà non solo la realtà spagnola, ma anche il dibattito migratorio più ampio nel Vecchio Continente nei prossimi anni.
Nella foto il Premier spagnolo
