Politica

Terrorismo: Rizzi (Dis), sentimento antiebraico elemento dominante

 

Il sentimento antiebraico è l’elemento dominante” della minaccia terroristica di tipo jihadista: “gli attentati a Bondi Beach in Australia e a Berlino coincidono con festività ebraiche”. Così il Direttore generale del Dis, Vittorio Rizzi, intervenendo alla presentazione della Relazione annuale sulla politica dell’informazione per la sicurezza.

 

Radicalizzazione giovanile crescente

 

C’è una “radicalizzazione giovanile sempre più crescente dove quello che prevale non è la matrice ideologica ma la fascinazione verso la violenza. Fascinazione che si coglie soprattutto nelle comunità digitali e che spesso nasce da fragilità. Nel triennio 2023-2025 c’è stato un incremento di oltre 285% delle operazioni di polizia giudiziaria con il coinvolgimento di minori, 4 operazioni su 10 hanno visto il coivolgimento di minori e le modalità di reclutamento avvengono con dinamiche ludiche in queste comunità digitali”, ha spiegato ancora Rizzi.

 

AI: Rizzi (Dis), tre scenari proposti se Russia attaccasse Nato nel 2035

 

“Abbiamo chiesto all’Ia, come farebbe un cittadino comune, che scenari avremmo se la Russia attaccasse la Nato nel 2035. Lo abbiamo fatto coi nostri analisti, quindi con conoscenze diverse. Gli scenari proposti sono stati tre: intervento ibrido su Narva, blitz nel corridoio Suwalki, operazione marittima contro la Norvegia”.

 

 

Servizi: Guerini (Copasir), contesto geopolitico e tecnologico impongono strategia nazionale

 

“L’attività del Comitato nel corso dell’anno si è sviluppata attorno ai temi richiamati nella Relazione. Tengo a sottolineare che il lavoro per la sicurezza viene svolto con grande competenza e capacità, nell’interesse dei nostri cittadini. Operiamo all’interno di un’architettura chiara e definita, che ha dimostrato la sua validità: un impianto che sovrintende direttamente alle agenzie di intelligence e che si articola in un sistema di controlli e garanzie, sia interne sia esterne. Credo che siano due gli elementi fondamentali con cui dobbiamo confrontarci. Il primo è il contesto geopolitico, evidente a tutti, che incide anche sul quadrante esterno e su ambiti rilevanti per l’interesse nazionale, a partire dal profilo energetico. Il secondo è la dimensione tecnologica, che ci pone di fronte a nuove sfide, dalla guerra cognitiva alla guerra cyber fino all’utilizzo delle grandi piattaforme digitali. Per questo c’è ancora molto lavoro da fare per contrastare minacce come le fake news. È fondamentale il percorso avviato per inquadrare questi temi in una cornice normativa, così da definire una vera strategia di sicurezza nazionale”.

 

Servizi: Mantovano, serve salto culturale contro minacce ibride

 

“Un giorno un allievo di Confucio gli si avvicinò e gli disse: ‘Maestro, se volessi esprimere un desiderio senza limiti, quale sarebbe?’. Confucio rispose: ‘Rimetterei a posto le parole’. Ecco, sicurezza è quella condizione che permette di non preoccuparsi dei pericoli. Sine cura. Per questo è affidata allo Stato e non gestita dai privati”. Così il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, alla presentazione della Relazione annuale sulla politica dell’informazione per la sicurezza, a Montecitorio. “La sfida del 2026 è rendere ancora più adeguate le nostre capacità di difesa di fronte a crisi sempre più sfaccettate. In questi anni di governo è stata dedicata particolare attenzione ai sistemi di intelligence, per rafforzarne progressivamente il peso e le capacità operative. Un attacco cyber su larga scala non compromette soltanto un sistema informatico, ma può rendere indisponibile una quantità considerevole di servizi vitali per la popolazione. Non è una minaccia affrontabile da una singola amministrazione. La governance per rispondere a questi problemi è ancora troppo frammentata e stiamo lavorando per superare modelli anacronistici, così da fronteggiare efficacemente minacce ibride. È necessario un salto culturale. Troppo spesso si ricorre ancora all’espressione ‘servizi segreti’: una locuzione da archiviare definitivamente, perché squalifica l’impegno delle nostre agenzie. I nostri sono servizi di intelligence, non segreti. Per le nostre agenzie la segretezza è un mezzo, non la missione. La missione è mettere a disposizione informazioni e analisi necessarie ad assumere le decisioni pubbliche più delicate. Riappropriarsi del senso delle parole è un atto di responsabilità che dobbiamo compiere”, ha concluso.

Red

Nella foto la Sinagoga di Roma dove sono state rafforzate le misure di sicurezza

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