Il segretario alla Guerra degli Stati uniti Pete Hegseth ha annunciato sul social X il lancio dell’operazione Southern Spear, un’iniziativa militare volta a colpire quelli che definisce “narco-terroristi” nel continente americano, in attuazione di una direttiva del presidente Donald Trump. Ma immediata arriva la replica dal Venezuela. Il presidente del Parlamento del Venezuela, Jorge Rodríguez, ha parlato di “conseguenze incalcolabili” per un’eventuale guerra nei Caraibi, denunciando la minaccia rappresentata dal dispiegamento militare ordinato dal presidente statunitense Donald Trump. “Non vale la pena il dolore che comporterebbe un conflitto per tutti i Paesi del continente, compresi gli Stati Uniti”, ha dichiarato Rodríguez alla televisione statale Vtv. Il presidente del Parlamento venezuelano ha accusato Washington di perseguire “la forma massima di aggressione” per promuovere un cambio di regime a Caracas, sostenendo che l’obiettivo reale dell’operazione navale anti-narcos è destabilizzare un governo “legittimamente costituito”. Il ministro degli Esteri chavista Yván Gil ha ribadito poi che Caracas “non ha alcuna controversia con gli Stati Uniti”, ma sarebbe “minacciata unilateralmente da un Paese che usa la sua capacità di generare morte e distruzione”. Secondo Gil, il dispiegamento militare di Washington equivale a “un tentativo di invasione” e viola il diritto internazionale. Anche la Russia cerca di frenare la voglia di eliminare Maduro da Parte di Trump. Mosca auspica Washington non intraprenda azioni che provochino una “destabilizzazione” della situazione nei Caraibi e in Venezuela. “Speriamo che non vengano intraprese azioni che possano portare a una destabilizzazione della situazione” e “che tutto avvenga in conformità con il diritto internazionale”, ha detto il portavoce, Dmitry Peskov. “Il diritto internazionale ora si trova in uno stato pietoso in molte parti del mondo”, ha aggiunto.
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