Anche dopo aver vinto le elezioni presidenziali negli Stati Uniti e prima di assumere ufficialmente la carica presidenziale , Donald Trump aveva ripetutamente affermato che sarebbe stato più facile risolvere il problema del conflitto militare in Medio Oriente piuttosto che in Ucraina.
Di qui la pensata di reinsediare milioni di residenti della Striscia di Gaza nei paesi vicini, Egitto e Giordania i prescelti. Allo stesso tempo, il Primo Ministro dell’Autorità Nazionale Palestinese Mohammad Mustafa, pur parlando positivamente dei primi contatti con i rappresentanti della nuova amministrazione della Casa Bianca, si oppone anche al solo reinsediamento temporaneo in Giordania e Egitto di oltre due milioni di residenti della Striscia di Gaza, anche mentre sarà la ricostruzione della Striscia devastata.
Anche Il movimento palestinese Hamas ha definito l’idea di Trump del tutto irrealistica e si è categoricamente opposto all’ideona trumpiana, con il rischio di polverizzare una tregua con Israele già di pers e fragile.
Tuttavia, Trump, noto per la sua ostinazione a raggiungere i suoi obiettivi dichiarati, insiste sul suo piano di reinsediamento re lo spiega con il fatto che nella Striscia di Gaza non è rimasto più un solo edificio abitabile e che prima di poter iniziare i lavori di ripristino è necessario demolire le rovine. Già si delineano così grandi affari per le società multinazionali (possibilmente americane) e il loro indotto.
Il presidente degli Stati Uniti ha già discusso la questione con il re di Giordania Abdullah II e intende riproporla durante le conversazioni telefoniche previste con il presidente egiziano Abdel Fattah el-Sisi.
Ieri giovedì 29 gennaio, Trump ha dichiarato che Egitto e Giordania avrebbero accettato i rifugiati provenienti da Gaza, nonostante le dichiarazioni ufficiali dei due paesi arabi che hanno respinto il suo piano di reinsediare i palestinesi dall’enclave che secondo Trump sarebbero 1,5 milioni di palestinesi da reinsediare fuori dalla Striscia. Così adotta la classica soluzione dele “bastone e della carota” affermando “Facciamo molto per loro (Egitto e Giordania), e loro lo faranno (accettare i rifugiati palestinesi)” . Peraltro tipica posizione USA nel risolvere i problemi scaricandoli sugli altri.
I Nel frattempo il ministro degli esteri giordano affermava che il Regno si oppone allo sfratto forzato dei palestinesi dalla Striscia di Gaza e il Ministero degli Esteri egiziano ha definito inaccettabile la violazione dei diritti del popolo palestinese, compreso il diritto alla terra, indipendentemente dal fatto che tale misura sia temporanea o permanente.
A loro volta, il presidente egiziano Abdel Fattah el-Sisi e il re di Giordania Abdullah II si sono espressi contro qualsiasi spostamento forzato dei residenti di Gaza a seguito della guerra tra Hamas e Israele. A parte la particolare propensione del Presidente degli Stati Uniti per le deportazioni anche in casa propria, va ricordato che l’esodo dei palestinesi dopo le successive guerre arabo israeliane è iniziato nel 1948 .
Durante quel conflitto, più di 700.000 arabi palestinesi abbandonarono città e villaggi o ne furono espulsi, e, successivamente, si videro rifiutare da Israele ogni loro diritto al ritorno nelle proprie terre, sia durante sia al termine della guerra.
Attualmente I rifugiati palestinesi e i loro discendenti registrati dall’ UNRWA (Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione dei profughi palestinesi nel vicino oriente) erano fino a pochia anni fa oltre 5 milioni, distribuiti in Giordania, Cisgiordania (o territori palestinesi “poco” autonomi ) Siria e Libano e anche nella Striscia di Gaza, destinati questi ultimi a peregrinare eternamente se le follie di Trump avessero seguito.
Molti di questi risiedono ancora in campi profughi in condizioni precarie e solo in Giordania sono ancora 2 milioni che vivono nei campi ufficiali o sparsi nel Paese.
Attualmente 11 nazioni fra le quali l’Italia hanno sospeso i finanziamenti all’Unrwa a seguito delle accuse mosse da Israele, secondo cui alcuni membri dell’agenzia sarebbero stati coinvolti nell’attacco di Hamas del 7 ottobre scorso. Comunque , scusare l’ironia, via i Palestinesi dalla Striscia di Gaza, via anche l’ UNRWA e così il problema è risolto.
GiElle
