di Giuliano Longo
Partiamo da un fatto, se volete marginale, ma che in America conta molto quando arrivano le bare dei suoi ragazzi.
Mercoledì il segretario generale della NATO, l’olandese Mark Rutte ha annunciato che quattro soldati statunitensi sono morti in Lituania nel corso di un’esercitazione militare, anche se i dettagli dell’incidente restano poco chiari.
Un funzionario statunitense, parlando all’Associated Press in condizione di anonimato, ha confermato che i soldati sono rimasti coinvolti in un incidente durante l’addestramento, ma ha rifiutato di fornire informazioni su quanto accaduto. Durante la visita a Varsavia, Rutte ha espresso le sue condoglianze, affermando che i suoi pensieri sono rivolti alle famiglie dei soldati e agli Stati
Ovviamente la pietosa solidarietà dell’Olandese non è mai così solerte per le centinaia di migliaia di morti in Ucraina da entrambe le parti, ma comunque è un segnale delle preoccupazioni dei vertici NATO delle scelte di Trump sul futuro dell’Allenza, mentre in Europa vanno diffondendosi i timori per un possibile disimpegno statunitense dalla Alleanza.
Non così preoccupati risultano invece i “volenterosi” (de che?) che oggi si riuniscono a Parigi per decidere come sostenere Zelensky (già ricevuto ieri da Macron) per sostenere la causa ucraina, mentre Trump se ne va per i fatti suoi con Putin. Eppure è lui il “convitato di pietra” che potrebbe decidere le sorti della Alleanza Atlantica .
Nei giorni scorsi Newsweek ha consultato esperti e diplomatici sul problema deducendone che la Casa Bianca avrebbe a sua disposizione molte opzioni per indebolire la NATO anche senza uscirne. Il che comunque appare notevolmente improbabile soprattutto per gli interessi geopolitici americani.
Tuttavia il ventaglio di scelte pissibili potrebbe decretare di fatto la fine della NATO senza un ritiro formale, ma anche solo togliendole quella fiducia che sostiene l’esistenza stessa dell’alleanza. E per molti questo processo è già iniziato.
Sotto il profilo formale g per uscire dalla NATO, Trump dovrebbe dare il preavviso di un anno, secondo l’articolo 13 dell’Alleanza. A dimostrazione della cessata fiducia nell’impegno incrollabile degli USA, la notifica dovrebbe essere consegnata al governo degli USA, e Washington informando gli altri Stati aderenti della mossa. .
Inoltre Trump dovrebbe inoltre consultare e poi informare la Commissione per le relazioni estere del Senato e la Commissione per gli affari esteri della Camera, come rilevano alcuni funzionari NATO di alto livello.
Senza contare che alla fine del 2023 il Congresso ha approvato una legge che impedisce a qualsiasi presidente degli Stati Uniti di ritirare gli Stati Uniti dalla NATO senza l’approvazione dei due terzi del Senato, misura che successivamente successiva è stata inclusa nel National Defense Authorization Act per l’anno fiscale 2024, firmato dall’ex Presidente Joe Biden.
Ma anziché intraprendere questa strada, Trump potrebbe anche seguire altre vie che di fatto dividerebbero l’alleanza senza dover passare attraverso le formalità drammatiche di un ritiro vero e prorio. .
Un processo informale che sarebbe ancora più semplice se i
i paesi della NATO dubitassero dell’impegno americano nei confronti dell’articolo 5 che prevede l’intervento militare nel caso uno degli Stati aderenti venisse aggredito. In sostanza si tratterebbe di un problema di fiducia al centro della relazione fra gli alleati, che ha già iniziato a erodersi.
Tanto per non farsi mancare nulla, il mese scorso il mese scorso Zelensky ha dichiarato ai leader europei che “non possono escludere la possibilità che l’America possa dire di no all’Europa su una questione che la minaccia“.
Le figure europee di spicco nella NATO hanno tentato di minimizzare le loro preoccupazioni. Parlando a un summit dei leader europei a Londra all’inizio di questo mese, cui non hanno partecipato gli Stati Uniti, Mark Rutte ha detto che Trump era “totalmente impegnato con l’articolo 5, con la NATO”, assumendo poi ha poi assunto un tono amichevole in una visita alla Casa Bianca del 13 marzo al “caro Donald” .
Tuttavia Trump potrebbe anche sostenere pubblicamente che gli Stati Uniti difenderebbero solo gli stati alleati che spendono per la difesa una cifra che l’amministrazione ritiene sufficiente, soprattutto dopo aver dichiarato pubblicamente che gli Stati Uniti non avrebbero difeso gli stati dell’Alleanza che “non pagano” la loro giusta quota. “Se non pagano, non li difenderò“, ha detto Trump in recenti dichiarazioni dall’Ufficio Ovale.
Gli stati NATO dovrebbero dedicare il 2% del loro PIL alle spese militari che la maggior parte dei Paesi aderenti ha raggiunto e in alcuni casi superato, ma lo stesso Rutte aveva tempo fa proposto un aumento sino al 5%, o giù di lì, che aiuterebbe il piano di riarmo Van der Leyen evitando un indebitamento eccessivo dei Paesi Europei più esposti e un aggravio sull’inevitabile debito europeo per gli 800 miliardi previsti per il riarmo. .
Ovviamente Trump ha già alzato la posta chiedendo ai membri della NATO di raggiungere ora il 5% mentre gli stessi europei già riconoscono che la spesa deve aumentare ben oltre il 2%, obiettivo che se non venisse rapidamente raggiunto, giustificherebbe le scelte più radicali di Washington.
Un’altra opzione è che Trump potrebbe revocare la imponente presenza militare degli Stati Uniti in Europa , scelta che traspare già nelle sue dichiarazioni pubbliche quando afferma che gli Stati Uniti stanno rifocalizzando la loro attenzione sulla Cina, scelta che preoccupa gli alleati storici prorio mentre è in corso il “disgelo” con la Russia.
Se così fosse, anche in barba ai “volenterosi”, significherebbe dislocare decine di migliaia di militari USA in gran parte concentrati nell’Europa centrale, pur mantenendo la copertura sull’Europa dell’ombrello nucleare e la presenza navale statunitense .
Attualmente Si ritiene che gli Stati Uniti abbiano circa 100 bombe nucleari tattiche dispiegate in cinque paesi europei della NATO, tra cui Germania e Belgio e gli aerei d’attacco europei sono in grado dir trasportare queste bombe.
Mantenere questa presenza nucleare e navale, mentre si ritirano le forze di terra, potrebbe essere un modo per gli americani di costringere l’Europa a farsi carico della propria difesa via terra.
Martedì scorso la NBC News ha rivelato un documento del Pentagono secondo il quale l’amministrazione Trump sta valutando la possibilità di rinunciare al ruolo di Comandante supremo della NATO in Europa. La cessione di questo ruolo, noto come SACEUR “,sarebbe vista dalle cancellerie europee come un segnale di allontanamento dall’Alleanza.
In ogni caso sembra probabile che gli USA ridurranno la loro presenza militare in Europa e potrebbero mantenervi basi e personale solo per proiettare la loro potenza in Medio Oriente e mantenere sistemi di allerta precoce missilistica non solo contro la Russia, ma anche contro l’Iran nel caso riesaca a dotarsi del nucleare.
La probabilità di un sostanziale disimpegno degli Stati Uniti, o addirittura di un abbandono dell’Europa di fronte alla Russia, secondo molti analisti, è ormai sufficientemente probabile e nessun governo europeo responsabile può preparare piani di difesa che presuppongono il disimpegno degli Stati Uniti. Soprattutto se gli USA sospendessero la loro partecipazione alle esercitazioni NATO, come quella imponente del mese scorso dove le truppe statunitensi non erano presenti.
Un altro segnale è venuto da Trump quando ha deciso di interrompere temporaneamente gli aiuti militari a Zelensky tagliando a Kiev l’accesso all’intelligence USA, che intrattengono una serie diversificata di relazioni di intelligence con molti paesi europei e con la NATO, una condivisione che si basa sulla reciproca fiducia.
Infatti gli Stati Uniti fanno parte anche della rete di condivisione di intelligence a cinque nazioni soprannominata Five Eyes, composta anche da Canada, Regno Unito, Australia e Nuova Zelanda. Tre dei suoi membri sono nella NATO e già ci sono già segnali di come l’Alleanza potrebbe essere compromessa.
Infine, ultima opzione (last but not least) I funzionari statunitensi potrebbero anche smettere di partecipare a certi incontri della NATO, in particolare quelli focalizzati sull’impegno di forze o sul sostegno all’Europa in un dato scenario e anche questo rappresenterebbe un segnale forte del loro disimpegno.
Già mercoledì la Reuters ha riferito che numerose agenzie per la sicurezza nazionale hanno smesso di collaborare con gli alleati europei nei gruppi di lavoro istituiti durante l’ amministrazione Biden per individuare e contrastare i sabotaggi russi e i loro attacchi nella zona grigia.
Rebus sic stantibus la posizione di non sbattere contro il muro di Trump ma di avviarci colloqui non solo in merito ai dazi ma anche sulle strategie militari, appare la più sensata.
Pertanto anche se non siamo sui fan, “Chapeau” alle cautele di Giorgia Meloni ,che saranno anche tattiche, ma sicuramente più realistiche di quelle dei “volenterosi” Macron e Starmer, i quali addirittura pretendono di proteggerci con il loro limitato arsenale nucleare.
Queste le opzioni, ma resta solo un ultimo punto interrogativo insoluto. Quanto può piacere a The Donal e agli stati Uniti il riarmo tedesco?
Un primo warning è venuto ieri da super Mario (Draghi) il quale teme che in Europa finisca di riarmarsi solo la Germania che ne ha le possibilità industriali e soprattutto finanziarie.
aggiornamento la deriva di Trump ore 11.22
