La guerra di Putin

Ucraina, gli USA  sospendono gli aiuti militari a Kiev perché tutto è già stato consegnato

di Giuliano Longo

Le scorte del Pentagono si vanno assottigliando a causa di anni di sostegno all’Ucraina, di operazioni in Medio Oriente, di lotta contro gli Houthi nello Yemen e di protezione di Israele dall’Iran..

Una notizia sensazionale (a prima vista) che ha già suscitato lo sdegno di tutti i quotidiani mainstream.  Come pubblicato  già ieri da ORE12 ) la decisione sarebbe stata presa dal Segretario alla Difesa Pete Hegseth, come  sostiene l’emittente televisiva NBC News.

Forse la Casa Bianca ha tenuto conto delle posizioni del Cremlino secondo le quali  prima di dichiarare una tregua e un cessate il fuoco, è necessario interrompere i canali di rifornimento di armi americane (ed europee, canadesi e sudcoreane) all’Ucraina.

Ma anche se da Mosca si dichiara che tale misura porterà alla fine del conflitto  e Zelensky è caduto già in depressione, è molto più probabile che la decisione della Casa Bianca dipenda anche (ma non solo)   dallo stato delle scorte militari statunitensi.

Una ipotesi indirettamente confermata dalla portavoce della Casa Bianca, Anna Kelly quando afferma “Questa decisione è stata presa nell’interesse degli Stati Uniti stessi, dopo aver analizzato l’assistenza ad altri Paesi”.

Ma anche in una logica così apparentemente ferrea, c’è un punto debole: il Pentagono rifornisce regolarmente i suoi arsenali con tutte le attrezzature e le munizioni necessarie ad alleati e partner che il gigantesco complesso militare-industriale statunitense non ha mai smesso di produrre.

Anzi, ha aumentato i suoi volumi di produzione rassicurando già con Biden lo stesso Zelensky.

C’è anche un altro elemento che va tenuto presente: una sospensione non significa l’arresto completo. Inoltre, secondo fonti del Pentagono e del Congresso, la “sospensione” delle consegne potrebbe essere congelata a tempo indeterminato, almeno fino al completamento della revisione delle scorte di armi.

A ben vedere tale congelamento non significa che le forniture non potrebbero riprendere se Trump lo decidesse.

Sino a qualche settimana  fa l’opinione diffusa fra gli esperti era che le misure di sostegno di Joe Biden approvate last minute pochi mesi prima della scadenza del suo mandato, unite al supporto dell’Occidente e soprattutto di alcuni Paesi europei ( rigorosamente in ordine alfabetico, Francia, Germania e Regno Unito) avrebbero consentito a Kiev di reggere il conflitto almeno sino a fine anno.

Mentre gli stessi esperti valutavano che Mosca era in grado di resistere fino alla fine del 2026.

Per capire meglio diamo ora un’occhiata all’elenco delle armi la cui consegna è stata sospesa.

Un elenco impressionante che comprende  decine di intercettori missilistici Patriot, migliaia di proiettili da 155 mm per obici M-777, oltre 100 missili Hellfire, oltre 250 sistemi missilistici GMLRS ad alta precisione, decine di sistemi di difesa aerea portatili Stinger, diverse centinaia di lanciagranate e missili  AIM  aria-aria a medio e lungo raggio.

Secondo lo stesso canale NBC News, non si tratta di forniture volute effettivamente  da Trump e dal Pentagono, ma di armi approvate molto tempo fa nell’ambito del programma presidenziale di aiuti di emergenza per l’Ucraina, durante l’amministrazione Biden.

La verità ( o il trucco?)  è che l’attuazione di questo programma sta giungendo al termine, mentre Trump e suoi hanno deciso di trarre profitto politico da questa scadenza.

In pratica demolendo le politiche “fallimentari” del vecchio Joe, mostrando a Mosca e al Mondo le volontà di pace della Casa Bianca e nello stesso tempo, in qualche misura, prendendo le distanze dagli aiuti a Kiev che cominciano a pesare sui contribuenti americani con ben pochi vantaggi.

Se non quel business della ricostruzione e delle “terre rare” che Trump si è già messo in tasca  come rimborso spese e per il quale l’Europa potrebbe continuare a svolgere il suo consueto ruolo ancillare.

Che è poi la posizione sostenuta dalla destra americana (i MAGA) di cui è espressione Vance, vice di Trump. Senza contare che Inoltre  secondo l’intelligence russa, la maggior parte di queste armi  è già stata consegnata all’Ucraina e certamente Zelensky non si scapicollerà per restituirle.

Nonostante la propaganda del Cremlino questo non significa che il conflitto terminerà a breve, anzi.

Ma sicuramente metterà alla prova le intenzioni della NATO e di quei Paesi europei che prima vogliono un cessate il fuoco, per poi eventualmente discutere di pace. Giusto il tempo di lasciare a Kiev e al suo esercito la possibilità di riprendere fiato.

Non è un caso che dopo tre anni, il battagliero Macron abbia preso il telefon o per chiamare Putin, anche se in verità i rapporti segreti con il Cremlino con l’Occidente non si sono mai interrotti, come quelli fra intelligence russa e americana.

Ma c’è anche un altro aspetto di questa “svolta” americana che riguarda proprio Putin, perché il disimpegno degli Stati Uniti, almeno temporaneo, gi offre la possibilità di trattare con Zelensky su posizioni vantaggiose.

Tanto più che le le lamentele di Volodia non alimentano certo la fiducia dell’opinione pubblica e dell’esercito ucraini sulla possibilità, se non di una vittoria, almeno quella di una trattativa da pari a pari con Vlad e in nome di tutto l’Occidente ”democratico”.

Insomma, una occasione anche per Putin.

Non tanto di riprendersi quel consenso internazionale che ha perso – in Medio Oriente con la fuga a Mosca di Assad, con lo scarso sostegno all’Iran, nel Caucaso con l’Armenia e in Asia Centrale dove Cina e Turchia premono –  quanto nei confronti della  sua opinione pubblica interna non così monolitica come si pensa in Occidente.

Una opinione pubblica sostanzialmente indifferente al conflitto finchè i suoi consumi mantengono una certa decenza e non si esalta certo per una nuova “grande guerra patriottica” del secondo conflitto mondiale, che la propaganda del Cremlino tenta di riesumare.

Un 25% di territorio ucraino già di fatto occupato potrebbe quindi bastare ( con qualche accorgimento) per far cantare vittoria a Putin, ma soprattutto potrebbe consentirgli di ri-equilibrare i rapporti economici con l’Occidente e soprattutto con Trump che gli affari li sa fare.

Paradossalmente lo stesso odiato Zelensky potrebbe sopravvivere politicamente forte della sua immagine di “nobile difensore dell’Occidente”, entrando rapidamente nella UE (a spese nostre), anche se non nella NATO che con Trump ha già i suoi grattacapo.

In conclusione né vinti né vincitori?

Forse. Semmai chi ne escono sconfitte quelle elites europee che si apprestano a riarmarsi in vista del prossimo, quanto improbabile, scontro diretto con la Russia….che senza gli Stati Uniti è pura velleità.

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