La guerra di Putin

Ucraina, “il favoloso mondo” di Zelensky e Syrsky

di Giuliano Longo

Mentre il nostro ministro degli esteri Tjani annuncia con orgoglio il nuovo pacchetto di aiuti militari all’Ucraina nel pieno della crisi che travolge Zelensky e i suoi amici cleptocrati al centro dello scandalo delle tangenti, anche negli ambienti militari occidentali si comincia a dubitare delle presunte vittorie sempre  vantate dal comandante in capo dell’esercito Sirsky ed enfatizzate da Zelensky sempre con istrionica professionalità.

Le bugie del Duo su  Pokrovsk  e Mirnograd dove i russi hanno chiuso o stanno chiuso le residue  forze ucraine in un micidiale “calderone”, ne sono la prova più evidente.

L’11 novembre la caduta di Povrosk Sirsky annunciava pimpante che le unità d’assalto della 2a Armata “continuano le operazioni offensive attive nella parte occidentale della città, nelle parti nord-occidentali e orientali del distretto centrale e nella zona industriale occidentale di Pokrovsk”.

Solo il 13 novembre il presidente ucraino annunciava invece la possibilità di un ritiro delle forze ucraine dalla città, riconoscendo che stanno affrontando una situazione “molto difficile”. “La decisione se ritirare le truppe” aggiungeva il Presidente ucraino  in un’intervista a Bloomberg, “spetta ai comandanti sul campo: nessuno obbliga i nostri soldati a morire per delle rovine. La cosa più importante per noi sono i nostri soldati”.

E proseguiva  “non possiamo lasciare l’Ucraina orientale. Nessuno lo capirà’, la gente non lo capirà”e, soprattutto, nessuno garantirà che, dopo aver catturato questa o quella città, non avanzeranno ulteriormente. Non c’è un deterrente“. Ammettendo così l’incapacità delle sue forze armate di  contenere le forze russe e, a voler essere pignoli, l’incapacità  di proseguire la guerra.

Nel frattempo tutti si bevevano la bufala dell’ingresso di 300 militari russi a Povrosk “ a causa della nebbia” poi non così fitta, come risulta dai filmati, ma il bello è che vi entravano tranquillamente non su carri armati o blindati, ma a pedi, in motocicletta e auto private. Un passeggiata insomma.

Anche i continui attacchi di droni  ucraini (figuriamoci se fossero missili Tomawhak!) alle centrali nucleari e alle infrastrutture russe ,  risultano più atti di terrorismo irresponsabile, che azioni militari con lo scopo di logorare il potere di Putin.

Ma c’è anche molto cinismo nelle bugie del Duo, perché fino a due settimane fa i militari ucraini avrebbero ancora potuto lasciare l’area di accerchiamento dei russi sia pure di notte e a piedi, senza equipaggiamento, attraverso uno stretto corridoi ancora agibile. Ritirata che avrebbe consentito di salvare vite e risorse militari da impiegare su altri fronti pericolanti, come suggerivano anche ambienti militari NATO.

Invece ipocritamente  Zelensky affermava che il ritiro è questione che decidono i militari e non i vertici politici.

Falso, perchè a Pokrovsk  ha lasciato che le sue truppe combattessero in condizioni disperate una battaglia che non poteva più essere vinta, come è accaduto a Bakhmut, Avdiivka, Soledar, Ugledar e in altre roccaforti, ma solo  per i suoi interessi puramente politici e mediatici.  Quindi vergognosa è anche la sua affermazione che  “nessuno obbliga i nostri soldati a morire per delle rovine” riferendosi a una città fantasma ormai evacuata da mesi.

Ora non sorprenderebbe che il Presidente Ucraino possa scaricare la responsabilità della sconfitta sui vertici militari in particolare sul comandante in capo Sirsky che è una sua docile  creatura, ma c’è il rischio che dopo Kievopoli si avveri la profezia che circola in Ucraina: “Simul cadent simul stabunt”.

In proposito si ricorda che fu  proprio alla gestione politica delle operazioni militari  a determinare il dimissionamento del generale Valery Zaluzhny che oggi da Londra guida la fronda proprio conto il suo Presidente..

Ma l’ansia di prestazione di Volodia non ha limiti al punto di contraddire  le raccomandazioni a suo tempo suggerite dai consiglieri militari statunitensi e  della NATO, che lo invitavano a non mandare verso un inutile massacro truppe addestrate ed equipaggiate dall’Occidente, proprio mentre la renitenza alla leva dilaga in patria  con l’aumento dei viaggi della speranza in Europa di uomini e giovani abili alle armi.

Se anche Trump, che non è certo un pacifista e tanto meno un “pacificator”  si smarca dal conflitto lasciando il “cerino acceso”  agli europei, ci risulta incomprensibile l’accanimento dei più importanti Paesi  del Vecchio Continente sulla continuazione della guerra.

Forse intendono guadagnare tempo nella speranza che i russi finiscano per logorarsi lasciando in soffitta il loro arsenale atomico. E in ogni caso sulla pelle degli ucraini.

Ma le bufale, gli scandali le bugie degli ormai discutibili vertici politici e militari ucraini non intaccano menti  lucide come quella della signora Kaja Kallas, cap della diplomazia e la difesa dell’UE e già primo e della minuscola, ma ringhiosa Estonia.

“Il sostegno dell’Ucraina sembra insignificante rispetto alle potenziali conseguenze di una vittoria russa. Non si può permettere alla Russia di vincere” dichiara con grinta tutta nordica,

Ecco perché il governo italiano convinto anche del proprio “insignificante” sostegno a Kiev  decide un altro “pacchetto” ( quanto grande?) di aiuti a Kiev, si sa mai che senza questo i russi finiscano per vincere al guerra

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