La guerra di Putin

Ucraina, il gioco delle parti sulla pelle dei popoli

 

di Giuliano Longo

Come in ogni tragedia che si rispetti il gioco delle parti, delle maschere che occultano il volto dei personaggi, è chiaro. Il coro greco è rappresentato dai lamenti, dalla propaganda e dagli entusiasmi  dell’una e l’altra parte alimentati da  Russia e Occidente a trazione Usa.

Ma come ogni guerra la verità non esiste se non quella degli umani sacrificati come carne da cannone o per le popolazioni ucraine e del Donbas vessate non in nome di una superata ideologia (Capitalismo/Comunismo), ma sulla base di realtà ed interessi geopolitici ed economiche che, tanto per ricordarlo visto che la memoria dei popoli è labile,  hanno portato ai milioni di morti nelle due guerre mondiali dove i buoni, e i nazi cattivissimi lo erano, hanno sempre torto quando vincono.

Oggi mentre la gente muore in trincea, sotto i cingolati, i missili, al freddo o nella emigrazione forzata, la guerra dei media dilatata dai social (ignoranti e irresponsabili) è la grande novità del conflitto ucraino, dove veline, news, corrispondenze giornalistiche fioccano sui nostri cervelli rigorosamente controllate e indirizzate dagli apparati di potere, agenzie di intelligence nella logica di demolire l’avversario prima ancora nelle coscienze che nei fatti.

Gioco delle parti che nonostante le timide dichiarazioni della Merkel di un conflitto minuziosamente preparato da Maidan, ha mostrato il fallimento dell’Operazione Speciale di Putin che mirava all’abbattimento di un governo filo occidentale, atlantico, Europeo nel cuore di un est asorbito senza tanti complimenti dopo la caduta dell’impero sovietico.

E allora tanto tuonò che piovve con una guerra che nella repubbliche autoproclamate del Donbas aveva già procurato 12mila morti in un conflitto che appariva territoriale, ma era solo l’anticamera di quanto sta accadendo.

Una prova di forza fra un rinascente e autoritario nazionalismo russo e le ambizioni di Washington già messa alle strette dalla competizione con la Cina, per ora fortunatamente solo geopolitica.

La potenza Usa ha ritenuto che per mantenere la propria egemonia globale, politica ed economica, fosse necessario spezzare l’anello debole del sistema internazionale rappresentato dalla Russia, armata sino ai denti sin dai tempi dell’URSS, ma economicamente fragile con un reddito procapite pari a un quinto di quello dell’Occidente e con un budget militare di un quarto rispetto a quello Usa.

Sistemata la faccenda in una Europa, politicamente inesistente nella sua frammentazione e vista con diffidenza anche prima di Trump, era disponibile alla bisogna la nuova e improbabile classe dirigente ucraina, alimentata da traffici internazionalmente accettati sotto banco, che offriva al popolo non solo la libertà già conquistata da tempo, ma benessere e felicità come nemmeno osano raccontare le miglia di immigrati ucraini in Europa spesso trattati come paria.

Che Putin di bolscevico non abbia nemmeno la punta delle scarpe è noto, ma c’era un vecchio conto da regolare, quando con la caduta dell’URSS l’impero sovietico fu svenduto non solo all’Occidente, ma a una pletora di boiardi arricchitisi dalla svendita dell’enorme patrimonio industriale e di materie prime della Russia, ovviamente oggi amici e sodali del nuovo Boris Godunuv.

Una forza oggi in mano di Putin che si ammanta di una improbabile ideologia dei “russi bianchi”, di “panslavismo” e di poco cristiana “fede Ortodossa” del Patriarcato di Mosca asservita al potere da secoli e addirittura con Stalin.

Roba vecchia per una Grande Russia che oggi ha un tenore di vita ed un sistema economico in qualche modo capitalista, d’altronde come la Cina.

L’America è convinta che in tempi medi la Russia verrà dissanguata da questo conflitto, come accadde per la guerra Fredda e Washington punta pertanto a un conflitto di media durata, incurante dei costi che proprio l’Europa va pagando, ma c’è una incognita.

Sino a che punto sarà possibile mettere alle corde l’Orso Russo senza un coinvolgimento diretto nel conflitto della Nato (come se oggi già no fosse tale)? E senza che qualche scarpone dei marines calchi il suolo ucraino creando un dissenso negli States che ormai caduti nelle varie guerre post 1945 ne vantano a migliaia?

E poi l’orso russo dispone di artigli atomici raffinati e globali paragonabili a quelli Usa e Cina.

Tutti ormai sono convinti, eccetto Washington, che il mondo stia virando verso una multipolarità di cui la Russia è economicamente e finanziariamente parte subalterna, ma la storia insegna (vedi prima e seconda guerra mondiale) che quando gli equilibri fra potenze mutano le classi dirigenti, tutte anche quelle più servili, puntano al conflitto tirando la corda sino al limite, che oggi è poi quello nucleare.

L’Ucraina, la sua ideologia come dicono al Cremlino “ucronazi”,  è solo una pedina che si è prestata al “grade gioco” con un elite di inetti e parvenu, ne vale il sostegno di baltici e Polnia che si sta armando oltre i denti, ma ingrassati grazie all’oro di Washington e dalle iniezioni di danaro Ue.

Se l’ucraina vuole entrare in questo sistema e soprattutto nell Nato ha due opzioni: vincere la guerra con il sostegno dell’Occidente o accodarsi a quegli ambienti dell’Occidente che mirano, se non alla pace,  quantomeno a un cessate  il fuoco.

Tutto il resto è noia mediatica, propaganda, manipolazione nutrita di sangue e sofferenze dove i potenti galleggiano e i popoli sprofondano.

aggiornamento la Guerra di Putin ore 14.33

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