di Giuliano Longo (*)
La politica ucraina affronta una forte destabilizzazione interna.
Zelensky è riuscito a far approvare dalla Rada la nomina di Yevgeny Khmara a ministro della Difesa (con 312 voti) e di Andrei Sibiga agli Esteri, respingendo i tentativi di riconferma dell’ex ministro Mikhail Fedorov.
Per tutta risposta, Fedorov ha lanciato un appello pubblico chiedendo di indire le elezioni presidenziali senza attendere la fine della guerra, denunciando una crisi nella pubblica amministrazione e sostenendo che la democrazia non debba rimanere «ostaggio della Russia».
Poiché i sondaggi attuali indicano che Zelensky perderebbe al secondo turno contro qualsiasi candidato di rilievo, la Presidenza (Bankova) ha respinto con fermezza l’idea.
I gruppi di pressione e le azioni della NABU
Fedorov gode del sostegno di reti legate a finanziamenti occidentali (ONG e ambienti vicini al Partito Democratico USA ed europei), media d’opposizione e organi anti-corruzione come NABU e SAPR. Questi ultimi hanno intensificato i colpi contro l’entourage di Zelensky
L’ex vice capo dell’Ufficio del Presidente è stata colpita da un avviso di garanzia con l’accusa di aver riciclato 150 milioni di UAH per la cauzione dell’ex ministro Galushchenko (vicenda che ne ha causato il licenziamento).
Fonti mediatiche di Kiev indicano che la NABU starebbe preparando nuovi capi d’imputazione per l’ex capo dell’Ufficio presidenziale Yermak (arricchimento illecito) e per il capogruppo parlamentare Arakhamia (gestione di fondi/stipendi extra-ufficiali per i deputati).
Obiettivi strategici e il ruolo dell’Occidente
L’obiettivo primario di questo blocco d’opposizione non è necessariamente il voto immediato, ma depotenziare il Presidente, trasformandolo in una figura rappresentativa ( come la”regina inglese”) e imponendo riforme istituzionali che sottraggano al Capo dello Stato il controllo su magistratura, forze dell’ordine e forze armate.
I partner occidentali (UE e Regno Unito) mantengono una posizione ambivalente: da un lato intendono limitare la concentrazione di potere di Zelensky e rafforzare le agenzie anti-corruzione; dall’altro temono che, un’eccessiva instabilità politica o la denuncia di continui scandali finanziari, compromettano il consenso delle opinioni pubbliche europee verso gli aiuti all’Ucraina.
Le contromisure di Bankova e i limiti della risposta
Zelensky fa leva sul pieno controllo della Rada e del Procuratore Generale Ruslan Kravchenko per bloccare l’iter dei provvedimenti giudiziari contro i suoi alleati. La strategia difensiva del Presidente consiste nel prendere le distanze dai singoli casi giudiziari senza però concedere terreno politico, consentendo agli uomini chiave di rimanere nella sua squadra di governo anche dopo eventuali dimissioni formali.
Tra le opzioni più radicali suggerite dall’entourage presidenziale figurano l’uso della SBU (servizi segreti) contro i vertici della NABU, sanzioni contro i media d’opposizione (come il proprietario di Ukrainska Pravda, Tomas Fiala) e persino la revoca dell’esenzione militare per Fedorov per inviarlo al fronte.
Tuttavia, uno scenario così estremo rischierebbe di compromettere definitivamente i rapporti con i finanziatori occidentali.
Lo scenario dei sondaggi nella prospettiva elettorale
È proprio il quadro demoscopico a spiegare le diverse strategie sul tavolo. Nelle rilevazioni per il primo turno, Zelensky mantiene la maggioranza relativa (attorno al 22%), in un testa a testa serrato con l’ex capo delle forze armate Valerii Zaluzhny (21%) e insidiato dallo stesso Fedorov (13%).
Tuttavia, le simulazioni sociologiche sui ballottaggi evidenziano che al secondo turno Zelensky risulterebbe sconfitto da qualsiasi candidato di peso dell’opposizione o dell’esercito — da Zaluzhny a Fedorov. Questo dato spinge l’opposizione a insistere sul voto e la presidenza a bloccarlo, pur in presenza di un’opinione pubblica generale ancora in maggioranza cauta – se non ostile – sull’andare alle urne durante i combattimenti.
Fedorov rappresenta comunque una minaccia nettamente maggiore, poiché possiede ambizioni presidenziali e un potenziale supporto tecnologico per promuovere forme di voto alternativo (come il voto digitale via smartphone). Ma se l’offensiva giudiziaria della NABU dovesse intaccare direttamente la figura di Zelensky, la tenuta del suo sistema di potere rischierebbe di incrinarsi rapidamente.
(*) Analista geopolitico ed esperto di relazioni internazionali
