Mentre dal fronte ucraino ogni giorno provengono notizie di folgoranti avanzate delle forze armate ucraine e smentite russe secondo le quali nessuna delle tre linee di difesa è stata sfondata, in Occidente e in Russia è un tripudio di analisi, commenti e previsioni dalle quali è difficile discernere il fumo della propaganda dall’arrosto della verità
Per fare il primo esempio citiamo le dichiarazioni del segretario dellaNato Stoltenberg (che per mestiere non è certo favorevole a una rapida soluzione del conflitto) il quale il 16 settembre in una intervista al media tedesco Funke ha detto che occorre ”prepararsi a una lunga guerra in Ucraina”. Aggiungendo, con incomparabile competenza storica, che “la maggior parte delle guerre durano più a lungo di quanto previsto quando iniziano”.
E tanto tranquillizzarci afferma ancora “Vogliamo tutti una pace rapida, ma allo stesso tempo dobbiamo riconoscere questo: se il presidente Zelensky e gli ucraini smetteranno di combattere, il loro Paese non esisterà più; se il presidente Vladimir Putin e la Russia depongono le armi, avremo la pace”.
L’ex consigliere senior del Pentagono, colonnello. Douglas Macgregor, ritiene invece che il conflitto potrebbe essere sul punto di entrare in una nuova fase a causa delle gravi perdite subite dalle forz di Kiev.
Ormai l’Ucraina, aggiunge è “alla disperata ricerca di manodopera (sic)…. costringendo a indossare uniformi anche a persone che non sono realmente in grado di combattere” e sta tentando di rimpatriare gli ucraini in età militare proveniente dall’estero. Quindi “penso che la guerra di terra ucraina, a tutti gli effetti, sia a un punto morto o forse addirittura finita”.
Oddio, finita per modo di dire perché Kiev potrebbe attaccare la Russia con armi a lungo raggio acquisite da sponsor occidentali, come i missili Storm Shadow e Taurus, come suggerito recente attacco ucraino a Sebastopoli e come da tempo sta avvenendo (vedi articolo Ore 12 del 16 settembre).
Cero, sarebbe di buon auspicio per l’Ucraina poiché convincerebbe convincere Mosca che il conflitto ucraino può essere risolto solo con mezzi militari.
Di conseguenza Joe Biden dovrebbe riflettere (a nche separe l’abbia già fatto) su quali altri armamenti“eccetto quella nucleare” possano fornire a Kiev u invece di tentare di negoziare una soluzione pacifica. Anzi i missili sul territorio russo convincerà Mosca “che devono attaccare e attaccare con decisione verso ovest”.
Poi tanto per non farci mancare nulla (mai na gioia), ci mette del suo la prestigiosa rivista americana News Week, che degli umori della Cassa Bianca e del Pentagono se ne intende e titola“Come l’Ucraina potrebbe riprendersi la Crimea dalla Russia”.
“Riconquistare la penisola sarà difficile, ma resta possibile”,ha afferma in una intervista il Dott. Scott Savitz, un ingegnere senior della RAND Corporation (noto e potente think tank Usa).
Infatti “data la posizione strategica della Crimea, molti di questi attacchi hanno preso di mira le linee di rifornimento di truppe e armi di Mosca utilizzate per l’invasione dell’Ucraina del 24 febbraio 2022”.
Illuminati prof Savitz, News Week compulsa anche Mr. Mark, professore della Schar School of Policy and Government della George Mason University, per il quale , anziché invadere direttamente la penisola, gli ucraini “potrebbero avere maggiori possibilità di successo tagliando l’accesso russo alla penisola prima di poter lanciare un’invasione” magari con diverse centinaia di migliaia di uomini in più disponibili per questa “soluzione finale”
Per quasi tutti gli intervistati “la gente è fissata troppo sulla ‘presa’ della Crimea, il che significa che l’Ucraina deve inviare un’invasione di terra al suo interno se l’Ucraina riesce a rendere insostenibile la permanenza in Crimea per l’esercito russo, dovrà andarsene”.
Anche per David Silbey, professore associato di storia alla Cornell la mission di riconquista appare impossible, quindi “l’Ucraina che dovrà arrivare prima al collo della Crimea sbaragliando i difensori russi e poi combattere attraverso una striscia di terra molto stretta che la collega alla terraferma”.Insomma dovà prima tirare il collo al pollo russo e poi arrostirlo.
Infine un altro professore, William Reno, professore di scienze politiche della Northwestern University, il quale ammette (tanto per restare in tema: obtorto collo) che sentimento filo-russo di molte persone in Crimea lo porta a pensare che “in definitiva, lo status della Crimea è qualcosa che potrebbe essere soggetto a negoziazione, forse un ritorno formale all’Ucraina con ampia autonomia locale. e la promessa di un referendum in un lontano futuro.”
Magari una ideona che poteva passare, come per il Donbass, almeno dal 2010 evitando un conflitto che di fatto è iniziato dal 2014, ma News Wek non paga di tanti eccellenti contributi conclude “quasi sicuramente l’argomento continuerà ad essere oggetto di pesanti discussioni nel corso della guerra”magari con migliaia di morti in più.
God save us from generals and professors
Balthazar
aggiornamento la guerra di Putin ore 10.06
