La guerra di Putin

Ucraina, nemmeno Zelensky crede più alle promesse di NATO e UE

di Giuliano Longo

Propaganda e verità

“Ci stanno mettendo alla prova e il resto del mondo sta guardando. No, non siamo in guerra, ma di certo non siamo neanche in pace. Voglio essere chiaro: non c’è una minaccia militare imminente per i nostri alleati strategici, perché la NATO si è trasformata per tenerci al sicuro. La spesa per la difesa è aumentata. L’innovazione è accelerata. Abbiamo più forze a maggiore prontezza. Con tutto questo, la nostra deterrenza è buona per ora ma è il domani che mi preoccupa. È tempo di passare a una mentalità da tempo di guerra e di dare una spinta alla nostra difesa, produzione e spesa per la difesa.”

Lo afferma il segretario della NATO Rutte, ormai pari a quegli imbonitori che nel 2022 sostenevano che sanzioni stavano mettendo in ginocchio l’economia e la macchina bellica russa (Mario Draghi) o che i russi rubavano le schede elettroniche dagli elettrodomestici nelle case dell’Ucraina occupata per metterle nei loro armamenti (Ursula von der Leyen).

La realtà è invece che molti premier, Meloni inclusa, hanno solo obbedito ancillarmente alle decisioni Washingtonsenza se e senza ma” , divulgando quella   “madre di tutte le fake news” che la guerra doveva continuare perché avrebbe logorato la Russia mentre invece se logora Mosca sta anche annientando l’Ucraina e mettendo in ginocchio l’Europa.

La verità è che la deterrenza europea si è indebolita perché ha cominciato a sfidare Mosca   nel 2008 quando il summit NATO di Bucarest annunciò l’invito a Ucraina e Georgia a entrare nell’Alleanza, ma senza che fosse preparata al confronto militare con Mosca.

Il risultato è che armi, munizioni e miliardi sono stati buttati al vento donandoli all’Ucraina senza ottenere nessun successo decisivo, mentre inflazione e alti costi energetici hanno fatto impennare i prezzi di materie prime, ad esempio dell’acciaio, e quindi anche di armi e munizioni, vanificando così anche i recenti incrementi nelle spese per la Difesa.

Quando i Russi attaccheranno l’Europa?

Se davvero i russi penseranno forse di attaccarci tra 4 o 5 anni, questo significa che ci attaccheranno tra 6 o 7 oppure 8 anni? Sulla tempistica dell’attacco russo all’Europa le valutazioni, tutte autorevoli, si sprecano.

Per il ministro della Difesa tedesco Boris Pistorius i russi ci attaccheranno entro il 2029, ma a Berlino l’intelligence ritiene invece che lo faranno entro tre anni, esattamente le stesse stime dei vertici della Difesa norvegese e di alcuni generali britannici sempre con il frustino coloniale in mano e il baffo impomatato.

Ma non si può continuare a lanciare l’allarme per la minaccia di invasione russa se poi si parla delle spaventose perdite russe, che secondo gli ucraini in questa guerra avrebbero superato i 750.000 morti e feriti, mentre la NATO riferisce di circa 700.000 (numero citato anche da Donald Trump) che crescono però al ritmo di 1.500 al giorno. Gli ucraini invece non muoiono mai.

NATO e UE dovrebbero allora smettere di “dare i numeri”, accreditando quelli della propaganda di Kiev, oppure smettere di parlare di invasione se i russi hanno subito e stanno subendo perdite di tale entità, tanto che non potrebbero certo impegnarsi domani e per molti anni in una guerra contro la NATO per la conquista dell’Europa.

La guerra non si vince con la propaganda e le fake news

Da quando è iniziato il conflitto in Ucraina vengono diffuse notizie, quasi sempre attribuite a fantomatiche fonti d’intelligence per renderle credibilia, ma in realtà vengono divulgate nell’ambito di Psy-Ops e Info-Ops, cioè operazioni mediatiche per influenzare l’opinione pubblica occidentale, offrendo narrazioni positive sull’andamento del conflitto per l’Ucraina e gli alleati e disastrose per il “nemico”.

Tali informazioni si sono rivelate spesso inattendibili, mentre, nonostante gli aiuti militari occidentali gli ucraini perdono terreno invece di riconquistarne e i russi conquistano un centro abitato e Putin è sopravvissuto con evidente successo alle numerose malattie attribuitegli, tutte mortali.

Soldi, tanti soldi in più per la difesa europea

Tuttavia l’imperturbabile Olandese Rutte, vorrebbe (come vorrà sicuramente Trump) maggiori investimenti finanziari nella Difesa abbinati all’aumento delle truppe. “C’è un problema con il numero di soldati attualmente disponibili” perché mentre “marine e aeronautiche vanno bene, serve più personale negli eserciti”, ammettendo che per arruolare più militari occorre tuttavia “una decisione nazionale“ ha detto il segretario NATO.

Solo che Rutte finge di non sapere che in caso di guerra occorrerebbero non solo più fantaccini, ma anche più piloti e tecnici nell’aeronautica mentre già oggi molte forze navali NATO sono costrette ridurre anticipatamente o tenere “in naftalina” navi da guerra per carenza di equipaggi.

Non solo, sempre l’ineffabile Rutte, finge di non sapere che anche gli eserciti NATO subirebbero perdite che non sarà facile rimpiazzare poiché l’opinione pubblica europea sembra respingere i proclami e la chiamata alle armi di premier, ministri, generali e della presidente von der Leyen.

Lo dimostrano le elezioni in Francia, in alcuni lander della Germania, in Austria, Slovacchia, Romania che confermano profonde crisi politiche, come a   Parigi, Berlino e anche a Londra, dove il governo laburista insediatosi in luglio è già in affanno.

Gli italiani sono contrari al bellicismo

Il 58° Rapporto CENSIS “La società italiana al 2024” rileva che il 71,4% degli italiani ritiene che l’Unione europea è destinata a sfasciarsi senza riforme radicali, il 68,5% valuta che le democrazie liberali non funzionino più e il 66,3% attribuisce all’Occidente (Stati Uniti in testa) la colpa dei conflitti in corso in Ucraina e in Medio Oriente. Solo il 31,6% si dice d’accordo con il richiamo della NATO all’aumento delle spese militari fino al 2% del PIL ma oltre non pare proprio.

Invece Il 57,4% degli italiani si sente minacciato da chi vuole radicare nel nostro Paese regole e abitudini contrastanti con lo stile di vita italiano, come ad esempio la separazione di uomini e donne negli spazi pubblici o il velo integrale islamico.

Il 38,3% degli italiani si sente minacciato dall’ingresso nel Paese dei migranti, il 21,8% da chi professa una religione diversa, il 21,5% da chi appartiene a una etnia diversa, il 14,5% in chi ha un diverso colore della pelle. La conclusione è chd l’influenza del “populismo” o della “disinformazione russa”, come va tanto di moda fra la gente. Paura della Russia? Non pervenuta.

Gli effetti sull’economia che preoccupano

Rilevanti sono anche le  indicazioni di tipo economico, considerato l’impatto sull’Europa del conflitto ucraino e la posizione assunta nei confronti di Mosca che tra caro energia e sanzioni-boomerang che hanno messo KO l’industria europea.

In Italia il CENSIS ha reso noto che gli investimenti esteri sono scesi da 21,8 miliardi nel primo semestre del 2023 ad appena 8 nei primi sei mesi di quest’anno mentre l’ISTAT ha certificato il ventunesimo mese consecutivo di calo della produzione industriale. Dato che non è difficile mettere in relazione con la crisi energetica determinata dalla guerra in Ucraina.

In Europa il 10 dicembre il direttore esecutivo dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA), Fatih Birol, ha confermato quello che tutti gli analisti avevano previsto nella primavera 2022, ovvero l’industria europea avrebbe perso competitività perché penalizzata da prezzi dell’energia molto più alti che altrove.

In Germania, dove Volskwagen e Thyssen Krupp chiudono stabilimenti e licenziano migliaia di lavoratori, l’industria siderurgica, già in difficoltà, ha ricevuto meno ordinativi nel terzo trimestre rispetto ai tre mesi precedenti e anche allo scorso anno, come ha riferito l’Ufficio federale di statistica Destatis che ne attribuisce la responsabilità al forte aumento dei prezzi dell’energia a seguito della guerra in Ucraina.

Chi sono i responsabili di questa situazione?

Coloro che hanno guidato in questi anni NATO e UE sono tra i diretti responsabili del disastro che cista colpendo e non sorprende se l’opinione pubblica non accetta che siano sempre loro a dettare oggi improbabili soluzioni.

I leader occidentali hanno quindi la grave la responsabilità di aver sostenuto, come si sta ancora facendo in tutti i consessi UE e NATO, la necessità di aiutare militarmente Kiev “fino alla vittoria” invece di indurla a negoziare come quando era meno debole.

Il 18 dicembre però Volodymyr Zelenskyj durante una videoconferenza con i lettori del quotidiano Le Parisien, ha cancellato anni di retorica propagandistica USA, NATO e UE ammettendo che “de facto, questi territori, (Donbass e Crimea) sono oggi controllati dai russi. Non abbiamo la forza di riconquistarli. Possiamo contare solo sulla pressione diplomatica della comunità internazionale per costringere Putin al tavolo dei negoziati”.

Certamente Zelensky è uno che rilascia dichiarazioni di tenore opposto da un giorno all’altro, ma sembrerebbe che a Kiev abbiano cominciato a guardare in faccia una realtà già chiara l’anno scorso, quando la controffensiva ucraina del giugno-novembre 2023 si rivelò un fallimento e dopo 6 mesi i russi avevano già guadagnato più territorio degli ucraini.

Così “il piano per la vittoria” è stato sostituito dalla “pace giusta”, magari con un pareggio cui nemmeno Zelensky crede più.

aggiornamento la crisi russo-ucraina ore 15.04

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