La guerra di Putin

Ucraina o Russia, chi ha il vero problema della mobilitazione?

 

di Giuliano Longo

Quando Vladimir Putin  nel settembre 2022 avviò una mobilitazione parziale, i russi capirono che non si trattava più di una “operazione speciale”, ma di una guerra vera e propria. Così in risposta alla controffensiva dell’Ucraina che riconquistò  territori invasi dalla Russia, Putin ha richiamò circa 300.000 uomini – pari all’1% del gruppo di riservisti ammissibili.

Ma questa mobilitazione è diversa dal normale meccanismo di coscrizione del paese, che richiama ogni anno circa un quarto di milione di uomini di età compresa tra 18 e 30 anni di, recente aumentata a 37 anni.

Infatti a questa leva di coscritti non è consentito combattere fuori dalla Russia, ma dopo un anno di servizio, entrano nelle riserve che possono essere chiamate a combattere ovunque. Ma  in vista delle  elezioni presidenziali del maggio 2024, un’altra tornata di coscrizione  sarebbe molto impopolare per Putin.

Tuttavia sui media russi, non necessariamente ultranazionalisti, da tempo  circolano voci, o addirittura richieste, di una nuova imminente mobilitazione. In parte questa è ovviamente una campagna di disinformazione alimentata  da Kiev per seminare dissenso.

Si ricorda chenel dicembre 2022, l’allora ministro della Difesa Oleksii Reznikov e il capo dell’intelligence militare Kyrylo Budanov affermarono che una nuova ondata di mobilitazione sarebbe iniziata il 5 gennaio 2023.

Nei mesi successivi altri sostennero che sarebbero stati mobilitati mezzo milione di uomini, invitando gli eventuali coscritti a fuggire dalla Russia. Falliti i precedenti annunci nel settembre 2023 affermarono che era prevista una nuova mobilitazione per il giorno successivo alle elezioni regionali russe del 10 settembre.

Sin qui la guerra di propaganda, ma differenza del settembre 2022, le attese offensive primaverili ed estive di Kiev non hanno avuto  i risultati che l’Occidente si attendeva e ora molti osservatori smentiscono un imminente successo di Kiev sul fronte. Tanto che anche molti russi blogger filoucraini russi, che pure esistono, hanno dovuto ammettere il rallentamento della offensiva.

Putin afferma di aver reclutato altri 300.000 volontari nel 2023, ma, come confermano fonti di intelligence ucraine, alcuni potrebbero essere quelli che si sono già iscritti, altri si stanno unendo, con un reclutamento graduale finchè il fronte è stabile, evitando a Putin un altra mobilitazione largamente impopolare.

La Russia sta invece sta incrementando, in dimensioni mai viste, la produzione bellica e il suo esercito va acquisendo una esperienza che non aveva all’inizio dell’aggressione, preparandosi a un 2024  in condizioni migliori in termini di armi, munizioni ed esperienza delle truppe.

Quest’estate si è quindi delineato uno stallo per l’Ucraina nonostante il supporto Nato e dell’Occidente che avrebbe potuto venir ricompensato solo da un effettivo sfondamento delle linee russe, che, almeno al momento, non è avvento .

In questa situazione Zelensky ha proclamato che l’offensiva proseguirà anche in inverno,ma allora sarà Kiev a dover mobilitare altre reclute dotandosi  di armi più avanzate in quantità mai viste prima. Quindi  è l’Ucraina che sembra soffrire di carenza di manodopera.

Per questa ragione le autorità di Kiev stanno ricorrendo a misure sempre più stringenti  per portare altri uomini al fronte estendendo  la mobilitazione a gruppi che erano precedentemente esentati come i parzialmente disabili.

La recenti misure anti-corruzione nei confronti dei reclutatori militari suggeriscono che dopo 18 mesi di guerra i consueti mezzi di mobilitazione non sono più sufficienti. Non solo, ma  ciò indica che in molti cercano di evitare il reclutamento e sono disposte a pagare ingenti tangenti per farlo. Non c’è da stupirsi quindi se agli uomini ucraini in età da combattimento non è consentito lasciare il Paese.

Con la Russia che fissa la propria spesa a un livello senza precedenti, armare Kiev per ottenere un altro vantaggio decisivo, costerà molto di più dei 113 miliardi di dollari già spesi sino ad oggi dai soli Stati Uniti.

E il fatto che il Congresso a maggioranza Repubblicana abbia sbianchettato 6 miliardi di dollari in aiuti non è di buon auspicio per Kiev e tanto meno lo è il voto a favore dei filorussi in Slovacchia e la politica più che neutralista di Orban.

Certo, tropo poco a fronte della propaganda russa che batte sulla stanchezza dell’Occidente ( e soprattutto sui costi) degli aiuti a Kiev che ora punta le sue speranze sulla consegna urgente di nuovi carri, aerei e missili a lungo raggio.

Ma alla fine se “la guerra si vince con lo stivale sul territorio nemico”  ai due contendenti occorre sempre più carne da cannone, come se non non bastassero le decine di migliaia di morti mai ufficialmente dichiarati .  Ed è proprio nell’alimentare questo orribile tritacarne che Kiev appare più debole.

Al momento, l’amministrazione Biden sta cercando l’approvazione per altri 20 miliardi di dollari, una cifra già difficile per il Congresso controllato dai repubblicani. Nel frattempo, gli alleati europei di Kiev non potrebbero armare l’Ucraina da soli, anche se lo volessero.

La conclusione è che l’Ucraina, che dipende completamente dal sostegno esterno sia finanziariamente che militarmente, avrà difficoltà a sostenere il suo sforzo bellico ai livelli attuali. In questo momento è Kiev, non Mosca, ad essere sotto maggiore pressione.

aggiornamento la Guerradi Putin ore 10.46

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