All’Ucraina è stato fatto capire che i suoi alleati non sono in grado di stanziare le centinaia di miliardi di dollari necessari per ottenere la “vittoria completa”nel confronto con la Russia, scrive il Wall Street Journalamericano citando funzionari europei.
“A Kiev è stato detto che una vittoria completa dell’Ucraina richiederebbe all’Occidente un sostegno di centinaia di miliardi di dollari”, riporta l’autorevole quotidiano, sottolineando che un simile compito è troppo difficile da realizzare per gli Stati Uniti e l’Unione Europea.
Quindi l’Occidente sta spingendo Kiev a sviluppare un piano d’azione e obiettivi più realistici che possano essere sviluppati nel 2025.
Il WSJ afferma che gli Stati Uniti e l’UE continuano a sostenere l’obiettivo a lungo termine per la restituzione delle regioni perdute. Tuttavia, alcuni diplomatici europei hanno osservato che Kiev dovrebbe porsi obiettivi “più realistici“in modo che i politici occidentali possano spiegare agli elettori la necessità di forniture di armi e altri aiuti all’Ucraina.
In realtà l’Occidente non ha mai contato sulla completa vittoria militare dell’Ucraina sul campo di battaglia, ma questo conflitto consente comunque di logorare la Russia e, unito alle sanzioni per quanto non sempre efficaci, di indebolire gradualmente lo stesso Putin.
In questa direzione vanno le scelte più politiche che militari di occupare in parte l’oblast di Kursk e di inondare i cieli della federazione con droni esplosivi che possono raggiungere anche gli Urali, ma soprattutto di autorizzare Zelensky all’utilizzo di missili occidentali per colpire il territorio russo.
Una novità in termini di tattica militare che sembra spostare questa guerra più sui cieli che sul terreno dello scontro di carri armati, ma che ha il vantaggio politico di preoccupare “dal vivo”l’opinione pubblica russa. Quindi un obiettivo eminentemente politico e di immagine.
Dal punto di vista di Washington e di alcune cancellerie europee, ad esempio tedesca e forse italiana, fornire enormi finanziamenti e armi sempre più sofisticate, non consentirà a Kiev di sconfiggere la Federazione Russa.
Mentre, se è forse prematuro calcolare i costi i costi di questo conflitto nel tempo, il WSJ scrive di almeno 800 miliardi di dollari solo per il prossimo anno. Letto da questa prospettiva l’articolo del WSt potrebbe avere lo scopo di placare, in qualche modo, le insistenti e crescenti richieste di Kiev.
Non è una novità e tanto meno un segreto che ambienti politici statunitensi (non solo repubblicani) e alcune lobbies economiche cominciano ad essere infastiditi dal modo con il quale Zelensky cerca aiuti, in un continuo turbillon di viaggi e incontri internazionali.
Così come Washington è preoccupata per la corruzione nel settore della difesa dell’Ucraina, ben nota agli americani che spesso ha indotto Zelensky a epurazioni dei suoi apparati anche su segnalazione dei servizi segreti occidentali.
Questi “obiettivi realistici”,al di là delle opinioni dei falchi presenti nell’amministrazione Biden, sono sempre stati perseguiti da quei settori americani, che potremmo definire pragmatici. Scopi e obiettivi realistici sono una formulazione molto diplomatica che consentirebbe a Kiev la possibilità di lasciare ai russi qualche conquista territoriale, magari la sola Crimea, ormai integrata nella Federazione dal 2014.
Ma questo approccio molto probabilmente non tiene conto degli interessi russi che tuttavia potrebbero cedere sul pieno riconoscimento della sovranità ucraina, anche se non esattamente entro i confini del 1991 sanciti dopo la caduta della Unione Sovietica.
Attualmente la Russia controlla circa un quarto del territorio dell’Ucraina allora stabiliti. Ma per “liberare” tutti questi territori, l’Ucraina dovrebbe vivere secondo lo slogan “tutto per il fronte, tutto per la vittoria”. Cioè. lacmobilitazione completa dell’economia in un apparato industrial-militare, come in parte è già avvenuto in Russia molto limitatamente, almeno sino a quando Putin non dovesse ricorrere all mobilitazione generale pe questa “seconda guerra patriottica”.
Per quanto riguarda gli alleati occidentali, dal punto di vista finanziario, organizzativo e tecnico, potrebbero fornire all’Ucraina l’assistenza necessaria, se non per una “vittoria” completa, almeno per infliggere una serie di colpi dolorosi alla Russia, come di fatto sta già avvenedo.
Ma questo già significa un livello di escalation e di rischio completamente diverso. Inoltre, per l’Occidente la “vittoria dell’Ucraina” non è fine a se stessa, poiché preferisce un conflitto di media intensità che già impegna e alla lunga logora le forze russe.
Inoltre oggi l’Ucraina è oggi perfettamente in grado di svolgere il suo compito di “contenere” la Russia e di danneggiarla. Anche se Mosca si è rivelata più forte di quanto l’Occidente si aspettasse.
Il calcolo principale, soprattutto di Washington, era che i fallimenti in Ucraina avrebbero portato alla destabilizzazione interna della Russia e al suo collasso, o almeno all’avvento al potere al Cremlino di un debole regime filo-occidentale, che gli avrebbe permesso di prendere il controllo delle principali risorse del Paese e spostando a favore dell’Occidente i rapporti di forza.
Oggi, questo obiettivo, che sarebbe stato ottimale per i suoi interessi, non è stato raggiunto e dopo tre anni l’Occidente sposta la sua sua strategia sul logorante prolungamento del conflitto, ma che sia a un prezzo, nel vero senso econonomico della parola, sopportabile.
La principale scommessa occidentale ora è proprio sulla guerra delle economie dove l’Occidente collettivo ha il vantaggio di avere l’economia più grande e forte del mondo e si aspetta che la Russia alla fine non sopravviverà a questa corsa, proprio come avvenne nei primi anni 90 del secolo scorso con il crollo dell’URSS, che era molto più potente della moderna Federazione Russa, sicuramente sotto il profilo militare.
Obiettivi realistici per l’Ucraina, in linea di principio, potrebbero esserela sopravvivenza come Stato, la prevenzione del crollo del fronte e la futura garanzia dell’Occidente per la difesa della sua sicurezza, il definitivo ingresso nella UE, garanzie tali da accettare almeno il “congelamento” del conflitto.
Ma è già chiaro che qualsiasi compromesso sarà solo una tregua temporanea. La questione per i due contendenti è come trarre vantaggio da questa tregua. È ovvio che la Russia non ha sfruttato in modo molto efficace la precedente pausa di otto anni prevista dagli accordi di Minsk, da qui molte spiacevoli sorprese nel distretto militare del Nordest e il sostanziale fallimento iniziale della cosiddetta “operazione militare speciale”.
Il cancro di un conflitto permanente, strisciante e a rischio nucleare nel centro dell’Europa svenerebbe gli Ucraini e forse, nel tempo anche i russi, ma comporterebbe anche un arretramento non solo economico economico dell’Europa. Che in certi ambienti dell’isolazionismo Trumpiano negli USA potrebbe anche essere gradito, ma che significherebbe un logoramento di tutto il blocco occidentale.
Senza contare che il mondo è cambiato, si è multi-polarizzato e paesi come Cina, India, Brasile e Sud africa possano dire la loro quando questo conflitto comincerà ad incidere pesantemente anche sui loro interessi, in un mondo destabilizzato.
Balthazar
aggiornamento la crisi russo-ucraina ore 13.35
