di Giuliano Longo
In questo momento circolano molte indiscrezioni, ma anche speculazioni interessate, sul prossimo incontro tra Trump Putin in Alaska,
Per certo Zelensky vive un momento critico poiché l’eventuale accordo comporterebbe cessioni del territorio ucraino e forse la fine del suo excursus politico. .
Nel frattempo gli europei, che non possono difendersi da soli e né lo possono fare nell’immediato pur cumulando le loro forze, chiedono un posto al tavolo delle trattative, dove intendono chiaramente affossare qualsiasi accordo che non sia di loro gradimento.
Gli europei e Zelensky, per ora, non sono stati invitati, ma Trump ha inviato nel Regno Unito il vicepresidente J.D. Vance per coccolarli, anche se ha confermato che un accordo tra Trump e Putin dovrebbe basarsi sulle attuali linee del conflitto.
Ma a parte queste poche certezze si naviga al buio fra dichiarazioni e indiscrezioni che in gran parte intendono ribaltare la situazione militare sul terreno, chiedendo la restituzione all’Ucraina di tutti i territori occupati dai Russi compresa la Crimea.
Su questa fragile tattica si basano gli accorati appelli di Zelensky al mondo e al suo popolo, fiducioso che l’Europa riuscirà a spuntarla. Anche se potrebbe prolungare un conflitto anche solo con le armi e i soldi dell’Europa, con o senza gli americani.
Almeno sino a quando la Russia verrà inchiodata alle sue difficoltà economiche e nella migliore delle ipotesi, con l’improbabile caduta di Putin.
Opzione tattica o propagandistica che sia la realtà è che sino al 15 agosto si navigherà ancora al buio anche se Zelensky e l’Europa ottenessero qualcosa di più di uno strapuntino nel corridoio del vertice
E’ evidente che Trump e Putin vogliono discutere non solo di Ucraina ma parleranno anche di possibili questioni strategiche tra Russia e Stati Uniti, sulle quali l’Europa e il leader ucraino non hanno gioco.
Gli obiettivi di Putin e della Russia sono chiari e Trump sa esattamente quali sono, dopo mesi di contatti e incontri più o meno segreti.
In realtà cosa sappiamo?
Putin e l’inviato speciale di Trump, Steve Witkoff a Mosca si sono intrattenuti per tre ore, Come è emerso dal breve video diffuso dal Cremlino dove Putin sprizzava ondate di cordialità e sorrisi.
Segnali, mai casuali, di un notevole e precedente lavoro preliminare tramite vari canali diplomatici, nessuno dei quali ha incluso Kiev o alcun leader europeo.
Tuttavia, Putin e Witkoff in tre ore debbono pure aver definito una serie di questioni sulle quali si lavora da mesi, anche se con un gioco degli specchi fra minacce sanzionatorie e accuse umanitarie – che potrebbero valere anche per gli attacchi di Kiev in territorio russo.
In ogni caso l’esito dell’incontro moscovita è stato sufficiente per Trump che ha elogiato i risultati del viaggio di Witkoff e subito dopo ha annunciato l’incontro con Putin, precisando, dopo un paio di giorni dopo, che si sarebbe svolto in Alaska.
Mentre la stampa Italiana fantasticava di un possibile vertice a Roma (o altrove in Italia) e del presunto ruolo mediatorio di Giorgia Meloni.
Al momento chiunque affermi di sapere cosa è successo nei dettagli , compresi i quotidiani più autorevoli americani ed Europei , gioca a indovinare citando fonti, guarda caso, sempre anonime o di scarso peso politico e diplomatico.
Oltre alla soddisfazione per l’incontro di Mosca con il suo inviato, sappiamo per certo che Trump vuole che si ponga fine ai combattimenti con un cessate il fuoco, senza il quale nessun accordo risulterebbe possibile.
Molti, di parte europea, definiscono tale accordo una capitolazione dell’ Ucraina – che è esattamente ciò contro cui Zelensky pensa di combattere – e chiede un cessato il fuoco immediato e antecedente a qualsiasi accordo. Giusto per alleggerire, almeno temporaneamente, la situazione critica al fronte dove i russi avanzano
Anche Trump parla di “cessate il fuoco” ma questa opzione da solanon giustificherebbe il vertice in Alaska se non ci fossero molte altre parti dell’accordo che i due leader stanno cercando di concluder.
Tutti sanno, che il Presidente ucraino non può accettare alcuna concessione territoriale. È resta quindi difficile immaginare una soluzione alternativa che possa convincere Zelensky. Anzi, è possibile che nessun altro potenziale leader ucraino ne sarebbe in grado – a meno che non sia un tirapiedi dei russi comunque una personalità che avrebbe vita politica (e forse non solo) molto breve.
Volodia deve anche fare i conti con l’opinione pubblica ucraina stanca della guerra, ma sa anche che cedere territorio significherebbe il collasso del suo esercito, sottoponendo l’Ucraina al pieno controllo russo.
I russi affermano invece da sempre, di non voler controllare l’Ucraina, ma di avere un vicino neutrale e pacifico, con solo un piccolo esercito e senza la NATO.
Curiosamente, una Ucraina pacifica sarebbe strategicamente adatta all’Europa, che ha bisogno di almeno un decennio per rimettere in ordine le sue forze armate e le sue industrie della difesa.
Questo tuttavia non coincide con le attuali intenzioni europee – Regno Unito, Francia, Germania e UE – che intendono fare dell’Ucraina una “fortezza” antirussa, sostenendo Kiev a 360 gradi, come se avessero davvero le risorse e la volontà di farlo.
Un evidente inganno, perché il vero obiettivo dell’Europa è che gli Stati Uniti forniscano ancora la spina dorsale della sicurezza del Continente. Nel frattempo, il denaro che affluirebbe alle aziende europee della difesa, sarebbe destinato a creare occupazione e sviluppo.
Senza contare che i “grandi” governi europei e la stessa UE debbono affrontare il nodo delle loro opinioni pubbliche che, ad esempio, nello Stesso Regno unito, pur così bellicoso e interventista, registra bassi indici di gradimento.
Inoltre l’attuale gruppo di leader europei più influenti – Germania, Francia, Regno Unito, Polonia ( ma forse non l’Italia), durerà ancora qualche anno e non è detto venga confermato alle prossime elezioni.. Pensare che questi leader al potere possano davvero pianificare il futuro per anni o per un decennio, è diciamolo pure, piuttosto assurdo.
Per Trump il problema è diverso. In un mondo per lui perfetto, vorrebbe risolvere la guerra in Ucraina e stabilizzare il ruolo degli Stati Uniti in Europa, il che è attualmente quasi impossibile a causa della opposizione dei leader europei.
Ma oltre a questo, Trump vuole contrastare la Cina e deve trovare un modo per distogliere la Russia dal suo allineamento strategico con il colosso cinese.
Questo è uno dei motivi principali per cui corteggia Putin, con gli Stati Uniti che potrebbero rilanciare l’economia russa (in sofferenza) revocando le sanzioni e favorendo gli investimenti, ad esempio sulla “big tech”, inclusa l’intelligenza artificiale.
Questa è la vera arma segreta di Trump che intende ripristinare la legittimità della Russia, non tanto quella dei leader di stati falliti come Corea del Nord e Iran.
Eppure The Donald potrebbe anche non essere in grado di elaborare un pacchetto che goda del sostegno interno al suo Paese. Queste sono le incognite e nemmeno sappiamo se lui fa sul serio o se sta incastrando Putin.
La stampa occidentale e gli opinion leader europei, hanno idee completamente diverse e pensano che Putin abbia Trump in pugno, ma questa è una illusione perché il Presidente degli Stati uniti ha più carte di Putin, anche se entrambi amano il poker.
Se questo è il quadro occorre attendere l’evoluzione della situazione (ancora fluida) che potrebbe portare anche al fallimento delle migliori strategie.
Ma, senza fare congetture, si andrebbe a sbattere contro ill muro delle divergenti posizioni.
Il conflitto proseguirebbe almeno per tutto l’anno prossimo lasciando il dubbio – questa si, è una congettura – se gli Stati Uniti entreranno a gamba tesa nella guerra con la loro potenza militare e finanziaria in favore di Kiev.
Opzione ancora possibile nel caso le ambizioni del “Pacificator” venissero ancora una volta frustrate, ma senza la certezza l’intervento più deciso agognato dagli europei e da Kiev, porti nell’immediato crollo del sistema russo e tanto meno di Putin.
