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Ultimi giorni per la mostra Giuseppe Primoli e il fascino dell’Oriente al Museo Napoleonico di Roma

di Sara Valerio

 

 

Ultimi giorni per poter ammirare al Museo Napoleonico di Roma l’esposizione Giuseppe Primoli e il fascino dell’Oriente dedicata al collezionismo di arte orientale e giapponese. In mostra, fino al 26 gennaio, gli oggetti appartenuti alla collezione “orientale” del conte Primoli, avventuriero, fotografo, eclettico e colto discendente del “ramo romano” dei Bonaparte, tra cui quattordici preziosi kakemono, rotoli dipinti della tradizione giapponese e il ventaglio japonais di Mathilde Bonaparte dipinto da De Nittis.

 

Al centro del percorso espositivo è posta proprio la rara raccolta di 14 kakemono, strisce rettangolari di carta o tessuto di varia lunghezza appesi in verticale, dipinti ad acquerello e inchiostro con soggetti classici della pittura giapponese del genere “fiori e uccelli”: composizioni che ritraggono fiori, rami con foglie e frutti, uccelli, gufi, gru, aironi, farfalle, paesaggi lacustri. In particolare, nove di questi manufatti, conservati abitualmente nei depositi del Museo Napoleonico, sono stati oggetto di restauro, tornando a essere visibili al pubblico dopo anni; altri cinque, anch’essi restaurati di recente, provengono invece dalla vicina Fondazione Primoli.

 

La particolarità che rende unica la collezione è data dalle firme, dediche e componimenti autografi che poeti, scrittori, personaggi di spicco della scena culturale italo-francese dell’epoca, fino agli anni Trenta del Novecento, hanno apposto sulla superficie dei kakemono: Anatole France, Guy de Maupassant, Marcel Prévost, Émile Zola, Stephane Mallarmé, Paul Valery, Paul Claudel, Henry Bergson, per citarne alcuni, e, tra i letterati italiani, Giosuè Carducci, Gabriele D’Annunzio, Cesare Pascarella, Arrigo Boito, Giovanni Verga, Matilde Serao, ma anche interpreti teatrali, attori e attrici d’eccellenza, come Eleonora Duse, e inoltre politici e numerosi esponenti delle case reali di tutta Europa. Il conte era infatti solito chiedere ai frequentatori del suo vivace salotto mondano di lasciare sugli spazi non dipinti dei kakemono un ricordo, una traccia, un pensiero o una frase, andando così a costituire un prezioso corpus di interesse storico e letterario accanto a quello propriamente artistico dei dipinti.

 

Esposte anche stampe, dipinti, manoscritti, disegni, incisioni, porcellane, che raccontano il gusto e l’interesse per l’Oriente da parte del conte e della famiglia Bonaparte-Primoli, rivelando l’influenza che l’arte del Giappone e del continente asiatico in generale ha esercitato sulla cultura e sul collezionismo europeo del tardo Ottocento.

 

Colto, spiritoso, abile conversatore, appassionato bibliofilo e fervido collezionista, il conte Giuseppe Primoli trascorre la gioventù a Parigi, alla corte di Napoleone III, negli anni in cui impera la moda del japonisme. Ed è proprio a contatto con gli stimolanti ambienti letterari e artistici parigini che matura il gusto per l’arte orientale. Lì ha modo di stringere amicizia e intrattenere rapporti con molti tra gli intellettuali francesi più celebri del tempo, come i fratelli Edmond e Jules de Goncourt, Émile Zola e Pierre Loti, che gravitavano intorno al coltissimo e multiforme salotto della principessa Mathilde Bonaparte, zia da parte di madre, sua ispiratrice e amica.

 

Il percorso espositivo si apre con l’esotismo e il gusto mediorientale nella collezione dei Bonaparte-Primoli, un gusto talvolta indefinito, eclettico, multiforme, dai confini sfumati, un “gran bazar” del quale l’esposizione vuole restituire un caleidoscopico fermo immagine. Esposte circa 30 fotografie di soggetto orientalista scattate negli ultimi vent’anni dell’Ottocento e nei primi anni del Novecento, alcune delle quali sono state realizzate personalmente dal conte, fotografo appassionato.

 

Tra le opere più prestigiose e rappresentative della collezione museale c’è il ventaglio di seta con paesaggio giapponese dal titolo La discesa delle oche selvatiche a Katata, esempio eloquente dell’influenza dell’arte nipponica nella pittura europea del tardo Ottocento, dipinto ad acquerello da Giuseppe De Nittis a Parigi intorno al 1880 per la principessa Mathilde Bonaparte la quale, a sua volta, ne fece dono al nipote.

 

Conclude la mostra una sezione legata al mirabolante Grand Tour in India del Conte Luigi Primoli, fratello minore di Giuseppe (1904-06). Sono esposte pietre scolpite e terrecotte dipinte di manifattura indiana raffiguranti personaggi e soggetti religiosi e una copia del Corano su foglie di palma di manifattura indiana appartenente alla Fondazione Primoli.

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