di Sara Valerio
Uno dei dipinti più significativi di Lucio Fontana è stato esposto nelle gallerie di Sotheby’s a Milano per una speciale anteprima. Appartenente a una delle serie più celebri dell’artista, “Concetto Spaziale. La Fine di Dio”, la grande tela di forma ovoidale bucherellata del 1963, è stata esposta a Milano e volerà a Parigi a metà ottobre (14-19 ottobre), prima di essere protagonista della Contemporary Art Evening Auction di Sotheby’s a New York il 15 novembre.
L’opera di colore bianco, è stata valutata tra i 18 e i 22 milioni di dollari, ed è uno dei rari dipinti di questo tipo rimasti ancora in mani private. Nel 2018 uno di questi esemplari era stato venduto per 21.184.619 dollari. È giallo quello realizzato nel 1964 venduto per 29.173.000 dollari da Christie’s a New York nel 2015, mentre un esemplare nero fu battuto nell’anno precedente da Sotheby’s a Londra per 24.471.029 dollari.
Composto solo da 38 tele a forma ovoidale, il ciclo è stato realizzato tra il 1963 e il 1964 ed è considerato il punto più alto della ricerca di Fontana. La grande tela di forma ovoidale, visceralmente bucherellata, che l’artista ha minuziosamente dipinto di bianco, è uno dei soli cinque dipinti della serie realizzati in questo colore, due dei quali fanno parte delle collezioni museali permanenti della Fondazione Prada di Milano e del Museo di Arte Contemporanea di Tokyo. Gli altri due risiedono in collezioni private europee. Sarà il primo esemplare della serie in questa tonalità ad andare in asta dal 2004. Inoltre, questa sarà la prima volta che un “Concetto Spaziale, La fine di Dio” in qualsiasi colore, appare sul mercato in cinque anni.
Fontana realizzò queste opere tra il marzo 1963 e il febbraio 1964 in occasione di tre mostre fondamentali a Zurigo, Milano e Parigi, quando era già conosciuto per i suoi tagli e buchi. Nello stesso periodo, il mondo stava compiendo grandi progressi scientifici, soprattutto per quanto riguarda i viaggi nello spazio, che affascinavano profondamente l’artista. Nel 1961 Yuri Gagarin aveva orbitato per la prima volta intorno alla Terra e gli Stati Uniti avevano proclamato pubblicamente l’obiettivo di far atterrare un uomo sulla Luna.
«Questo straordinario dipinto può essere considerato un capolavoro di una delle più grandi serie che Lucio Fontana abbia mai eseguito – commenta Claudia Dwek (Sotheby’s Chairman, Contemporary Art, Europe) – Testimonianza del genio e della sua instancabile innovazione, queste opere arrivano solo raramente sul mercato e sono indubbiamente considerate fondamentali per i collezionisti dell’artista e dell’arte italiana del dopoguerra».
Kelsey Leonard (Sotheby’s Head of Contemporary Evening Auction, New York) aggiunge: «Rappresenta lo straordinario apice del movimento spazialista, fondato dallo stesso Fontana alla fine degli anni Quaranta, e la massima rappresentazione delle sue esplorazioni estetiche dello spazio. Qui Fontana dissemina perfettamente una rete di buchi viscerali, tagli e perforazioni su una superficie bianca e pura in una sorta di tempesta meteorica e, così facendo, sfida radicalmente la nostra tradizionale comprensione dei confini tra pittura, scultura e persino lo spazio stesso».
Al contrario di come potrebbe far pensare il titolo, l’opera è un vero e proprio “atto di fede”. Con lo sguardo rivolto allo spazio, Fontana cercò di esplorare nella sua arte alcune delle nozioni generali suscitate da moderne scoperte. Per lui, i buchi e le forature irregolari sulla tela – realizzate a mani nude per creare una sorta di superficie lunare – non solo trasgredivano il piano dell’immagine, ma diventavano portali attraverso cui lo spettatore poteva accedere a una nuova concezione dello spazio, che si addiceva a questa nuova epoca in cui i progressi tecnologici stavano distruggendo le antiche concezioni dell’universo.
L’uso del colore bianco in questo esemplare è particolarmente critico nell’ambito della sua produzione. L’artista trovava che il bianco fosse il “colore più puro, meno complicato, più comprensibile” e che “colpisse immediatamente la nota di ‘pura semplicità, pura filosofia, filosofia spaziale e ‘filosofia cosmica’“. È nello stridente contrasto tra la luminosità bianca e incontaminata della superficie e l’oscurità dei molteplici vuoti di “Concetto spaziale, La fine di Dio” che il suo concetto di spazialità trova la sua migliore espressione.
