di Giuliano Longo
In termini demografici, la popolazione della Russia è attualmente stimata in 144 milioni di cittadini. Le popolazioni combinate di Germania, Polonia e Francia sono 192 milioni, raggiungendo i 259 milioni se si aggiunge l’Ucraina e 450 milioni se si consudera tutta la UE.
Dal punto di vista economico, la situazione della Russia non è molto migliore. Attualmente, la Russia ha un PIL pro capite annuo medio di circa 15.200 dollari USA, rispetto ai 48.700 dollari della Germania, ai 39.000 dollari della Francia e ai 18.500 dollari della Polonia, senza ovviamente considerare gli Stati Uniti.
Come può un Pase in obiettivo svantaggio economico e sociale condurre da oltre due anni e mezzo un conflitto che, almeno nelle intenzioni dei suoi avversari, dovrebbe dissanguarlo?
In verità è una domanda che dovrebbe porsi tutto l’occidente che ha imposto sanzioni economiche mai viste dalla fine della seconda guerra mondiale e che, per ora, hanno prodotto scarsi risultati almeno, nella prospettiva di strangolare le ambizioni di Putin.
Partiamo dall’aspetto demografico, La fedrazione Russa è uno stao trancontinentale che si estende per un quarto in Europa e per tutto il resto in Asia. È il più vasto stato del mondo, con una superficie di 17864345 km², e a inizio 2023 contava 146 099 728 abitanti. La metà dei quali si concentra fra Mosca e gli Urali, il resto si sparge a sud sino al Caucaso ai confini con l’Iran, e ai poco popolati 5 fusi orari della Siberia.
Una estensione che nel corso della seconda guerra mondiale consentì a Stalin di delocalizzare le industrie e in particolare quella bellica sempre più a est almeno sino agli urali.
La Russia è’ i primi posti nel mondo per riserve naturali e annoverata fra le dieci potenze industriali al mondo, il che spiega come mai il Cremlino riesca a convertire la sua in una economia di guerra vera e propria.
Lasciamo perdere il deterrente nucleare che è una ragione più che valida per l’Occidente di non tirare la corda con Putin, ma il fatto fondamentale è che il gigante dai “piedi d’argilla” (copyright Stalin) opera in un contesto geo politico globale radicalmente mutato negli ultimi 20 anni, con l’irruzione della Cina, e demograficamente dell’India, nel contesto internazionale.
Il calcolo degli strateghi americani ed europea era che la guerra per procura in Ucraina e le sanzioni avrebbero obbligato Putin ad una retromarcia. Anzi, alcuni i cervelloni Polacchi, Baltici Americani ( e alcuni anche della Nato) già prevedevano un futuro smembramento della Federazione accogliendo a braccia aperte le farneticanti posizioni di gruppi antirussi più votati al delirio etilico che non a una “vision” geostrategica.
Se il mondo è cambiato è evidente che il nuovo clima di guerra fredda non ha lo stesso appeal del secolo scorso perché Mosca se non il sostegno dichiarato sul piano bellico, gode della “simpatia compresiva” dei paesi del BRICS, fra i quali Cina; India, Brasile e Iran. “simpatia” che , quantomeno le permette di reggere – almeno sul piano economico- alla pressione dell’Occidente, magari vendendo energia a prezzi stracciati o sottobanco.
D’atra parte il ricco faro della democrazia rappresentato dagli Stati Uniti se la deve vedere anche in Estremo oriente con la Cina (e non solo) e in quello mediorientale con Israele.
Tanto che il lucroso commercio di armi verso i paesi confliggenti protetti dagli USA, comincia ad avvertire qualche difficoltà per le grandi case produttric. E sin qui passi, ma ben più pesanteè il non inesauribile impegno finanziario di Washington su tutti questi fronti.
E’ pur vero che il Pil della Cina non supererà mai quello degli Stati Uniti, ma la potenza economica quello di tutti gli stati che non sono sdraiati sulla linea a “stripes and stars” di difesa della democrazia, ormai rappresenta la realtà di almeno mezzo mondo.
E poi i rapporti di forza geopolitica non sempre si basano Sulla “ ricchezza delle nazioni” (copyright Adan Smith).
Certo, i conflitti più o meno devastanti, non giovano all’economia e ai commerci, faccenda di cui soprattutto la Cina è ben consapevole, ma non giovano nemmeno alla decadente egemonia americana, e in via subordinata, molto subordinata, a quella europea.
La scelta dissennata di Putin con l’invasione dell’Ucraina, è frutto di un timore, per quanto esasperato ,sulla sovranità russa ai propri confini tenacemente ipotecata da Washington con il supporto ancillare degli europei, dopo gli accordi Clinton-Gotbaciov del 1992 che prevedevano di contenere l’espansione della NATO a est verso ipaesi del fu “bloco sovietico” o “patto di Varsavia” del dopoguerra..
L’equivoco di fondo allora fu la “Fine della Storia” (copyright dello storico americano Francis Fukuiama) che prevedeva un era di pace e prosperità globale sotto l’ombrello degli Stati Uniti, mentre invece il mondo camminava su altre gambe per conto suo anche dopo il crollo dell’impero sovietico…altro che fine della storia.
Questa presunzione, unita al disegno di Putin di restaurare quell’impero, ha di fatto destabilizzato il mondo sotto il profilo non solo ideologico e ha spinto la miserabile Russia a Oriente. Sciagura paventata negli ultimi secoli da tutta quella cultura della Russia che si riteneva, e forse ancora si ritien a ragione, e europea e che da sempre contestava le “spinte asiatiche” di Tzar e dittatori.
A mio avviso proprio questo poteva essere il “sogno europeo” di ricondurre la Russia in questo ambito storico Permettendo all’Europa di armarsi,certo, ma anche di trovare un rapporto più “dialogante” con Mosca, superando nella diplomazia lo scoglio ucraino anziché alimentarne il pericolosissimo fuoco che brucia uomini e risorse economiche che potrebbero avere ben altra destinazione.
Infondo non è solo l’idea di chi scrive e dei pochi in Italia, che ancora non si sdraiano sulle posizioni “mainstream” largamente circolanti più vicine alle faziosità di parte dovute a una guerra in corso che a una “ragione” autenticamente europeista.
In fondo anche un certo De Gaule aveva il suo “sogno” quello forse utopico, (anche se il generale utopista non era) di Una Europa “dall’Atlantico agli Urali”,Che è esattamente il contrario molto più riduttivo, di una Europa da Washington a Varsavia.
