Esteri

Usa-Gb: applausi per Carlo al Congresso. Trump, non c’è alleato migliore di Londra

 

Un discorso misurato ma incisivo, in cui è stato ribadito come quella tra Gran Bretagna e Stati Uniti sia “una partnership indispensabile”. Parole che assumono un significato ancora più profondo in un momento in cui non mancano tensioni tra Washington e gli alleati del Vecchio Continente, Londra compresa. Il discorso di re Carlo davanti a una sessione congiunta del Congresso degli Stati Uniti, un onore toccato in precedenza solo alla madre, la regina Elisabetta II, nel 1991, ha ricevuto consensi bipartisan dagli scranni repubblicani e democratici. Alle spalle del monarca, sullo scranno più alto della Camera, lo speaker Mike Johnson e il presidente del Senato JD Vance, nella sua veste istituzionale. In uno dei passaggi, Carlo ha detto di pregare “con tutto il mio cuore che la nostra alleanza continui a difendere i nostri valori condivisi con i nostri partner in Europa, nel Commonwealth e nel mondo”. Un riferimento, pur senza citare esplicitamente la Nato, alle difficoltà attuali dell’Alleanza Atlantica, apparso evidente ai presenti e accolto da un lungo applauso. “Ci incontriamo in tempi di grande incertezza”, ha sottolineato il sovrano, i conflitti in Europa e in Medioriente “pongono immense sfide per la comunità internazionale”. Carlo ha quindi richiamato la necessità di sostenere Kiev: la stessa “incrollabile determinazione” mostrata da Stati Uniti e Regno Unito nei conflitti combattuti insieme “è necessaria per la difesa dell’Ucraina e del suo popolo coraggioso” ed è “necessaria per garantire una pace giusta e duratura”.

Il monarca britannico ha poi omaggiato i 250 anni dell’indipendenza americana, definendo i padri fondatori degli Stati Uniti “audaci e immaginativi ribelli con una causa”. A pochi giorni dai fatti del Washington Hilton, Carlo ha sottolineato che “gli atti di violenza come questo non avranno mai successo”, riferendosi al tentativo di attentato subito dal presidente Donald Trump. Nessun riferimento diretto alle vittime di Jeffrey Epstein, che avevano chiesto un incontro con il monarca durante la sua visita negli Usa. Tuttavia, Carlo ha parlato della “forza collettiva” di Stati Uniti e Regno Unito nel “sostenere le vittime di alcuni mali che, tragicamente, esistono nelle nostre società”. Prima del discorso, elogiato dal New York Times (‘È stata una dimostrazione di statura politica che molti, in queste aule, hanno tentato invano di raggiungere’), Trump e Carlo hanno avuto un bilaterale di circa due ore nello Studio Ovale, lontano dalle telecamere. “Un incontro davvero ottimo. È una persona fantastica. Sono persone incredibili ed è un vero onore”, ha commentato il presidente. Anche Trump, durante la cerimonia di benvenuto alla Casa Bianca per Carlo e Camilla, arrivati a Washington il giorno precedente, ha tenuto a sottolineare il legame tra i due Paesi: “Nei secoli trascorsi dalla nostra indipendenza, gli americani non hanno avuto amici più stretti dei britannici”, ha dichiarato.

Nel suo intervento, il tycoon ha reso omaggio alla regina Elisabetta II, ricordando un albero da lei piantato alla Casa Bianca nel 1991: “Una donna davvero, davvero speciale, la cui mancanza si fa sentire profondamente su entrambe le sponde di quel possente Atlantico, piantò molto tempo fa un giovane albero. Era un albero giovanissimo e bellissimo”. Il presidente, apparso di buon umore, ha poi aggiunto un aneddoto personale: “Mia madre aveva una cotta per Carlo”, ha detto ricordando Mary McLeod, nata a Stornoway, in Scozia, prima di emigrare negli Stati Uniti. “Ogni volta che la Regina prendeva parte a una cerimonia, mia madre restava incollata alla televisione e diceva ‘Guarda, Donald, guarda quanto è bello'”, ha raccontato, suscitando le risate degli ospiti e della platea. “Amava davvero quella famiglia”. A guastare la visita, il contenuto di una registrazione rivelata dal Financial Times, nella quale l’ambasciatore britannico a Washington ha affermato che l’unica “relazione speciale” degli Stati Uniti è “probabilmente con Israele”, e non con il Regno Unito. Sir Christian Turner ha inoltre criticato il sistema politico americano per non aver chiamato a rispondere delle proprie azioni i collaboratori statunitensi di Epstein, definendo “straordinario” il fatto che lo scandalo “non abbia toccato nessuno” negli Stati Uniti. Il diplomatico ha osservato, per contro, che figure britanniche di alto profilo, tra cui il suo predecessore Peter Mandelson e “potenzialmente il primo ministro”, sono state “travolte” dalla vicenda.

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