L’accordo per il rinnovo delle cariche in Europa è stato raggiunto senza Giorgia Meloni. E nonostante all’Italia abbiano offerto il ruolo di vicepresidenza con delega al Pnrr (che andrebbe al fedelissimo Raffaele Fitto), la premier non avrebbe preso bene l’esclusione e sarebbe in attesa di un chiarimento con Ursula Von der Leyen. E potrebbe astenersi, domani 27 giugno, dal voto per la prossima Commissione Europea. Per andare con ordine, le cose sono andate così: sarebbe stato raggiunto l’accordo sui tre nomi ai vertici delle istituzioni europee, con Ursula von dei Leyen in capo all’esecutivo Ue, il socialista portoghese Antonio Costa alla guida del Consiglio e il liberale Kaja Kallas Alto rappresentante per la politica estera. La premier italiana non ha preso parte alla trattativa. Un’esclusione che, dopo la scia di malumori dell’ultima settimana, è stata comunque mitigata con una rassicurazione chiave: von der Leyen negozierà a porte chiuse con lei il prezzo del sostegno di Roma a un accordo per cui comunque basterà la maggioranza qualificata (almeno 15 Paesi rappresentanti il 65% della popolazione Ue) e sul quale dunque nessun leader avrà il potere di veto. In cambio, la garanzia è che Meloni “otterrà un portafoglio di peso” nella prossima Commissione, come da sua richiesta. All’Italia è destinata comunque una vicepresidenza della Commissione di peso e i meloniani, al Pe, proveranno ad alzare la posta in cambio del loro sì. Restano comunque i malumori del centrodestra italiano.Le ultime decisioni, infatti, sarebbero state prese, in un vertice ristretto con il premier tedesco Donald Tusk, il premier greco Kyriakos Mitsotakise, il premier spagnolo Pedro Sanchez, il cancelliere tedesco Olaf Scholz, il presidente francese, Emmanuel Macron, e il primo ministro olandese uscente, Mark Rutte). Come scrive il Corriere della Sera, Meloni avrebbe preferito che si aspettasse “il vertice che si apre giovedì per ufficializzare la decisione“. E i toni della premier sarebbero alquanto polemici: “Potevano avere più rispetto per un Paese fondatore dell’Unione, hanno deciso di andare avanti senza di noi, a questo punto nulla è più scontato, nemmeno il sostegno parlamentare del gruppo Ecr a un secondo mandato di Ursula von der Leyen”. E ora? Non è escluso che, per ripicca, Meloni scelga per la giornata di domani la linea dell’astensione. Cosa che sarebbe abbastanza eccezionale e un forte segnale. Ma il clima di tensione potrebbe addiritturarimettere tutto in discussione, compresa l’eventuale vicepresidenza di Fitto. Proprio il ministro Raffaele Fitto, che concentra le deleghe degli Affari europei, delle politiche di coesione e del Pnrr, resta il candidato numero uno a lasciare Roma per Bruxelles, per andare a ricoprire quell’incarico “di peso” che la premier ha rivendicato per l’Italia nelle ultime settimane. La sua partenza, peraltro, non creerebbe scompensi nel governo perché l’ipotesi che continua ad essere più accreditata è che le sue deleghe restino a Palazzo Chigi (affidate agli attuali sottosegretari alla presidenza o a un nuovo sottosegretario ad hoc) senza prevedere alcun “rimpasto” di governo. “Nessun rimpasto”, ha detto d’altronde più volte la premier. In ogni caso se ne parlerebbe parecchio più avanti, visto che il percorso per la formazione del nuovo esecutivo europeo andrà avanti fino all’autunno. Le trattative sulle deleghe sarebbero ancora aperte. L’Italia punterebbe al bilancio, sommato a coesione e Pnrr, e a una “vicepresidenza esecutiva”, che stando a fonti europee citate da Bloomberg, sarebbe stata “offerta in cambio di un sostegno all’accordo”.
