Il consigliere presidenziale e stretto alleato di Volodymyr Zelensky, Andriy Yermak (nella foto), si è dimesso dopo la perquisizione del suo appartamento nell’ambito dell’inchiesta su uno scandalo corruzione da 100mln di euro. Lo riferiscono i media di Kiev. Zelensky ha elogiato Yermak, considerato il suo braccio destro, ma ha chiarito che “non ci dovrebbe essere motivo di essere distratti da nient’altro che dalla difesa dell’Ucraina”. Secondo alcune indiscrezioni, Yermak si apprestava a partire per gli Usa per i negoziati di pace. Rabbiosa la sua reazione di fronte alle accuse ed alla perquisizione. “Vado al fronte e sono pronto a qualsiasi rappresaglia. Sono una persona onesta e perbene”: così Andriy Yermak al New York Post. “La mia dignità non è stata tutelata, nonostante sia a Kiev dal 24 febbraio 2022. Pertanto, non voglio creare problemi a Zelensky, vado al fronte”, ha detto. Yermak si dice “disgustato” per le accuse che gli vengono rivolte, “ancora più disgustato dalla mancanza di sostegno da parte di coloro che conoscono la verità”. Il consigliere presidenziale e stretto alleato del presidente ucraino si è dimesso dopo la perquisizione del suo appartamento nell’ambito dell’inchiesta su uno scandalo corruzione da 100 milioni di euro. Capo di gabinetto di Zelensky e suo consigliere più fidato, era anche il capo negoziatore per Kiev nelle trattative di queste settimane per tentare di raggiungere la pace con la Russia. Ecco cosa sapere di lui.
L’Europa assicura: “Continueremo a finanziare Kiev”
“Posso garantire che il Consiglio europeo di dicembre non si concluderà senza l’approvazione dei finanziamenti all’Ucraina per il 2026 e il 2027, indipendentemente dalla modalità su cui si baseranno tali finanziamenti. Ho già informato i miei colleghi che questa volta dovranno prepararsi, se necessario, a un Consiglio europeo più lungo”. È una delle dichiarazioni che António Costa ha rilasciato in un’intervista al settimanale portoghese Expresso. Alla domanda sui rischi connessi all’uso di attivi russi per finanziare l’Ucraina, Costa risponde: “Non c’è una soluzione priva di rischi, ma quella presentata dalla Commissione è molto creativa e intelligente e rispetta le norme del diritto internazionale, perché non si tratta propriamente di un’appropriazione dei beni sovrani russi. Si tratta piuttosto, per così dire, di un utilizzo del valore contabile di tali beni come veicolo per il finanziamento dell’Ucraina. Ma è una soluzione che deve ancora essere elaborata. Il governo belga e altri governi hanno segnalato questioni su cui la Commissione sta lavorando con grande serietà”. E alla domanda sulla possibilità di una soluzione che non comporti costi per i cittadini europei, Costa dice: “Su questo bisogna essere chiari e onesti. Il denaro non piove mai dal cielo e il denaro pubblico, direttamente o indirettamente, proviene sempre dall’economia, dai cittadini e dalle imprese. Dobbiamo investire nella sicurezza dell’Ucraina, non solo per solidarietà, ma anche per il nostro interesse nella nostra sicurezza. Non possiamo pensare che sia solo un problema del confine orientale, altrimenti corriamo il rischio che a chi vive nel sud dell’Europa accada ciò che è successo a chi viveva nel centro e nel nord dell’Europa, quando pensavano che la questione dell’immigrazione fosse solo un problema del confine meridionale”.
Red
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