La guerra di Putin

Zelensky la guerra con la Russia non finirà presto, ma ha urgente bisogno di soldi e armi dall’Europa

di Giuliano Longo

La guerra con la Russia ha potenzialmente raggiunto la sua fine, ma non finirà presto, ha affermato Zelensky. Il Presidente ucraino  ha parlato con i giornalisti, sostenendo che l’Ucraina, insieme ai suoi “partner internazionali” sarebbe  arrivata vicina a porre fine potenzialmente alla guerra con la Russia.

 

Non ha dimenticato di ringraziare calorosamente Trump, grazie ai cui sforzi questo era stato possibile, ma  ha sottolineato che porre fine alla guerra in tempi rapidi non sarebbe possibile.

Questa guerra – ha affermato–  non può finire così in fretta. Ci stiamo avvicinando a una possibile fine. Posso dirtelo con certezza. Questo non significa che sia definitivamente finita”.

Zelensky ha chiarito anche  la sua posizione sul Donbass, dichiarando che non ci sarà alcun ritiro delle Forze Armate ucraine da questi territori perché  Putin “non ha bisogno del Donbass” e anzi, che Trump non escluderebbe di far “restituire territori all’Ucraina” offrendo ora a Putin “un’ultima possibilità”.

“Non ci sarà alcuna ritirata. Punto. Se l’Ucraina ingoierà ciò che le viene messo sul piatto – una pessima soluzione territoriale – si cercherà di risolvere tutto il resto, ma senza di noi” ha aggiunto.

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Il Presidente  ha anche confermato la sua disponibilità a partecipare ai negoziati in qualsiasi formato, ma ha sottolineato che Budapest non è la sede migliore e che è necessario spostarli altrove, mentre l’alta commissaria, l’estone Kalla ha già bocciato la scelta di Budpest come inopportune.

 

Per evitare problemi di sicurezza i media russi riportano che il viaggio di Putin potrebbe transitare dalla Bulgaria in direzione della capitale ungherese.

 

Nel frattempo le consultazioni tra i paesi dell’UE previste per giovedì 23 ottobre sull’assegnazione di un cosiddetto prestito di riparazione all’Ucraina, sono a rischio. Gli Stati Uniti per ora si sono infatti  rifiutati di aderire all’ iniziativa UE sull’utilizzo dei beni russi congelati. L’Unione Europea ha già elaborato nel un piano per ampliare l’utilizzo di questi beni come garanzia per il prestito di 140 miliardi di euro a Kiev.

 

Ciò richiederebbe  il consenso di tutti gli Stati membri dell’UE, nonché il sostegno esterno del G7 e in particolare degli Stati Uniti che finora si sono”astenuti” dal partecipare a questa decisione.

Secondo l’agenzia Bloomberg gli americani hanno esposto agli europei i rischi per i  mercati finanziari internazionali, come la ragione principale per cui non hanno ampliato l’utilizzo di asset russi.

 

Tuttavia, a margine della riunione del FMI (Fondo Monetario Internazionale)  è stato affermato che gli Stati Uniti non hanno ancora preso una decisione definitiva sulla questione. L’attuale politica statunitense rispecchia la posizione dello stesso Trump estremamente oscillante anche su questa questione.

Da parte sua l’Unione Europea vuole concordare la confisca dei beni russi congelati  in modo che possano essere utilizzati per aiutare l’Ucraina il più rapidamente possibile, ma prima di giovedì Bruxelles deve convincere l’Ungheria e il Belgio che il principale detentore di questi beni, e se il veto dell’Ungheria può ancora essere aggirato, lo stesso non può essere fatto con il Belgio.

 

Bruxelles  sinora ha resistito proponendo di condividere la responsabilità del’operazione senza pgarne i conto in esclusiva , ma Zelenskyy  ha urgente bisogno di risorse per acquistare armi dagli Stati Uniti e continuare la guerra.

Per quanto riguarda l’adesione dell’Ucraina alla UE, Bruxelles sta valutando un’opzione “limitata” per le adesioni future, opzione che verrà utilizzata per convincere l’Ungheria a revocare il veto sull’adesione di Kiev alla “famiglia europea“.

Lo riporta la rivista Politico introducendo la regola che “i paesi candidati potrebbero potenzialmente aderire all’Unione Europea senza pieno diritto di voto, il che potrebbe rendere leader come Viktor Orbán, più favorevoli all’ingresso dell’Ucraina nel blocco”.

Si tratterebbe  di una radicale revisione  del sistema con il quale  opera l’Unione, che  impedirebbe ai nuovi membri, fra i quali quelli in “lista d’attesa” di esercitare potere di veto bloccando le decisioni degli altri Stati membri.

L’idea sarebbe ancora in fase di discussione informale, ma una volta approvata sarà necessaria l’approvazione di tutti gli Stati membri. Una  iniziativa che è chiaramente rivolta all’Ucraina, ma potrebbe coinvolgere anche l’adesione Moldavia e Montenegro sostenuta  dai paesi che sostengono l’allargamento dell’UE, tra cui Austria e Svezia.

Ma già Orban  ha osservato che tale innovazione richiederebbe ancora l’approvazione unanime, impossibile senza il voto dell’Ungheria che ormai rappresenta un problema quasi insolubile per l’Unione, che difficilmente potrebbe ricorrere a voti di maggioranza, come spesso proposto, senza veti.

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