di Giuliano Longo (*)
“La priorità assoluta delle forze armate è difendere gli Stati Uniti. Il Dipartimento darà quindi priorità proprio a questo obiettivo, anche difendendo gli interessi americani in tutto l’Emisfero Occidentale”.E’ quanto si legge nelle linee guida della nuova Strategia di Difesa Nazionale (SDN), diffusa dal Pentagono che ribadisce i concetti già espressi lo scorso anno.
Priorità l’emisfero occidentale
Una strategia che dovrebbe garantire agli Stati Uniti l’accesso militare e commerciale nei territori chiave, in particolare il Canale di Panama, il Golfo d’America e la Groenlandia.
Se viene confermato l’impegno con il Canada ei i partner in America Centrale e Meridionale, si chiede anche che gli alleati rispettino e facciano la loro parte nella difesa degli interessi americani, scrive il documento “saremo pronti a intraprendere azioni mirate e decisive che facciano avanzare concretamente gli interessi degli Stati Uniti”.
L’’America Latina è dunque in cima alle priorità del Dipartimento della Guerra che intende ripristinare il predominio militare americano nell’emisfero occidentale per “proteggere la nostra Patria e il nostro accesso a territori chiave in tutta la regione”, si legge nel documento, che parla di “Corollario Trump alla Dottrina Monroe”.
Circa gli equilibri strategici nel continente americano, Donald Trump ha deplorato ieri sul social Truth le nuove intese tra Cina e Canada, conseguenza diretta delle minacce rivolte dallo stesso Trump al vicino minacciandone l’annessione agli Stati Uniti.
La critica più dura è che Il Canada si oppone alla costruzione del Golden Dome sopra la Groenlandia, nonostante possa proteggere anche il Canada che ha anche approvatoi accordi commerciali con la Cina, che li divorerà entro il primo anno!”
Con Russia e Cina andiamoci cauti
Rispetto al passato il documento punta sugli alleati chiamati ad assumersi maggiori oneri con un minore sostegno da parte di Washington, ma il tono risulta più morbido nei confronti di Cina e Russia.
La precedente strategia di Difesa nazionale, pubblicata dall’Amministrazione Biden, descriveva la Cina come la sfida più significativa per Washington e affermava che la Russia rappresentava una “grave minaccia”.
Ora il nuovo documento sollecita “relazioni rispettose” con Pechino, senza menzionare Taiwan e descrive la minaccia russa contro l’Est Europa come “persistente ma gestibile”.
Se il documento del Pentagono ribadisce la priorità alla protezione del territorio nazionale e all’egemonia nell’emisfero Ovest anche nell’ambito della deterrenza nei confronti della Cina, fornisce anche un supporto “più limitato” agli alleati in Europa e altrove.
Infatti se le forze statunitensi si concentrano sulla difesa del territorio nazionale e dell’Indo-Pacifico, gli alleati dovranno assumersi la responsabilità primaria della propria difesa “con un supporto fondamentale ma più limitato da parte delle forze americane”, si legge nel documento.
L’Europa partner di seconda fila
Un riferimento diretto all’Europa è l’affermazione che “la Russia rimarrà una minaccia persistente ma gestibile per i membri orientali della NATO” ma sebbene sia in serie difficoltà demografiche ed economiche, la guerra in Ucraina dimostra che “essa conserva ancora profonde riserve di potenza militare e industriale”.
Per quanto l’Europa rimanga importante nella strategia globale gli Stati Uniti “ la sua quota di potere economico globale è minore e in calo sebbene siamo e rimarremo impegnati in Europa”.
Il documento chiarisce in modo inequivocabile che gli Stati Uniti sono disposti a svolgere solo un ruolo limitato, di supporto e condizionato nella difesa dell’Europa. Implica che gli “alleati modello” avranno accesso prioritario alla cooperazione statunitense, creando di fatto una gerarchia nella NATO in cui alcuni alleati godono di un sostegno più sicuro da parte di Washington rispetto ad altri.
Inoltre, i ricorrenti riferimenti alla “NATO europea” o alla “NATO non statunitense” sembrano implicare un allontanamento degli Stati Uniti dai loro alleati europei e dall’Alleanza stessa, nel contesto della più profonda crisi transatlantica dalla nascita dell’Alleanza, innescata dalla Groenlandia. Nel complesso, questo è un ulteriore segnale che l’Europa non dovrebbe aspettarsi un sostegno decisivo dagli Stati Uniti contro la minaccia russa più percepita che reale come invece si ritiene a Washington.
Per quanto riguarda la Corea del Nord si punta sulla Corea del Sud che dovrà assumersi maggiori responsabilità nonostante la presenza di quasi 30mila soldati e l’aumento 7,5% nel 2026 per la sua difesa.
Conclusione
Come evidente le nuove linee guida del Pentagono coincidono perfettamente con “the America First” di Trump ma avranno sicuramente conseguenze importanti per il sud Est asiatico e soprattutto per l’Europa alle prese con il conflitto ucraino che potrebbe veder privata Kiev del robusto impegno militare (e finanziario) degli Stati Uniti promesso dal “fin che necessario” da Joe Biden.
Mentre il mancato riferimento a Taiwan se non indica una flessione dell’impegno militare americano, sottintende la possibilità di un accordo più ampio fra Washington e Pechino probabilmente in termini commerciali e non esclude un accordo politico nella lunga prospettiva.
Infine il problema della NATO che non viene rimessa in discussione anche perché necessaria per proteggere il fianco orientale dell’egemonia americana nell’emisfero occidentale, ma risulta subordinata alle scelte americane anche nell’area artica in un confronto più con le ambizioni di Pechino che non con la già consolidata presenza russa.
Infine l’Ucraina rimane un problema militare e finanziario solo europeo, ma non mancheranno le armi americane a pagamento.
(*) Analista geo-politico ed esperto di politica internazionale
