Energia e Sostenibilità

Ambiente: al via in Colombia summit per transizione da combustibili fossili

 

Al via in Colombia la Conferenza internazionale per la transizione dai combustibili fossili, a che parteciperanno i governi di circa 50 Paesi. Il summit, che punta a superare la dipendenza dai combustibili fossili, si terrà dal 24 al 29 aprile nella città caraibica di Santa Marta ed è organizzato insieme da Colombia e Olanda. Riunirà ministri, amministrazioni locali, accademici e gruppi della società civile per discutere di come andare oltre il petrolio, il gas e il carbone, garantendo al contempo che la transizione sia “giusta, ordinata ed equa”, hanno affermato gli organizzatori. L’incontro si svolge in un clima di frustrazione per il fatto che i negoziati Onu sul clima, cioè la Cop30 di Belem, non siano riusciti ad affrontare direttamente la questione della produzione di petrolio, gas e carbone – principale motore del riscaldamento globale – spingendo il vertice di Santa Marta a portare la questione al di fuori dei colloqui formali. La riunione mira a rafforzare la cooperazione fra i Paesi disposti a collaborare, piuttosto che a garantire impegni vincolanti. Parteciperanno Paesi provenienti da Europa, America Latina, Africa e Asia, molti dei quali svolgono un ruolo chiave nella produzione o nel consumo di combustibili fossili. Gli Stati Uniti e l’Arabia Saudita, due dei maggiori produttori mondiali di petrolio, non saranno presenti, a sottolineare le divisioni fra i Paesi che spingono per una transizione più rapida e quelli più strettamente legati agli interessi dei combustibili fossili. Il summit giunge in un momento in cui le tensioni geopolitiche e le pressioni economiche complicano la transizione, con i Paesi che cercano di trovare un equilibrio fra sicurezza energetica, vincoli finanziari e crescenti richieste di accelerare l’abbandono dei combustibili fossili. Gli organizzatori affermano che l’incontro ha lo scopo di aprire uno spazio per un dibattito politicamente delicato che è stato a lungo evitato nei negoziati internazionali sul clima. “Si tratta sicuramente di uno spazio politico. Stiamo aprendo uno spazio di discussione che non esiste”, ha dichiarato ad Associated Press la ministra dell’Ambiente colombiana, Irene Vélez Torres, in un’intervista prima del vertice. A differenza dei negoziati formali delle Nazioni Unite sul clima, l’incontro non dovrebbe produrre impegni vincolanti. Al contrario l’obiettivo è appunto quello di generare una serie di proposte e costruire coalizioni di Paesi disposti ad accelerare l’eliminazione graduale dei combustibili fossili. “Purtroppo abbiamo anche visto l’azione per il clima scivolare in fondo alla lista delle priorità dei governi”, ha affermato Claudio Angelo, responsabile delle politiche internazionali presso il think tank brasiliano Observatorio do Clima. In base all’Accordo di Parigi, cioè l’accordo globale sul clima del 2015, i Paesi fissano i propri obiettivi di emissioni, il che significa che nessun processo internazionale può obbligare i governi a eliminare gradualmente i combustibili fossili. Il vertice fa parte di una più ampia spinta per portare la diplomazia climatica oltre gli obiettivi di emissioni e verso un confronto diretto con la produzione di combustibili fossili, una questione politicamente delicata che da tempo divide i Paesi. Una delle proposte è quella di designare aree in cui l’estrazione di petrolio, gas e carbone sarebbe vietata, in particolare nelle regioni ecologicamente sensibili. “Le zone senza combustibili fossili trasformano gli obiettivi climatici globali in decisioni geografiche concrete”, ha affermato Andrés Gómez della Fossil Fuel Treaty Initiative. I leader indigeni coinvolti nel processo spiegano che stanno spingendo i governi che partecipano al vertice di Santa Marta ad adottare le zone senza combustibili fossili come parte dei loro piani di transizione. “Per i popoli indigeni, fermare l’estrazione di combustibili fossili non è solo un imperativo climatico: è essenziale per difendere i nostri territori, i nostri sistemi di governance e il nostro diritto all’autodeterminazione”, ha affermato Juan Carlos Jintiach, segretario esecutivo della Global Alliance of Territorial Communities, una coalizione di organizzazioni indigene e delle comunità locali che rappresenta milioni di persone nelle regioni forestali di tutto il mondo. Ha aggiunto che i governi devono passare “dagli impegni all’attuazione” integrando le zone libere dai combustibili fossili nei piani nazionali di transizione energetica. La conferenza si svolge in un momento di accresciuta incertezza geopolitica in relazione alla guerra in Iran, che ha sconvolto i mercati energetici globali e minacciato l’approvvigionamento attraverso lo Stretto di Hormuz, rotta cruciale per circa un quinto del petrolio mondiale. I conseguenti picchi dei prezzi si stanno già facendo sentire ben oltre i mercati energetici. Nella sua intervista ad AP, la ministra colombiana dell’Ambiente Vélez ha affermato che tale instabilità dovrebbe accelerare anziché ritardare la transizione. “La crisi, e chiamiamola con il suo nome, la guerra in Medioriente ha innescato una crisi globale” e “in questo caso credo che il movimento debba orientarsi verso una radicalizzazione dell’agenda verde e delle transizioni”, ha affermato. Alcuni analisti avvertono che gli shock di approvvigionamento potrebbero spingere i paesi ad aumentare la produzione di combustibili fossili nel breve termine, anche se si impegnano a raggiungere obiettivi climatici a lungo termine, mettendo in evidenza la tensione tra sicurezza energetica e azione per il clima. Tale tensione è particolarmente visibile in America Latina, dove molte economie dipendono fortemente dalle esportazioni di petrolio, gas e minerali, anche se i governi si posizionano come leader climatici. La Colombia, uno dei principali produttori di petrolio della regione e sede di circa il 6% della foresta amazzonica, dipende dalle esportazioni di greggio per una quota significativa delle entrate pubbliche e dei proventi esteri. Allo stesso tempo, il governo del presidente colombiano Gustavo Petro si è impegnato a fermare nuove esplorazioni petrolifere e a promuovere l’eliminazione graduale dei combustibili fossili a livello globale. “La dipendenza economica e fiscale è un problema, ed è forse la sfida principale che dobbiamo affrontare”, ha dichiarato Vélez. Si prevede che anche i vincoli finanziari influenzeranno le discussioni. Molti paesi in via di sviluppo devono far fronte a livelli elevati di debito pubblico e a uno spazio fiscale limitato, il che rende difficile investire nelle energie rinnovabili e in altri elementi della transizione. I gruppi della società civile sostengono che, senza riforme del sistema finanziario globale, questi vincoli continueranno a rallentare i progressi.

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