di Gianluca Maddaloni
Negli ultimi anni, i musei di tutto il mondo stanno attraversando una trasformazione profonda. Se da un lato conservano il loro ruolo di custodi della storia e dell’arte, dall’altro devono confrontarsi con le sfide poste dal mondo digitale e dalle nuove esigenze di un pubblico sempre più interconnesso. La pandemia ha accelerato un processo già in corso, spingendo i musei a esplorare nuove modalità di fruizione che uniscono l’esperienza fisica tradizionale a innovative forme di interattività digitale. La digitalizzazione delle collezioni museali è il primo passo di questo cambiamento. Molte grandi gallerie, come il Louvre di Parigi e il British Museum di Londra, hanno creato piattaforme online che permettono ai visitatori di esplorare virtualmente le loro collezioni. Questo ha reso l’arte e la cultura accessibili a un pubblico globale, permettendo a chiunque, ovunque si trovi, di ammirare capolavori come la Gioconda o la Stele di Rosetta senza bisogno di spostarsi fisicamente. I tour virtuali stanno diventando sempre più sofisticati, grazie a tecnologie come la realtà virtuale (VR) e la realtà aumentata (AR). Attraverso visori VR, i visitatori possono “camminare” tra le sale dei musei come se fossero davvero lì, vivendo un’esperienza immersiva e personalizzata. La realtà aumentata, invece, offre la possibilità di arricchire l’esperienza in loco: basta uno smartphone per ottenere informazioni aggiuntive sugli oggetti esposti o addirittura visualizzare ricostruzioni in 3D di opere danneggiate o mancanti. Un esempio pionieristico in questo campo è il Museo di Storia Naturale di Londra, che ha sviluppato un’app di realtà aumentata per permettere ai visitatori di interagire con modelli virtuali di dinosauri o di antichi mammiferi direttamente nelle sale espositive. Questo tipo di tecnologia non solo rende l’esperienza più coinvolgente, ma la arricchisce con dettagli che altrimenti non sarebbero fruibili. Un altro canale fondamentale attraverso cui i musei stanno ridefinendo il loro ruolo è rappresentato dai social media. Piattaforme come Instagram, TikTok e YouTube vengono utilizzate per raccontare le collezioni, dietro le quinte, e connettersi con un pubblico giovane e abituato a una fruizione culturale più informale e immediata. Video brevi, post interattivi e dirette streaming di mostre o conferenze rendono il museo un’entità viva, che comunica in tempo reale e coinvolge il pubblico in modo continuativo. Un esempio interessante è il “Getty Museum” di Los Angeles, che durante la pandemia ha lanciato una sfida social invitando i suoi follower a ricreare opere d’arte famose utilizzando oggetti di uso quotidiano. Questa iniziativa ha reso virale l’arte, coinvolgendo attivamente il pubblico e stimolando la creatività collettiva. Oltre al digitale, un altro aspetto del futuro dei musei è l’interattività fisica, dove i visitatori non sono più semplici osservatori passivi ma diventano veri e propri protagonisti dell’esperienza culturale. I musei interattivi, sempre più diffusi, offrono esperienze sensoriali, coinvolgendo la vista, l’udito, il tatto e perfino l’olfatto, per rendere la visita un’esperienza memorabile e stimolante. Il Museo delle Scienze di Trento, ad esempio, utilizza postazioni multimediali, giochi interattivi e ricostruzioni dinamiche per spiegare i fenomeni scientifici in modo comprensibile e divertente. Questo approccio permette di avvicinare al museo un pubblico più giovane o meno avvezzo al linguaggio tradizionale dell’arte e della cultura. Anche i musei d’arte contemporanea, come il MoMA di New York, stanno sperimentando forme di interazione più diretta, con installazioni che richiedono la partecipazione attiva del visitatore, trasformandolo in parte integrante dell’opera. Un’altra rivoluzione che potrebbe cambiare radicalmente il mondo dei musei è l’avvento degli NFT (Non-Fungible Token) e della “blockchain”. Queste tecnologie stanno aprendo nuove prospettive per la creazione, la distribuzione e la fruizione dell’arte digitale. Alcuni musei hanno iniziato a esplorare l’idea di esporre opere d’arte in formato digitale, certificate tramite NFT, rendendo l’arte digitale una componente fondamentale delle loro collezioni. Il Museum of Digital Art di Zurigo è uno dei primi esempi di museo dedicato esclusivamente all’arte digitale, dove i visitatori possono non solo ammirare opere virtuali, ma anche acquistare NFT, entrando così a far parte del mondo della collezione digitale. Questa fusione tra fisico e digitale sembra destinata a diventare il futuro dei musei. L’esperienza reale, con la sua capacità di farci sentire fisicamente vicini a un’opera d’arte o a un reperto storico, resterà centrale, ma sempre più spesso sarà integrata da soluzioni digitali che arricchiranno e personalizzeranno la visita. Le tecnologie digitali e la crescente interattività non sostituiranno l’esperienza tradizionale del museo, ma ne saranno una naturale evoluzione, rendendo la cultura più accessibile, coinvolgente e dinamica. I musei stanno diventando spazi in cui il pubblico può non solo apprendere, ma anche sperimentare, creare e partecipare attivamente. In questo nuovo scenario, i musei del futuro non saranno più solo luoghi di conservazione, ma veri e propri laboratori culturali, in cui il confine tra reale e virtuale si sfuma, dando vita a nuove forme di fruizione e interazione. E così, il museo si conferma come uno degli spazi culturali più vitali e innovativi, capace di evolversi e adattarsi alle nuove esigenze del mondo contemporaneo.
