L’Europa non ci crede, ma dovremmo crederci noi? (E il congelatore del Belgio funziona meglio delle istituzioni)
C’è sempre un momento, nella storia dell’Unione Europea, in cui l’ipocrisia supera la fantasia. E il caso dei 140 miliardi di asset russi congelati in Belgio, uno di quelli che fanno scuola. Una scuola che, per ironia, somiglia sempre più a quelle barzellette in cui il protagonista dice: “Non sono miei, eh… ma se vuoi usarli tu, io non garantisco nulla.” E infatti eccoci qui: l’UE annuncia il grande piano per aiutare l’Ucraina usando i proventi dei beni russi bloccati. Titoli altisonanti, conferenze stampa eroiche, dichiarazioni da Nobel per la pace anticipato.
Poi, quando qualcuno chiede: “Scusate, ma chi garantisce il prestito?” Silenzio. Rumore di passi. Qualcuno tossisce. E l’Europa, tutta, compatta, risponde: “NOI? Ahahah, ma siete matti?”
Nemmeno la Banca Centrale Europea vuole assumersi il rischio politico e legale.
Il Belgio, che custodisce la cassaforte, si tira fuori con eleganza, come chi rompe un vaso e dà la colpa al gatto. Altri Paesi fanno spallucce, scuotono la testa, guardano per aria. Insomma: 140 miliardi che nessuno vuole toccare. Sembrano l’eredità di un parente mafioso: tutti la vogliono nominare, nessuno vuole firmarne il ritiro.
La verità è semplice e devastante: se non ci crede l’Europa, perché dovremmo crederci noi cittadini? Per settimane abbiamo ascoltato retorica, dignità, coraggio, ricostruzione, solidarietà. Tutte parole bellissime, da incisione su marmo.
Poi, nel momento di mettere la firma su un prestito garantito, Bruxelles svanisce come un prestigiatore di terza categoria. E allora diciamolo chiaramente: nessuno vuole essere responsabile dell’uso di quei soldi. Perché i rischi legali sono enormi, le possibili ritorsioni pure, e soprattutto, anche se nessuno lo dice, c’è il terrore che la questione finisca davanti a un tribunale internazionale, trasformando l’Europa da moralizzatrice… a imputata. La scena è comica. Anzi, sarebbe comica, se non fosse tragica. Ecco i 140 miliardi di euro che stanno lì, custoditi come opere d’arte in un caveau, usati però come arma narrativa, come strumento di propaganda, come prova muscolare dell’Europa che “c’è”. Peccato che quando si tratta di dimostrare che “c’è davvero”, l’Europa “non c’è più”. È un po’ come quando un politico promette:
“Risolvo tutto io!” E poi aggiunge sottovoce: “…ma non chiedetemi di firmare, ecco.” Ma il vero capolavoro sta qui: mentre l’Europa gioca a scaricabarile, chiede ai cittadini di “credere”. Di “avere fiducia”. Di “capire lo sforzo”. Signori cari, se non avete fiducia voi, noi cosa dovremmo capire? Che il vostro è un piano simbolico?
Un annuncio da conferenza stampa? Una sceneggiatura da fiction geopolitica del martedì sera? Il problema non sono i 140 miliardi. Il problema è la credibilità.
Perché quando nemmeno tu, che l’hai ideato. credi nel tuo stesso piano, allora non è più un piano:è una farsa. Una farsa da prima pagina. Una farsa che costa.
Una farsa che insulta l’intelligenza di qualunque contribuente europeo. E allora, la domanda finale è inevitabile: se l’Europa non si fida dell’Europa, perché dovremmo farlo noi?
Ricc.Bizz.
