di Viola Scipioni
Mercoledì 15 gennaio il gruppo Ferrovie dello Stato ha presentato un esposto alla questura di Roma per accelerare il processo di indagine sui guasti che negli ultimi mesi hanno causato numerosi ritardi e numerose cancellazioni sulle linee ferroviarie più importanti del Paese.
Roma Termini, una delle stazioni più importanti d’Italia, tra le giornate di martedì 14 e mercoledì 15 gennaio, ha riscontrato numerosi problemi sulle proprie linee, aumentando ancora di più il malcontento dei cittadini creatosi già la domenica precedente per problemi analoghi sulle linee lombarde e milanesi.
Il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, ha deciso di commentare l’accaduto, a differenza di quanto successo la scorsa settimana, sui propri social, scrivendo come «per recuperare i danni del malgoverno della sinistra, abbiamo avviato un piano da 100 miliardi di investimenti per le infrastrutture ferroviarie, con oltre 1.200 cantieri già attivi per recuperare decenni di ritardi sulle ferrovie di questo Paese ma Renzi se la prende con me… ma non doveva ritirarsi dalla politica?». L’ex premier e attuale leader di Italia viva aveva infatti affermato, qualche ora prima, che: «anche oggi ritardi su tutta la linea ferroviaria. Firmate e fate firmare la petizione per le dimissioni di Salvini: porteremo le vostre firme in Parlamento», allegando poi un link sul sito ufficiale di Italia viva.
Il battibecco tra i due si è prolungato fino al primo pomeriggio di mercoledì, quando Renzi ha chiuso la questione con «sei stato al Governo più tempo di me, buffone. Da quando tu fai il Ministro, è un ritardo continuo. Ma perché non ti dimetti come ti stanno chiedendo migliaia di cittadini?».
In seguito all’esposto di Ferrovie dello Stato, Salvini ha poi lasciato un’ultima dichiarazione sulla questione, evidenziando il suo auspicio per «risposte inequivocabili e rapide, perché sarebbe gravissimo fare battaglia politica sulla pelle dei lavoratori e dei pendolari».
Nelle ore successive, in molti si sono soffermati sull’inconcludente esposto presentato da Ferrovie, soprattutto perché sostiene come i guasti recenti siano parte di un complotto organizzato per destabilizzare la società senza però portare alcuna prova. È sicuramente vero, da un lato, che le numerose divergenze tra il Ministro Salvini ed il sindacalista Landini hanno portato e stanno portando il Paese a blocchi e scioperi continui, che ormai caratterizzano quasi ogni venerdì del mese, ma quanto affermato dall’azienda risulta quasi irreale. «Gli orari in cui si sono verificati alcuni problemi, il tipo di guasti e la loro frequenza stanno destando più di qualche interrogativo in circostanze altamente sospette» si legge nella nota, che prosegue poi con: «non può essere un caso che si tratti degli orari più complicati per la circolazione ferroviaria, con ricadute pesanti su tutta la rete».
In attesa che le indagini facciano chiarezza, i cittadini rimangono ostaggio di disservizi e polemiche politiche, mentre il sistema ferroviario italiano mostra tutte le sue fragilità legate o meno alla politica.
