L’Afghanistan vuole entrare formalmente nella Belt and Road Initiative (BRI). Lo ha dichiarato alla Reuters il ministro del Commercio ad interim di Kabul, Haji Nooruddin Azizi, aggiungendo che le parti stanno “discutendo delle questioni tecniche”.
L’Afghanistan è ricco di risorse minerarie, come litio, rame e ferro, e nel paese sono già attive diverse aziende cinesi del settore. Una di queste è la Metallurgical Corp. of China, che fin da prima del ritorno dei talebani era in trattative per investire in una grande miniera di rame.
La sicurezza rimane però una fonte di apprensione. Preoccupa in particolare l’attività nel paese dello Stato Islamico della Provincia del Khorasan (ISIS-K), che lo scorso anno ha ferito in un attentato a Kabul 5 cittadini cinesi.
Il problema non è limitato all’Emirato talebano: incontrando a margine del forum BRI il primo ministro ad interim, Anwar ul Haq Kakar, Xi Jinpingha auspicato l’implementazione di una “versione aggiornata” del corridoio Cina-Pakistan, ma ha anche ribadito la necessità di assicurare la sicurezza dei cittadini cinesi, diventati negli ultimi anni vittima di attentati di varia matrice.
Sino adoggi sono stati terminati solo una cinquantina di progetti BRI per un valore di 25 miliardi di dollari. Stando alle proiezioni ufficiali, tutto il corridoio Cina-Pakistan, una volta terminato, ne dovrebbe arrivare a valerne 65 miliardi.
In uno scenario che vede l’aumento dei tassi d’interesse globali e l’escalation delle tensioni geopolitiche, gli osservatori sostengono che la prossima fase potrebbe vedere lo yuan cinese rivestire un ruolo più importante nella Belt and Road Initiative (BRI).
Gli investimenti nell’ambito del progetto sono stati storicamente condotti in dollari, ma sempre più paesi stanno tentando di mitigare i rischi associati alla valuta anche nell’ottica di evitare le sanzioni imposte dagli Stati Uniti e alleati. La BRI ricopre un ruolo di primo piano nella strategia di internazionalizzazione dello yuan.
Nel Libro Bianco pubblicato la scorsa settimana per anticipare il terzo forum BRI, Pechino ha rivelato di aver stabilito accordi di compensazione dello yuan in 17 paesi. L’Argentina, ad esempio, attinge in misura sempre crescente alla linea di credito concessa da Pechino alcuni mesi fa.
Sergio Massa,ministro dell’Economia e candidato alla presidenziali del 22 ottobre, ha preso in prestito 6,5 miliardi di dollari in valuta della Repubblica popolare. Una mossa annunciata dal presidente Alberto Fernández durante una visita in Cina dello scorso mercoledì, come tentativo ultimo per stabilizzare l’economia in vista delle imminenti elezioni.
L.G.
