Economia e Lavoro

Commercio: Confesercenti, avvio 2026 in positivo, ma crescita non è per tutti. Confcommercio, restano fragilità

“Dopo il calo di dicembre, le stime Istat sul commercio al dettaglio di gennaio aprono il 2026 con un segnale complessivamente positivo: le vendite aumentano sia rispetto al mese precedente (+0,6% in valore e +0,4% in volume) sia su base annua (+2,3% e +0,9%). La crescita, però, è a due velocità: a trainare sono soprattutto le vendite alimentari e la grande distribuzione, mentre il non alimentare e le piccole superfici rimangono in affanno”. Così Confesercenti commenta i dati Istat sulle vendite al dettaglio di gennaio. “Sul mese precedente, l’incremento è più marcato per i beni alimentari (+1,1% in valore e +0,9% in volume), mentre per i non alimentari resta molto contenuto (+0,2% in valore e +0,1% in volume). Un dato che suggerisce come le famiglie continuino, sotto il peso di inflazione e incertezza, a contenere le spese discrezionali, concentrando il budget su voci irrinunciabili e penalizzando gli acquisti non essenziali, quelli che fanno la differenza soprattutto per le imprese di prossimità”, prosegue Confesercenti. “Il punto critico resta la distribuzione dei benefici: la crescita riguarda soprattutto grande distribuzione e online. A gennaio, infatti, la grande distribuzione segna +4,1% in valore e l’e-commerce +4,6%, mentre le imprese su piccole superfici si fermano a un +0,2% in valore (che, in termini di volume, stimiamo possa tradursi in un calo intorno al -1,2%). Un segnale preoccupante dopo quattro anni consecutivi di perdite che, per il commercio di vicinato, secondo le nostre stime hanno superato complessivamente l’11% in volume”, sottolinea Confesercenti. “Il quadro è coerente con le nostre recenti previsioni: nel 2026 le vendite al dettaglio dovrebbero interrompere la caduta post Covid, ma restare sostanzialmente ferme (+0,2% in volume), mentre per le piccole superfici stimiamo una flessione dello 0,5% in volume. Resta inoltre da vedere quanto il percorso possa essere confermato nell’attuale contingenza. Su questo scenario pesano infatti sia l’erosione del potere d’acquisto, con il rischio di una nuova ondata inflattiva, sia le incognite del quadro internazionale, segnato da conflitti, tensioni commerciali e volatilità dei mercati energetici. In particolare, l’eventualità di uno shock energetico legato alle tensioni in Medio Oriente potrebbe imprimere una nuova accelerazione ai prezzi nel corso del 2026”, conclude. Poi sui dati Istat interviene la Confcommercio.

 

Commercio: Confcommercio, inizio anno favorevole ma restano fragilità

 

“Il dato sul positivo andamento delle vendite di gennaio consolida la fondata impressione di un inizio del 2026 piuttosto favorevole per l’economia italiana. I consumi restano una discreta incognita, ma l’incremento delle vendite sia a valore sia a volume nel primo mese dell’anno contribuisce a dissipare qualche dubbio. Almeno, non si può escludere che nel 2026 un sostegno alla crescita possa venire dalla componente della domanda delle famiglie, dati i redditi reali crescenti e l’occupazione ai massimi. In questo contesto permangono, purtroppo immutati, i soliti elementi di fragilità, tra i quali il più rilevante è ancora la riduzione del volume d’affari dei negozi di prossimità. Per quanto riguarda il contesto internazionale, ovviamente il problema principale è costituito dalle potenziali recrudescenze dell’inflazione con contestuale riduzione del potere d’acquisto dei redditi e dei risparmi accumulati. Nel passato recente, tuttavia, molti sistemi economici – tra cui quello italiano – hanno ben reagito a shock esogeni avversi. Ciò suggerisce oggi di non enfatizzare troppo la portata degli eventi, la cui durata e intensità sono, peraltro, imprevedibili”. Così l’Ufficio Studi Confcommercio commenta i dati diffusi oggi dall’Istat sulle vendite al dettaglio.

Red

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