La guerra di Putin

Cosa succederebbe se Putin morisse o venisse rimosso?

di Giuliano Longo

Dopo l’attacco di droni al Cremlino e le voci diffuse di una malattia di Putin, sulla stampa americana si cominciano a formulare ipotesi, talora fantasiose e altre volte ponderate, nel caso di un suo decesso, per ora fortemente auspicato solo da Zelensky.

La considerazione preliminare di molti commentatori è che nonostante la resistenza ucraina la Russia non se ne andrà dai territori occupati, anzi il conflitto si va estendendo a seguito dei sabotaggi ormai giornalieri nello stesso territorio russo. In merito all’attacco del drone alla residenza di Putin si sollevano anche molti dubbi sulle reali intenzioni omicide degli attentatori anche se appare quasi certo che il drone assassinio sia stato pilotato addirittura dalla regione di Mosca. Non mancano sulla rete le solite valutazione dei dietrologhi professionali secondo i quali l’attentato sarebbe stato un diversivo tutto del Cremlino  per giustificare un’espansione della sua guerra in corso. Per molti mesi si era diffusa la notizia  che la vita di Putin fosse a rischio per una sua malattia o addirittura  a causa delle intenzioni golpiste delle persone nella sua cerchia ristretta. L’unica cosa certa  è che Putin ha 70 anni quindi ha già superato l’aspettativa di vita media della maggior parte dei maschi russi. Fortunatamente Biden supera gli 80 e patemi di questo genere gli USA non ne hanno, proprio per il meccanismo costituzione che prevede la successione del vice presidente.

Insomma, come tutti Putin dovrà pur morire indipendentemente dalle numerose macumbe che ne auspicano una fine immediata.

Ma è qui che sorgono le preoccupazioni dei commentatori più seri perché oggi Putin è l’incarnazione del vecchio concetto russo di Silnaya Ruka, il pugno di ferro. Una convinzione condivisa tra fra il popolo fin dalla nascita della Russia stessa e secondo la quale il loro paese abbia bisogno di un’autorità centrale forte  per mantenere il loro paese stabile e unito. Putin sta oggi svolgendo quel ruolo dopo aver passato anni  a reprimere o cooptare qualsiasi centro di potere alternativo, inoltre, nonostante quanto pensi qualcuno in Occidente, la maggior parte delle élite russe non è disposta ad andare contro di lui perché senza il capo  crollerebbe lo stesso Stato.  La Russia è una terra tentacolare (il paese più grande in termini di territorio che attraversa ben 11  fusi orari) con una lunga storia. È una nazione definita dalle sue forze centrifughe, quindi se il centro è forte, quelle forze centrifughe ne orbitano attorno tenendo unita la nazione.  Storicamente quando l’autorità centrale è debole la Russia è dilaniata dalle sue stesse forze centrifughe. Un Paese che non ha mai avuto una società civile come la intendiamo noi in Occidente e tanto meno una democrazia vera e propria, anche se oggi una riverniciata di liberismo e l’arricchimento di una minoranza della popolazione, nonché l’adozione di modelli e consumi occidentali, danno un parvenza di modernizzazione.

E’ lo Stato che conta ancora e la sua dissoluzione, come si augurano oltranzisti statunitensi, Polacchi, Baltici e altri, preluderebbe solo alla sua spartizione come previsto da alcuni piani già elaborati di illuminante stoltezza. Sicuramente ci sono alcuni pronti a sostituire lo Tzar, ad esempio  l’ex presidente russo Dmitri Medvedev,che si va distinguendo per le sue minacciose affermazioni oltranziste e molto spesso volgari. Un altro nome è quello Nikolai Patrushev,  alto consigliere per la politica estera di Putin, nonché ex ufficiale del KGB, oggi a capo  dell’FSB che nel 1999, sostituì il vecchio servizio di sicurezza sovietico. Senza dimenticare che lo stesso Putin e molti dei suoi collaboratori proprio da KGB provengono. C’è poi, con scarse possibilità di successo, il movimento nazionalista russo di destra rappresentato dall’eccentrico teorico geopolitico Alexander Duginche ha perso la figlia nell’attentato, forse di matrice ucraina, lo scorso anno.

Dugin è un membro molto influente nell’élite russa, i suoi scritti e discorsi hanno influenzato almeno due generazioni di leader militari, politici e diplomatici russi. Non è quindi escluso che qualche suo discepolo possa prendere il posto di Putin alla sua morte. In tal caso andrebbe al potere un autocrate russo più giovane e più violento, contrariamente quelli che in Occidente pensano che una volta cacciato Putin  la democrazia potrà finalmente regnare in Russia. I commentatori più sensati invece temono che i due risultati più probabili di una cacciata o morte di Putin porterebbe al potere  un autocrate molto più cattivo e spregiudicato che potrebbe rendere l’Europa ancora più vulnerabile.

Chi controllerà l’enorme arsenale di armi di distruzione di massa della Russia?

Sebbene Vladimir Putin possa essere visto come un diavolo dai leader della politica estera statunitense, è almeno il diavolo che tutti conoscono.Morirà in un modo o nell’altro, ma accelerare quel destino,  significherebbe destabilizzare una situazione già instabile in Russia e rischiare risultati  imprevedibili che avranno un impatto negativo sul mondo per i decenni a venire.

L’unica cosa più spaventosa di una Russia risorgente in Europa guidata da un aspirante zar, come Putin, è una Russia che crolla nelle sue componenti costituenti ed è in guerra con se stessa e con i suoi vicini,come è accaduto dopo la rivoluzione d’ottobre (ovviamente in ben altre condizioni storiche). Questo è esattamente ciò che accadrà se Putin venisse rimosso dal potere ancor prima della sua morte.

aggiornamento la Guerra di Putin ore 14.17

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