di Balthazar
Secondo i recenti dati dalla Commissione europea, i prezzi reali delle case nella UE sono aumentati in media del 24% nell’ultimo decennio. Il costo degli affitti nelle grandi città è cresciuto con una media del 45% con picchi che hanno raggiunto il 125%. Ma un abitante dell’UE su sei vive in case sovraffolate e tende ad aumentare il numero delle persone senza fissa dimora.
I piani includono varie ambiziose strategie legate alla crisi abitativa. Gli strumenti principali sono la strategia europea contro la povertà, che mira a ridurre la povertà assoluta e il rischio di esclusione sociale entro il 2030 e include alcuni obiettivi sugli alloggi.
Il piano per gli alloggi accessibili, che si concentra sul diritto alla casa e intende definire criteri comuni per l’accessibilità e armonizzare le politiche fiscali e di investimento nel settore residenziale. Infine, la revisione del piano d’azione dei diritti sociali include un capitolo dedicato al diritto alla casa e alle persone senza fissa dimora.
Politiche e misure inefficaci
Nell’ottobre 2025 FEANTSA – la federazione europea delle ong che lavorano per le persone senza fissa dimora – e la Fondation pour le Logement des Défavorisés hanno pubblicato un un rapporto sulla esclusione dell’abitare in Europa, da quale risulta che a la crisi degli alloggi nel continente non è mai stata così grave.
Le politiche per l’edilizia sociale spesso finiscono per fornire case al ceto medio, finanziando soluzioni “intermedie” che non risolvono la reale emergenza abitativa. Gli alloggi sociali veri, con canoni accessibili, stanno sparendo, e chi non ha reti di protezione viene ignorato, mentre il sistema tende a proteggere chi una casa già ce l’ha, mentre gli altri restano invisibili.
Le due ONG invitano la Commissione europea a dare priorità ai bisogni delle famiglie più povere difendendo e rilanciando l’edilizia sociale, garantendo finanziamenti UE stabili e sufficienti, a imporre degli standard minimi per gli affitti e i diritti degli inquilini, e a sostenere modelli abitativi non-profit o di proprietà collettiva.
La crisi degli alloggi e i senza tetto
In Europa, si stima che circa 895.000 – 900.000 persone vivano senza fissa dimora, una cifra in costante aumento negli ultimi anni, con alcuni report recenti che parlano di oltre 1,3 milioni di persone senza fissa dimora considerando una crisi abitativa che coinvolge un numero crescente di individui, inclusi donne e bambini.
Anche se i problemi legati agli alloggi presentano delle caratteristiche comuni a livello europeo, le forme che assume la crisi abitativa variano notevolmente da Paese a Paese e da regione a regione.
In Italia, come scrive Silvia Martelli sul Sole 24 Ore, si stima che le persone senza fissa dimora siano oltre 120mila. Il patrimonio abitativo destinato all’edilizia sociale è appena il 4%, uno dei tassi più bassi di tutta Europa, e migliaia di famiglie rischiano lo sfratto.
Il caso della Grecia è simile ed è uno dei cinque paesi UE che non dispone di un registro nazionale sul fenomeno delle persone senza fissa dimora il 26% della popolazione che si trova a rischio povertà o esclusione sociale, con picchi più alti tra le persone con disabilità e i migranti.
A Bucarest, in Romania, le stazioni della metropolitana e i sottopassi diventano presto dei rifugi per chi non ha più un tetto, con oltre duemila persone che vivono per strada nella capitale più del doppio rispetto al 2020.
Il problema abitativo dei Rom
I problemi legati agli alloggi si uniscono con discriminazioni su base etnica o con un vero e proprio razzismo istituzionale, che finisce per mettere al margine intere comunità. Secondo uno studio su dieci Paesi europei condotto dall’Agenzia per i diritti fondamentali dell’UE, il 22% dei cittadini rom vive in case senza un impianto idrico interno e l’82% in abitazioni sovraffollate.
In Romania molte delle persone senza fissa dimora appartengono proprio alla comunità rom. Sono vittime di sgomberi e di discriminazione da parte delle stesse istituzioni. Migliaia di famiglie non compaiono nei registri ufficiali, perché vivono in case “non legali” o in rifugi informal
Simile è il caso delle comunità rom in Bulgaria. Anche lì subiscono ripetutamente demolizioni e allontanamenti e si ritrovano senza fissa dimora a causa di decisioni istituzionali legate al razzismo di Stato.
Anche in Serbia le persone rom subiscono frequentemente sgomberi, che di rado si accompagnano a soluzioni alternative delle istituzioni e lasciano così per strada migliaia di cittadini ogni anno. Le famiglie espulse finiscono in baracche improvvisate, lontano dai servizi e dalle scuole.
Secondo l’ultimo rapporto FEANTSA in Europa le persone senza casa non sono solo quelle che dormono per strada, ma anche quelle che vivono senza sicurezza, senza diritti, e senza voce.
