Politica

Governo: Schlein sfida Meloni, crisi profonda, noi pronti ma no a ‘federatori’

di Nadia Pietrafitta (*)

Il terremoto nel Governo, con le dimissioni di Daniela Santanché che arrivano a meno di 24 ore da quelle di Andrea Delmastro e Giusi Bartolozzi, scuote anche il centrosinistra. Elly Schlein rompe gli indugi e fotografa una situazione “di grande difficoltà” per Giorgia Meloni e di “crisi politica profonda”. La segretaria Pd non si spinge a chiedere elezioni anticipate, ma assicura: “In qualunque momento saranno, noi ci faremo trovare pronti”. Le opposizioni, unite, presentano di buon mattino una mozione di sfiducia nei confronti di Santanché, ad aumentare il pressing nei suoi confronti avviato già ieri sera da palazzo Chigi. “Vi è mai capitato di vedere una nota di un presidente del Consiglio per chiedere le dimissioni di un ministro? Quello di Meloni è un segnale di debolezza evidente”, punta il dito Schlein. A sera, a passo indietro avvenuto, è Giuseppe Conte ad attaccare. “Ci sono voluti tre anni e 15 milioni di cittadini che hanno votato No al referendum per far dimettere una ministra responsabile di una truffa Covid ai danni dello Stato. Chi è responsabile di tutto questo? C’è un solo nome, Giorgia Meloni, una premier oggi debole, debolissima”, dice chiaro.

 

“Finalmente si è concluso questo indegno teatrino con le dimissioni della ministra del Turismo Daniela Santanchè, che per oltre un giorno e mezzo ha tenuto sotto scacco l’intero governo Meloni e l’intera maggioranza di destra. Un altro segno della crisi politica che in tutta evidenza si è aperta dopo la batosta referendaria”, gli fa eco da Avs Nicola Fratoianni. “Giorgia Meloni esce politicamente a pezzi da tutta questa vicenda, indebolita dal post voto che ha gestito persino peggio della campagna elettorale per il referendum – sintetizza il segretario di Più Europa, Riccardo Magi -. L’Italia non merita questo scempio delle istituzioni, trasformate in un ring per una rissa da bar”. E se per Schlein sono “evidenti le conseguenze politiche” dopo il voto del referendum, per Conte “il governo oggi barcolla” e la premier deve spiegare “in Parlamento il degrado istituzionale di cui si è resa responsabile”. Il campo progressista, insomma, alza il tiro e prepara la lunga volata verso le Politiche, sulla scia del successo ottenuto al referendum. “È una vittoria popolare straordinaria che arriva ben oltre i nostri confini e la cui eco arriva fino alla Casa Bianca. È la dimostrazione che inizieremo dall’Italia a battere le destre nazionaliste”, azzarda la segretaria Pd. E ancora: “Il Sì ha vinto nelle Ztl. Il No tra i giovani e gli anziani, in quella che è una bellissima alleanza intergenerazionale.

 

C’è già una maggioranza alternativa, non è ancora una maggioranza politica, ma il nostro obiettivo è renderla tale. Noi batteremo Meloni alle prossime elezioni politiche, in qualunque momento si andasse a votare”. Certo, il programma e la scelta del candidato premier sono ancora cantieri tutti da aprire, ma la segretaria dem è ottimista: “Ci metteremo d’accordo su tutto”. I contatti tra i leader sono costanti.

 

“Sentirò i colleghi delle altre forze di opposizione, perché penso che la costruzione del programma dell’alternativa non possa prescindere dallo sforzo di coinvolgimento delle persone che hanno votato No al referendum e che vanno ascoltate. Cercheremo il modo migliore, senza chiuderci in discussioni o in metodi politicisti”, ribadisce a più riprese nel corso di un incontro fiume, di oltre due ore e mezza, alla Stampa Estera. Quanto al nome per palazzo Chigi, la linea di Schlein non cambia. “Troveremo la modalità insieme, si può fare come fa la destra, chi prende un voto in più, o fare primarie di coalizione, ma non è questa al momento la priorità”, insiste. A chi le chiede, però, se ha ragione Dario Franceschini quando sostiene che è finito il tempo dei federatori o dei papi stranieri, lei si lascia andare a un concreto e laconico “Sì”, accompagnato da un sorriso. “Oggi è naturale che i leader siano espressione dei partiti”, la breve spiegazione che segue. Saranno i voti di eventuali primarie o quelli delle Politiche a stabilire chi, in caso di vittoria, succederà a Giorgia Meloni a palazzo Chigi: niente tavoli, caminetti o soluzioni ‘calate dall’alto’ sui giornali. E se la sindaca di Genova Silvia Salis si è espressa contro le primarie, dicendo che sono uno strumento sbagliato, perché vede gli alleati l’uno contro l’altro, Schlein le difende: “Io sono stata eletta con delle primarie, quindi sono uno strumento che difendo, ma, ripeto, ci metteremo d’accordo sulla modalità migliore.

 

Se sarà quella, io sono disponibile. Del resto in tre anni non mi avete sentito usare parole irrispettose sui nostri alleati, no?”.

(*) La Presse

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