Esteri

José Mujica: addio all’ultimo presidente “povero” e il sogno di una settimana a Ferrara

di Riccardo Bizzarri (*)

 

Il 13 maggio 2025 il mondo ha perso uno dei suoi rari esempi di coerenza politica e umanità. José “Pepe” Mujica, ex presidente dell’Uruguay, si è spento a 89 anni, dopo aver affrontato con coraggio una lunga malattia. La sua morte lascia un vuoto profondo non solo in Sud America, ma ovunque ci sia ancora chi crede che la politica possa essere servizio, sobrietà e dedizione al bene comune.

Mujica è stato molto più di un ex capo di Stato. Ex guerrigliero tupamaro, detenuto per oltre un decennio in condizioni disumane, presidente dal 2010 al 2015, ha guidato l’Uruguay con fermezza morale, senza mai rinunciare ai suoi valori. Scelse di vivere in una piccola fattoria, rinunciando al palazzo presidenziale e devolvendo gran parte del suo stipendio. “Chi non è felice con poco, non sarà mai felice con molto”, diceva. E questa frase non era uno slogan, ma la sua vita.

Per me, José Mujica non è stato soltanto un modello da ammirare a distanza. Nel 2016 ho avuto l’onore – raro, incredibile, commovente – di ospitarlo per una settimana nella mia casa a Ferrara, insieme alla mia famiglia. Una visita nata da contatti personali e coltivata con pazienza, che si è trasformata in un’esperienza indimenticabile, quasi irreale. Ricordo la preoccupazione delle forze dell’ordine, il grande aiuto avuto dall’allora Prefetto della città Michele Tortora, lo stupore dei vicini di casa… ma sarebbe davvero troppo complicato spiegare perché successe.

Quella settimana è stata un viaggio nella profondità dell’anima di un uomo che ha vissuto tutto: la prigione, la lotta armata, la solitudine, il potere e infine la libertà. Non una libertà fatta di privilegi, ma quella interiore, difficile da conquistare, che lo rendeva così disarmante. Seduto nella nostra cucina, con una tazza di mate tra le mani, parlava della vita come pochi sanno fare. Di ciò che conta davvero. “La mia lotta non è contro la ricchezza. È contro lo spreco”, ci disse un giorno, mentre si parlava di consumismo e giovani.

Ogni gesto, ogni parola di Mujica era carica di senso. Ricordo i momenti in cui restava in silenzio ad osservare il giardino, gli alberi, i piccoli dettagli, ricordo come fosse ieri che non andava mai a letto e alle tre di notte mi diceva: Riccardo hai una bottiglia di vino nero?. E mentre versava il vino, che con fatica avevo trovato in garage non essendo un grande bevitore, se ne usciva con una riflessione sempre tagliente come al solito: “Abbiamo inventato una civiltà che butta via cose, tempo e vite. E chiamiamo questo progresso.”

La sua umiltà era autentica. Mai una richiesta fuori luogo, mai un atteggiamento da ospite “illustre”. Era Pepe, e basta. Un uomo che si sedeva accanto a mio figlio e gli chiedeva, con sincera curiosità, cosa volesse fare da grande. Un uomo che alla fine della cena ci ringraziava, con gli occhi lucidi.

Quell’incontro ha cambiato la nostra vita. Ha lasciato una traccia profonda. Per questo, ho deciso di scrivere un libro, “L’incontro: …e divenne un sogno”, in cui ho cercato di restituire, almeno in parte, la grandezza semplice di quell’esperienza. Non è una biografia né un trattato politico, ma il diario sincero di una famiglia che ha avuto la fortuna di condividere qualche giorno con uno dei grandi del nostro tempo.

Scriverlo è stato un modo per non dimenticare, ma anche per trasmettere. Per dire che la speranza può ancora abitare nella politica, se questa torna ad avere un volto umano. Mujica non era un santo, e non si è mai proposto come tale. Ma era un uomo integro, e questo – oggi più che mai – è un miracolo.

La sua eredità è un invito alla sobrietà, all’ascolto, al coraggio delle scelte difficili. “Il potere non cambia le persone. Rivela chi sono davvero”, diceva spesso. E nel suo caso, ha rivelato un uomo che, pur avendo governato un Paese, ha continuato a vivere come un contadino, coltivando crisantemi e dignità.

José Mujica ci lascia, ma le sue parole restano. Le sue azioni, le sue battaglie, i suoi silenzi restano. E resterà per sempre, nel cuore della mia famiglia, quel sogno diventato realtà in una settimana di primavera a Ferrara.

(*) Giornalista

Nella foto il Presidente Mujica  insieme al nostro Riccardo Bizzarri

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