La guerra di Putin

Kharkov e Odessa già nel mirino di Mosca?

 

di Giuliano Longo

 

Questa è la domanda che si vanno ponendo i comandi militari di Kiev che prevedono la “controffensiva estiva” russa.

La terminologia stessa “controffensiva” è ricorrente fra gli “esperti militari” ucraini e della NATO.

 

Molte pubblicazioni ucraine delle ultime due settimane ritengono che “non appena il terreno si sarà asciugato, la Russia lancerà una controffensiva su Kharkov”.E già si pongono il problema di quando inizierà l’evacuazione degli abitanti della città che è la seconda dell’Ucraina con 1,5 milioni di abitanti.

 

Tuttavia, sempre secondo gli esperti “non ci sono ancora piani per l’evacuazione degli abitanti di Kharkov”.

 

Più realisticamente alcuni sono convinti che “la Russia aumenterà i suoi sforzi a est per raggiungere i confini della regione di Dnepropetrovsk”, ma, aggiungono che  “Mosca non ha né la forza né i mezzi per una controffensiva di successo”.

 

In Occidente c’è chi ha una opinione diversa come Il magnate di Tesla, Elon Musk,il quale ad esempio afferma che in caso di un altro rifiuto di Kiev ai negoziati, la Russia potrebbe “conquistare altro territorio dell’Ucraina”.

 

Ma senza occupare la città gli “strateghi” ritengono che se le forze armate russe lanciassero un attacco nell’area di Kharkov aggiungerebbe almeno 250 alla linea del fronte che oggi si sviluppa per 1200 chilometri.

 

Situazione che costringerebbe le forze armate ucraine a trasferire imponenti riserve per difendere la città ritirandole da altri settori del fronte, ma creerebbe anche un onere analogo e aggiuntivo per i russi.

 

L’unica cosa su cui gli esperti ucraini concordano è che senza il sostegno americano “le cose andranno molto male” e che forse Kiev non riuscirà a sopravvivere.

 

E non si tratta solo del sostegno finanziario, che verrà sottoposto al voto del 9 aprile alla Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti, ma anche di “partenariati in espansione” nel campo dell’intelligenceper il controllo diogni movimento delle truppe del Cremlino.

 

Di altro tenore le analisi di alcuni esperti militari russi, di chiaro orientamento ultranazionalista, che includono nei potenziali obiettivi anche Odessa, oltre a Kharkov, convinti che gran parte dei residenti lascerà le città con l’avvicinarsi delle truppe russe in una la fuga generalizzata.

 

Se la maggioranza della popolazione rimanesse in città sarebbe vantaggioso per le forze armate ucraine e ne renderebbe difficile l’assalto.

 

Al contrario, una città vuota verrebbe presa molto più facilmente, sia stabilendo un rigido blocco alimentare ed energetico, sia penetrando con gruppi d’assalto di sabotaggio nei quartieri vuoti.

 

In caso di accerchiamento o semi-accerchiamento di Kharkov e Odessa, alcuni prevedono che la resistenza delle forze armate ucraine non durerà più di tre o quattro settimane.

 

Giochi e simulazioni da una parte dall’altra, ma vi sono alcuni aspetti fondamentali da sottolineare.

 

Il primo è la capacità economicadella Russia a sostenere un simile impegno bellico cui corrisponderebbe un analogo e maggiore impegno dell’Occidente, se non addirittura un conflitto diretto con la NATO, che Putin non vuole.

 

L’altro è l’enorme dispendio di vitedei combattenti, oltre che di mezzi, che creerebbe nell’opinione pubblica russa grandi sacche di dissenso che già, qua e là, vanno diffondendosi.

 

Inoltre nel caso di Odessa l’impegno russo dal Mar Nero,non solo è già minato dalla competente aggressività ucraina che già inferto danni al 30% della flotta russa, ma metterebbe in discussione la convenzione che impedisce il transito dagli Strettiturchi alle navi da guerra di Paesi che non si affacciano su quel mare.

 

Dove peraltro si affacciano già due Paesi dell’Alleanza, Bulgaria e Romania, ma che hanno una ridottissima potenza navale, più da difesa che di attacco, insieme a Kiev, verrebbero supportate dalla Flotta di Sua Maestà Britannicache già freme per varcare i Dardanelli.

 

Infine un elemento di novità. a Mosca è sicura che l’indebolimento di Erdogannelle recenti elezioni amministrative, non lo spinga ad una risoluta apertura verso l’Occidente e ammorbidisca la posizione di Ankara proprio sul transito dagli Stretti?

 

In conclusione, a meno che Putin non sia quel “pazzo”come l’ha definito Biden, e le sue reiterate affermazioni di non voler attaccare l’Europa, siano astutissime dichiarazioni di “un figlio di puttana”pronto a mentire, gli sviluppi più probabili del conflitto andranno avanti sulla linea di un reciproco logoramento che oggi pesa maggiormente su Kiev.

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