Esteri

La Cina fa paura a Taiwan, esercitazioni militari e l’isola è completamente circondata. Pelosi ha fatto centro

Se voleva riuscire nella provocazione, Nancy Pelosi ha fatto centro e la Cina ha reagito dando il via, alle 12 locali (le 6 in Italia), alle più grandi esercitazioni militari mai fatte intorno a Taiwan, in un crescendo di tensioni in risposta alla visita sull’isola ribelle della Presidente della Camera americana, Nancy Pelosi. I media ufficiali ricordano che si tratta “di manovre militari e d’addestramento su vasta scala” che includono lanci dal vivo di colpi di artiglieria e di missili in sei aree marittime off-limits a navigazione e sorvolo, in una prova di forza dell’Esercito popolare di liberazione (Pla).  La visita di Pelosi a Taipei “non è una difesa della democrazia e della libertà, ma una provocazione e una violazione della sovranità e dell’integrità territoriale della Cina”, ha detto Ma Xiaoguang, portavoce dell’Ufficio per gli affari di Taiwan del governo di Pechino. La collusione con forze straniere porterà Taiwan alla “auto-distruzione” e “nell’abisso del disastro”, ha aggiunto. Nel dettaglio, l’Esercito popolare di liberazione cinese ha di fatto circondato Taiwan, come scrive il quotidiano di Hong Kong, South China Morning Post. E, secondo quanto riportato da alcuni giornalisti dell’agenzia di stampa Afp, dei proiettili sono stati sparati dai cinesi in direzione dello Stretto di Taiwan. Le manovre militari andranno avanti fino a domenica e, stando a fonti taiwanesi citate dall’agenzia Reuters, circa 10 navi e alcuni jet cinesi hanno già compiuto alcune incursioni, attraversando brevemente la linea mediana dello Stretto. Taipei, da parte sua, ha schierato sistemi missilistici per tracciare l’attività dell’aviazione cinese, mentre le navi della sua Marina sono rimaste vicine alla linea mediana per monitorare le manovre di Pechino. Proprio le forze armate di Taiwan, intanto, “operano come al solito e monitorano ciò che ci circonda in risposta alle attività irrazionali” della Repubblica popolare cinese “con l’obiettivo di cambiare lo status quo e di destabilizzare la sicurezza della regione”, afferma in una nota il ministero della Difesa di Taipei. “Non cerchiamo l’escalation, ma non ci fermiamo quando si tratta della nostra sicurezza e sovranità. Sosterremo il principio di prepararsi alla guerra senza cercare la guerra”. Nel mentre i ministri degli Esteri del’Asean, i 10 Paesi del sudest asiatico (Brunei, Cambogia, Indonesia, Laos, Malaysia, Myanmar, Filippine, Singapore, Thailandia e Vietnam), avvertono che la crescente situazione di tensione intorno a Taiwan potrebbe innescare “conflitti aperti”. I ministri, in una dichiarazione congiunta, hanno affermato che la situazione “potrebbe destabilizzare la regione e alla fine potrebbe portare a errori di calcolo, gravi confronti, conflitti aperti e conseguenze imprevedibili tra le principali potenze”. Le tensioni nell’area si sono riaccese con la visita -di appena 20 ore- della speaker della Camera americana a Taipei. Una mossa, questa,  che ha scatenato la durissima reazione della Cina. “Sono fiero di quello che ha fatto Nancy Pelosi. La sua determinazione nel visitare Taiwan ha mostrato il bluff di Pechino. Ha dimostrato che la Cina non può interferire con le regole internazionali e stabilire dove e quando si può volare. La sua missione va considerata un successo. Incoraggerà altri a schierarsi apertamente a fianco di Taiwan”, dice a Repubblica il generale a riposo Ben Hodges, ex vertice del Comando dell’esercito degli Usa in Europa e oggi analista del Cepa, Center for european policy analysis . “La Cina ha fatto e farà ancora molto rumore. Ma è tutto a beneficio interno. Il presidente Xi Jinping, lo sappiamo, è in cerca di un terzo mandato che dovrà essere confermato ad ottobre. Intanto però ha problemi economici e di salute pubblica interni molto seri. Ovvio che vuol mostrare forza in casa sua a beneficio di telecamere e propaganda tv”, prosegue il generale che considera “possibile, ma improbabile” un’escalation da parte della Cina. “Non siamo sull’orlo di una guerra o di un’invasione”, aggiunge.

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