Esteri

La Corea del Sud sarà dotata di armi nucleari?

di Giuliano Longo

 

Dopo la visita di Putin alla Corea del Nord che avrebbe rinsaldato “l’asse del male”,come ha scritto  qualche media occidentale, una sorta di  frenesia nucleare ha preso il sopravvento sull’Asia orientale.

 

La Cina sta ampliando il suo arsenale  a un ritmo vertiginoso per raggiungere le maggiori scorte di armi nucleari  della Russia e degli Stati Uniti. Nonostante le proteste internazionali, la Corea del Nord ora dispone di un deterrente nucleare funzionante e Pyongyang sta lavorando incessantemente per aumentarne  le dimensioni e quindi la sua sopravvivenza.

 

L’anno scorso, il presidente sud coreano  Yoon Suk-yeol aveva avvertito che un programma nucleare era una opzione in discussione, opzione per la quale il 70% dei coreani sarebbe favorevole.  Washington ha ribadito  il proprio impegno nella difesa di Seul istituendo un “Gruppo consultivo nucleare”per discutere ulteriormente le questioni relative alla deterrenza, tanto che i sottomarini nucleari americani effettuano frequenti soste nei porti sudcoreani.

 

Tuttavia non pare che questi piccoli gesti abbiano rassicurato  i sudcoreani, infatti il 60% dei cittadini  non crede che gli Stati Uniti rischierebbero una guerra nucleare per conto del loro Paese.

 

Questa esplosione apparentemente improvvisa del dibattito sul nucleare in Corea del Sud ha cause profonde, la principale è la minaccia nordcoreana da quando Pyongyang  fece esplodere il suo primo ordigno nucleare vent’anni fa.

 

La  “denuclearizzazione”da parte di Seul  “completa, verificabile e irreversibile”fu un obiettivo della politica estera della Corea del Sud, ma ora è considerata una illusione da gran parte della opinione pubblica.

 

Nuove preoccupazioni rafforzano la tentazione nucleare di Seoul, fra le quali l’aspirazione egemonica dellaCinain quell’area dell’estremo oriente. Il crescente peso di Pechino minaccia l’autonomia in politica estera di Seul, mentre con Pyongyang persistono disaccordi sui confini. .

 

L’arsenale nucleare sarebbe quindi uno strument a disposizione della Corea del Sud, per mantenere un equilibrio di potere nell’Asia orientale di fronte all’ascesa della Cina, mentre Seul, nonostate i suoi 51 milioni di abitanti,  sta attraversando un crollo demografico unico nella  storia moderna.

L’esercito coreano fa ancora affidamento sulla coscrizioneper mantenere una posizione di forza considerevole, ma  il numero di coscritti è in caduta libera a causa   della bassa natalità.

 

Durante l’era unipolare, pochi dubitavano che Washington fosse pronta a dichiarare guerra alla Corea del Nord, ma ora che gli Stati Uniti si trovano ad affrontare grandi rivali in diversi teatri, hanno meno spazio per combattere una guerra costosa contro una minaccia secondariacome Pyongyang.

 

Inoltre gli americanisono meno desiderosi di intraprendere guerre quando non sono in gioco interessi essenziali e questo i nordcoreani lo sanno, ma ache Donald Trump suggerì che le armi nucleari sudcoreane potevano essere un utile deterrente contro la Corea del Nord, proprio mentre si apprestava incontrare Kim Jong-Un.

 

Storicamente, gli Stati Uniti hanno sostenuto la proliferazione nucleare dei partner quando serviva al proprio interesse nazionale. Ha consentito a Gran Bretagna, Francia e Israele di sviluppare i propri arsenali per contribuire a scoraggiare le minacce comuni nei loro paesi.

 

Tuttavia alcuni commentatori ritengono  che Washington potrebbe sanzionare e ostracizzare la Corea del Sud se diventasse nucleare, anche se metterebbero a repentaglio l’alleanza USA-ROK,  con Seul e indebolirebbero la loro posizione nell’Asia orientale.

 

L’’accordo AUKUS fra Australia, USA e UK  sui sottomarini a propulsione nucleare dimostra tuttavua  che incoraggiare gli alleati a padroneggiare le tecnologie nucleari è talvolta più importante che sostenere norme astratte ereditate dall’era della passata dell’egemonia americana.

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Ma una bomba sudcoreana non è una panacea e non dovrebbe dissuadere dal tentare la via diplomatica verso la Corea del Nord.In effetti, Pyongyang, Seoul e Washington condividono la paura dell’egemonia regionale cinese, e questo interesse comune potrebbe servire a dare il via un riavvicinamento, come aveva forse intuito anche Trump.

 

Se la prossima amministrazione americana supervisionasse una transizione sicura e agevole verso una Corea del Sud dotata di nucleare, potrebbe facilmente considerarla un grande successo di politica estera, ma non è affatto una soluzione ideale, anzi rischia di far dilagare la tensione nell’area.

 

Putin l’ha capito e con il suo recente viaggio a Pyongyang gioca sulla possibilità di implementare le capacità militari e forse nucleari della Corea del Nord, ma questa volta gioca proprio fuori casa perché, nonostante gli abbracci e i baci con Kim, senza la Cina la Corea del Nord non va da nessuna parte.

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