Cronaca

La guerra degli adulti

di Riccardo BIzzarri (*)

Ci sono immagini che dovrebbero fermare un Paese intero. Bambini che piangono e gridano mentre la loro madre viene portata via da una casa famiglia per ordine di un tribunale.

È successo nella vicenda della cosiddetta “famiglia del bosco”: un’ordinanza del tribunale dei minori ha imposto che i bambini fossero trasferiti in un’altra struttura senza la madre, nonostante le “urla strazianti dei bambini” durante l’allontanamento.

Non è solo una scena dolorosa. È la fotografia di un sistema che spesso decide sui minori senza ascoltare davvero i minori. In queste storie, la dinamica e gli attori sono sempre la stessa. Ci sono: genitori che combattono tra loro; assistenti sociali che difendono relazioni e valutazioni in cui rimangono imprigionati ideologicamente; avvocati che si affrontano in tribunale; Giudici che alle 17 hanno il Padel

Tutti adulti.

Tutti convinti di avere ragione.

Nel mezzo restano. Ed è qui che la coscienza dovrebbe fermarsi un attimo. Perché in Italia abbiamo appena assistito a una tragedia che dovrebbe pesare su ogni decisione del sistema. A Muggia, vicino Trieste, un bambino di 9 anni è stato ucciso dalla madre durante un incontro autorizzato. Quel bambino aveva detto agli psicologi una frase che oggi suona come un grido ignorato: “Non so se sia una buona idea stare da solo con lei.” Il padre aveva segnalato più volte la pericolosità della donna.Nonostante questo, erano stati autorizzati incontri non protetti. Quella decisione è costata la vita a un bambino.E allora la domanda è inevitabile quando un genitore uccide un figlio dopo decisioni prese da tribunali e servizi sociali, chi paga davvero? Di chi è la colpa? La madre finirà in carcere. Ma chi ha sbagliato valutazioni Chi ha ignorato segnali di pericolo? Chi ha firmato autorizzazioni? Andrà in carcere? La risposta è NO perché a pagare è sempre il più debole ovvero i bambini. Nel sistema italiano, assistenti sociali e magistrati rispondono penalmente solo in casi rarissimi, se viene dimostrato un reato preciso come falsità, abuso d’ufficio o omissioni gravissime. Nella maggior parte dei casi, anche davanti a tragedie enormi, le responsabilità restano amministrative o disciplinari, e spesso non succede nulla.Il vero scandalo non è che esistano errori. Gli errori purtroppo esistono in ogni sistema. Il vero scandalo è che gli errori più devastanti ricadono sempre sugli stessi: i bambini. Sono loro che vengono spostati da una struttura all’altra.Sono loro che vengono separati dai genitori. Sono loro che vivono decisioni prese in stanze dove non entreranno mai. E quando qualcosa va storto, quando una tragedia accade davvero, lo Stato si rifugia dietro una parola che ormai suona come una condanna: procedura. La vicenda della famiglia del bosco e la tragedia di Trieste raccontano la stessa cosa. Un Paese dove il sistema di tutela dei minori rischia di trasformarsi in una macchina burocratica che decide sulla vita delle persone senza vedere davvero le persone. E soprattutto senza ascoltare chi dovrebbe contare più di tutti. I bambini. Welcome to the jungle.

(*) Giornalista

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