In questa fase delicata, la Storia offre spunti preziosi. L’Italia della Prima Repubblica seppe muoversi con intelligenza in un mondo diviso. I governi centristi, da De Gasperi a Moro, riuscirono a coniugare europeismo e atlantismo con una politica di dialogo verso l’Unione Sovietica. Fu in quel contesto che nacque l’idea dell’“eurocomunismo”, promossa da Enrico Berlinguer e sostenuta anche da forze progressiste in Spagna e Francia. Un tentativo di emancipare i partiti comunisti europei dalla sfera d’influenza sovietica, costruendo una sinistra autonoma e democratica. Parallelamente, l’Italia seppe svolgere un ruolo di mediazione in Medio Oriente. Due figure, in particolare, incarnarono questa politica: Giulio Andreotti, per il versante cattolico-democristiano, e Bettino Craxi, per quello socialista e laico. Pur da posizioni diverse, entrambi compresero l’importanza di sostenere il diritto alla sicurezza di Israele senza ignorare le ragioni storiche e umane del popolo palestinese. A sostenere questa linea di equilibrio contribuì anche la diplomazia silenziosa e raffinata del Vaticano, guidata da Mons. Agostino Casaroli, protagonista dell’“Ostpolitik” vaticana, che aprì al dialogo con i regimi dell’Est e con le realtà del Sud del mondo. Quell’Italia sapeva costruire ponti, non muri. Sapeva che la pace si costruisce con la diplomazia, non con le armi. Oggi, mentre Benjamin Netanyahu porta avanti una guerra senza quartiere contro i palestinesi e l’Occidente fatica a difendere la legalità internazionale, quelle scelte sembrano lontane. Eppure restano un esempio. La Storia non si ripete, ma può illuminare il presente. Oggi l’Europa è chiamata a difendere se stessa e la propria identità democratica. Ma deve farlo senza chiudersi in se stessa, senza rinunciare al dialogo e soprattutto senza seguire chi agita la paura o il disprezzo per le istituzioni. Solo un’ Europa forte, unita e autonoma può contribuire alla pace globale. Per questa prospettiva, serve memoria e visione. Ma soprattutto serve il coraggio di credere che la pace non è solo assenza di guerra, ma una costruzione quotidiana fatta di giustizia, equilibrio e rispetto. Esattamente ciò che i grandi del Novecento avevano capito mentre noi, purtroppo, rischiamo di dimenticare per sempre.
Michele Rutigliano
