La guerra di Putin

La Russia alle prese con la crisi della benzina

Di Balthazar

 

Nella notte del 6 giugno 2026 un incendio ha devastato  il deposito petrolifero di Ust-Labinsk, nel Territorio di Krasnodar. Secondo le  autorità il fuoco ha interessato ha circa 5.000 metri quadrati dell’impianto senza provocare vittime.

 

Analisti OSINT – istituto indipendente per la raccolta di informazioni pubblicamente accessibili – hanno individuato il sito come il deposito Poltava:28, con serbatoi, della capacità di circa 15.000 metri cubi  gasolio e carburante anche per l’aviazione. L’impiantosce rifornirsi Krasnodar e l’Adighezia, dimostrando  che gli attacchi ucraini non mirino più solo a grandi obiettivi, ma a nodi logistici diffusi in tutta  Russia.

 

I dati sulla raffinazione

 

Nel maggio  2026 quasi il 40% della capacità di raffinazione  russa  è stata messa fuori uso anche se il dato si si riferisce solo alla capacità degli impianti colpiti e non alla capacità complessiva di raffinazione, poichè la  maggior parte delle raffinerie continua ad operare anche se con capacità ridotta.

 

Tuttavia  monitoraggi indipendenti – come quelli di Kpler – stimano dal 2025  una riduzione della raffinazione di circa 335.000 barili al giorno, con la benzina in calo di circa 120.000 barili al giorno. E Reuters riporta che le raffinerie russe sono tuttavia ancora molto al sotto della loro capacità di raffinazione per quasi il 20%..

 

Fino alla fine del 2024 gli hanno attacchi ucraini erano riparabili, ma dalla metà del 2025 si sono concentrati su unità di distillazione e terziaria — idrocracking, cracking catalitico, reforming, idrotrattamento — che determinano la resa benzina ad alto numero di ottani. Queste unità richiedono componenti difficili da reperire e richiedono tempo per il loro ripristino.

 

Mercato interno e misura adottate

 

Il mercato russo dei carburanti in Russia si basa in primis sulla vendita al dettaglio: Le stazioni acquisti indipendenti all’ingrosso stanno soffrendo una penuria  20-95 litri per cliente. In Crimea I limiti alla vendita della benzina sono ormai “a tempo indeterminato” con buoni carburanti limitati a 20 litri per, targa automobilistica registrata.

 

A maggio 2026 il prezzo medio della benzina è salito a circa 0,95 rubli al litro dai 0,81 di aprile. Le importazioni dalla Bielorussia sono aumentate tra il 1° e il 22 maggio, di quasi 60 volte in più rispetto all’anno precedente, ma la benzina  bielorussa costa più e la differenza ricade  sul consumatore.

Il governo ha attivato misure standard: divieto di esportazione sino al 31 luglio 2026 e di cherosene per aviazione fino al 30 novembre. Sussidi alle raffinerie per compensare i prezzi regolamentati.

 

Il Centro russo per l’analisi macroeconomia prevede nel 2026un rallentamento della crescita del 0,5-0,7% contro quello previsto del 0,9-1,3%, in parte pe r le interruzioni settore nel petrolifero. La raffinazione ad aprile è scesa ai livelli più bassi dal 2009. Il deficit di bilancio federale è stimato al 4-5% del PILe l’aumento dell’IVA dal 20% al 22% ne copre solo una parte, mentre  il divieto di export per la benzina incide per stime ancora non note.

 

Limiti strutturali

 

Su questa crisi incidono i componenti importati per unità secondarie, solo in parte provenienti dalla Cina, mentre  la sostituzione completa comporterà per mesi perdite di qualità. Dal punto di vista logistico le aree più colpite sono nel sud della Russia dove si concentrano ferrovie e ponti.

Di fatto quello che mantiene alto il livello di produzione è il  bilancio militare.

 

Al momento il sistema regge e la disponibilità nazionale non crolla, ma la riduzione  del 10-20% della raffinazione comporta che ogni riparazione richiede tempi, mentre il razionamento si va diffondendo in tutta la Federazione rendendo poco credibili le rassicurazioni del Governo.

 

Conclusione

 

Un punto  a favore di Zelensky e dei “volenterosi” europei che prevedono un collasso economico e sociale tuttavia improbabile in un prossimo futuro.

 

Ma colpire il settore della raffinazione non basta, Colpendo la produzione di benzina in Russia  – punto dolente per l’opinione pubblica occidentale, addirittura per quella americana che la benzina la paga di più –.  Si sottovalutano infatti costi energetici per tutti i consumatori europei, nonchè la distruzione al 40% delle strutture energetiche ucraine, che reggono ancora solo grazie a due centrali nucleari e ai sussidi europei.

 

La disponibilità della benzina non cala per noi, ma aumentano I prezzi e il protrarsi della guerra nel Golfo Persico non offre prospettive rassicuranti con  il prezzo del greggio che continua ad oscillare fra I 90 e I 100 dollari al barile, ben al di sopra dei 60 prebellici , offrendo laute entrate a Mosca.

 

Il che lascia presumere che d’ora in poi I volenterosi europei, come già stanno facendo, tenteranno di colpire  la logistica russa con le sue petroliere ombra, estendendo il conflitto dalle steppe ucraine ai mari, dall’Atlantico, al Mediterraneo , al Baltico. Un altro passo decisivo verso una imprevedibile escalation, perchè proprio sull’energia si sta svolgendo lo scontro della geopolitica globale.

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