Le capitali europee starebbero valutando di colpire gli Stati Uniti con dazi per un valore di 93 miliardi di euro o limitare l’accesso delle aziende americane al mercato europeo in risposta alla minaccia di Trump agli alleati della Nato. Lo riporta il Financial Times citando alcune fonti. Le misure di ritorsione sarebbero state elaborate per dare ai leader europei un peso in vista degli incontri con il presidente americano al World Economic Forum di Davos, hanno affermato funzionari coinvolti nei preparativi. I consiglieri alla sicurezza nazionale dei Paesi occidentali si incontreranno nella cittadina Svizzera domani pomeriggio: l’incontro doveva essere sull’Ucraina ma ora l’agenda è stata rivista per dare più spazio alla Groenlandia. I funzionari europei, aggiunge il quotidiano, si augurano che le loro minacce di ritorsione aumentino la pressione americana bipartisan su Trump e lo spingano a retrocedere sui dazi. “È già una situazione che non consente compromessi perché non si può cedere sulla Groenlandia. Gli americani ragionevoli sanno che ha aperto un vaso di Pandora”, ha messo in evidenza un funzionario europeo con il Financial Times. In serata, al termine del Coreper, una fonte diplomatica europea ha spiegato: “Al momento non è prevista l’adozione dello strumento anti coercizione né di altri strumenti commerciali nei confronti degli Stati Uniti. Le misure di riequilibrio dell’Ue, pari a 93 miliardi di euro, sono state sospese fino al 6 febbraio: l’Ue deciderà solo dopo il 1° febbraio se prorogare tale sospensione”. I 27, continua la fonte, “concordano sul fatto che l’uso di misure commerciali come mezzo di pressione non è auspicabile e si impegneranno con gli Usa per chiarire questo punto e difendere gli interessi dell’Ue, che dispone di vari strumenti per reagire, se necessario”.
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