di Fulvio Barion
Ho visto Tremonti a quarta repubblica da Porro. Il tono era grave come chi sta parlando alla nazione in un momento particolarmente tragico. Orbene mi sembra che di tutto ciò si poteva essere accorti prima. L’idea di mettere in ginocchio l’Italia parte da molto lontano senza dubbio almeno dal 1815. Primo perché è il paese più bello che l’Europa possa avere e poi forse per un senso di rivalsa, verso quella cultura che: Unni, Goti, Visigoti, Galli, e tutte le popolazioni barbare(il giornale Sueddeutsche Zeitung di questo squallore culturale, ne è la prova provata nell’articolo pubblicato sulla Meloni e ripreso da una testata italiana di pari cultura e livello). Quel senso di castrazione inconscia che prende quando si ha la certezza connaturata nel proprio pensiero di una diversità che si vorrebbe non esistesse. Mi riferisco alla genialità, al senso estetico alla capacità di grandi imprese che è innato nel popolo italiano e che rappresenta ad un tempo la sua croce e la delizia. Le grandi dominazioni e i mescolamenti del sangue tra dominanti e dominati ha prodotto la dissociazione tra il genio nell’arte ed in tutto quello che è ecclettismo estetico ed artistico, che si scontra con il sincretismo sullo stesso carattere, difronte alla necessità di metodicità e costanza strumenti imprescindibili per condurre un paese, a cui il clima molto non giova. Uno dei motivi della nostra crisi economica e di valori è determinata dal fatto che a condurre il potere è sempre stata una classe politica per lo più derivante dal sistema pubblico, per cui poco avvezza e ancor meno incline alle scelte di carattere immediato quali quelle necessarie alla guida di una azienda. Il paese cos’altro è se non l’azienda comune di tutti i cittadini che necessita di accudimento e sacrificio che devono garantire il bene comune, possibile solo attraverso le scelte fatte per la comunità e che la stessa paga a coloro che le fanno con laute retribuzioni e privilegi. Per le popolazioni del nord Europa, gestire il loro paese forse è più semplice ( qui qualcuno potrebbe dire : hanno clima diverso), perché più omogenei nelle scelte non fosse altro, per la necessità dettata dal clima. L’Italia è bella come il sole, il cielo, il mare ma nessuno la ama veramente, a cominciare dagli italiani. In proposito si adatta bene agli italiani politici e non, la definizione che Churchill diede alla visione dell’azienda da parte dei politici del tempo:”Alcuni vedono l’impresa privata come una tigre feroce da abbattere. Altri la vedono come una mucca da mungere.Non abbastanza persone la vedono come un robusto cavallo che traina un solido pesantissimo carro”. Analoga visione hanno gli italiani del loro paese a cominciare dai politici espressione di quel popolo che attraverso il loro modo di essere un po’ arabi, un po’ africani un po’ greci senza rendersene conto, semplicemente e con leggerezza stanno diventando la reale rappresentazione della teoria della rana bollita . Nichilismo ora spettro del fallimento, espressione estrema del nulla come concetto di vita.L’inverno arriverà come le bollette e sarà tragico e non diciamo che è colpa della guerra, anche se le decisioni improvvide ci hanno spinti all’inferno, ma ancora una volta della sciatteria di chi ha governato. Alla trascuratezza di chi ha pensato di riempire il gozzo e la pancia propria e degli amici, non al bene del paese. Il PD è rimasto in piedi con politiche più tese alla conservazione del potere che al governo della nazione, e solo così può essere se pensiamo che un 3/4/5 % fa saltare il banco. Posso anche essere d’accordo, che questa non si può chiamare Europa intesa come Nazione Europea ( la prova è nei sistemi fiscali che ci scippano le aziende, nel gas che ci vendono come se non fossimo tutti d’accordo sulle sanzioni alla Russia di Putin) e quindi ognuno bada al proprio tornaconto. Ma scusate chi guida un paese non dovrebbe curarsi in primis dei propri cittadini in difficoltà, il paese non deve occuparsi degli ultimi ? Non mi sembra che in questi 11 anni, nei quali gli italiani non sono riusciti ad esprimere la loro volontà con il voto questo sia mai avvenuto, anzi sono stati scoraggiati, banalizzati nel loro sentire al punto da generare disaffezione al voto. Sembra quanto mai evidente che abbiamo bisogno di qualcuno che cambi questo strimpellare disarmonico da musicanti da circo. Abbiamo già avuto l’Italia guidata dalla piattaforma Russeau, ed hanno massacrato il paese già reso esangue. Mai le destre hanno potuto governare, e a prescindere dalle pretestuose e assurde motivazioni esposte da questa sinistra, vuota di idee e di programmi il cui unico obiettivo è non fare vincere i “nemici” e dove i problemi del paese passano in secondo piano. I provvedimenti del programma di Letta mi è parso di capire che sono basati sul costruire l’egemonia attraverso la risocializzazione degli immigrati clandestini che sbarcano tutti i giorni in Italia e per i quali questa Europa fa finta di non vederli, girandosi dalla parte opposta ancora una volta. L’Italia del popolo supeficiale ha dato credito ad un comico, che onestamente non fa neppure ridere, anzi. IL gota delle sinistre paradossalmente ha messo in piedi governi tecnici ( Monti ha messo a ferro e fuoco le fasce meno abbienti) ed ora Draghi osannato quale dotato della credibilità del risolutore. L’Italia non ha bisogno di Draghi, o meglio serve anche lui, ma principalmente ha bisogno degli italiani. Ha bisogno di cambiare passo, di accorgersi che fuori dalla porta della “famiglia Italia” tutti la considerano in base ai soldi che ne possono ricavare, mai come ora è stato evidente ciò: uniti nelle sanzioni , divisi nel costo del gas. Non c’è Europa, c’è solo mercato, e sta quasi tramontando anche quello. È ora di prendere coscienza che il popolo sovrano siamo noi ed è ora che ne prendiamo coscienza. Invito gli italiani ad andare a votare e fare in modo che sulla punta della piramide non ci siano mille piedi che si dividono quella punta per restare esclusivamente in piedi sè stessi.
