Di Giuliano Longo
E’ molto probabile che il prossimo viaggio di Zelenskynegli Stati Uniti sancirà l’Ok di Joe Biden al lancio di missili “appropriati”all’interno del territorio russo anche a distanze superiori ai 300 chilometri.
Di fatto questi missili vengono già lanciati sulla Crimea, i territori occupati da tempo, e in aree russe confinanti con l’Ucraina, mentre ormai sciami di droni dimostrano capacità di volo e relativi risultati esplodenti anche a distanza di 1.000 chilometri. Il problema di questa “concessione”degli Stati Uniti e del nuovo governo laburista britannico. va analizzato sotto l’aspetto politico oltre che militare.
Politicamente rappresenta un vantaggio per Kiev che ottiene la garanzia di un supporto finanziario (questi missili costano un botto) e miliare che appare sine die. Quindi via libera agli Storm Shadows e ATACMS, nonostante la scorsa settimana sia il segretario alla Difesa Lloyd Austin,sia il portavoce del Consiglio per la sicurezza nazionale John Kirbyavessero chiaramente confermato la sostanziale inutilità militare di un simile provvedimento.
La stessa autorevole rivista italiana Analisi Militare,qualche giorno fa aveva titolato un suo editoriale “Aria fritta a lungo raggio”, citando lo stesso Kirby che il 4 settembre aveva ammesso che c “ad oggi non c’è alcun cambiamento della nostra posizione sull’uso delle capacità a lungo raggio che forniamo a Kiev”. Precisando, fresco di notizie di intelligence, che la Russia ha già spostato il 90% dei suoi aerei utilizzati per attaccare l’Ucraina, ben oltre il raggio dei 300 chilometri dal confine ucraino.
Aggiungendo “la valutazione secondo cui basta dare agli ucraini gli ATACMS e dire loro che saranno in grado di colpire la maggior parte degli aerei e delle basi aeree russe che vengono utilizzate per colpirli non è vera, è un equivoco“.
E’ quindi chiaro che, sotto il profilo militare l’Ok di Washington non cambierà le sorti della guerra.
Secondo l’agenzia di stampa Reuters l’Ucraina ha già fornito agli USA e al Regno Unito un elenco di potenziali obiettivi da attaccare situati nel raggio s’azione dei missili forniti dagli americani e franco-britannici: in particolare posti comando, depositi di carburante e armi oltre ad aree di concentrazione delle truppe.
Ma a meno che i russi siano degli scemi questi obiettivi, di cui gli spioni di Putin sono probabilmente a conoscenza, sono ben protetti dalla difesa aerea russa. Certo Non, colpirli aumenterebbe le perdite russe, ma non altererebbe i rapporti di forza sul campo di battaglia.
Nei giorni scorsi la CNN confermava che nei magazzini dell’US Army erano rimasti pochi missili ATACMS trasferibili a Kiev e anche le forze aeree di Londra e Parigi non hanno molti altri Storm Shadow e SCALP-EG da donare agli ucraini, senza contare che Kiev ha perso quasi tutti gli aerei Sukhoi Su-24in grado di lanciare questi missili in volo.
Altre fonti americane confermano la spaccatura tra Pentagono e Segretario di stato.Lo stesso ex generale Austin non vede vantaggi militari a fronte di rischi seri di confronto militare con la Russia, mentre Anthony Blinken (di origini ucraine) appare determinato a innalzare l’escalation con Mosca.
Sia la NATO che la UE hanno sempre ribadito che ogni nazione decide liberamente quali e quanti armi fornire a Kiev e le regole per il loro impiego. Ma la Casa Bianca, in eccesso di cautela cui non crediamo soprattutto nel pieno della campagna elettorale,, potrebbe autorizzare Londra e Parigi, ma non consentire l’impiego dei missili americani sulla Russia.
Una drittata che non escluderebbe il fatto che gli Stati Uniti intendano portare gli europei a un punto di “non ritorno”nelle relazioni con la Russia favorendo un lro maggiore coinvolgimento nel conflitto. E togliendo le castagne dal fuoco a Biden.
Ma indipendentemente dagli ordini di Washington l’impiego di questi missili coinvolge direttamente mezzi, tecnologie e personale militare della NATO, oltre all’Intelligence militare che sino ad oggi ha consentito a Kiev di sostenere in gran parte l’urto con Mosca. Intelligence e tecnologie che hanno peraltro consentito il blitz su Kursk. Che Volodia lo abbia o meno anticipato almeno a Joe, è irrilevante.
E’ anche vero cheRepubbliche Baltiche, Polonia, Olanda, Finlandia e Sveziahanno gia l’acquolina in bocca all’idea di colpire il cuore della Russia, ma nessuna di queste nazioni ha fornito mai armi tali da colpire in profondità. Che è un po come dire che giocano con le carte altrui, ovvero con quelle di USA, Gran Bretagna, Francia e Germania. Come di fatto ha ammesso candidamente il 4 settembre lo stesso Zelensky.
Ma c’è un problema proprio nel cuore della nostra Europa in armi: Zelensky e e i britannici cercano da oltre un anno di convincere la Germania a fornire i suoi missili da crocieraTaurusFornitura che il cancelliere tedesco Olaf Scholz ha sempre rifiutato ufficialmente, adducendo non solo il rischio di escalation con Mosca, ma anche la valutazione che il loro impiego non poteva essere gestito da personale ucraino.
Posizione che non viene certo smentita dalle recenti elezioni negli Ost Land che hanno visto prevale da destra e da sinistra, una quinta colonna (e lo diciamo ironicamente) filorussa.
D’altra parte indipendentemente dai Taurus la Germania è già dotata ai suoi confini di altre armi che possono raggiungere la Russia, il dubbio è se sia disponibile a cederle all’Ucraina, obbedendo alle direttive di Washington. .
Concludendo vantaggi militari sono abbastanza limitati, mentre quelli politici mirano solo al deterioramento e alla escalation del conflitto. In sostanza siamo di fronte al fallimento della Politica (con la P maiuscola), se questa è l’arte della mediazione e dell’esercizio diplomatico.
