Esteri

Trump a Quantico trasforma l’esercito in un autoritario palcoscenico politico

di Balthazar

Quella che doveva essere una riunione strategica tra vertici militari si è trasformata in uno degli spettacoli più surreali dell’era Trump.

Convocati d’urgenza da ogni angolo del mondo, centinaia di generali e ammiragli si sono ritrovati alla  base dei Marines per ascoltare i comizi del Segretario alla Guerra Pete Hegseth e di Donald Trump, il “Commander in Chief”.

Il Segretario della Guerra ha esaltato la sua ossessione per la “forma fisica” e l’ideale del “guerriero puro” ; barbe vietate, test d’idoneità, purghe tra gli alti ufficiali, flessioni per eliminare pance in sovrappeso e, soprattutto, meno donne e persone di colore.

Donald Trump invece si è esibito in un discorso stralunato che di storico ha ben poco, e  non si tratta solo dei contenuti, ma del tono, della forma alla autorevole platea cui si è rivolto senza alcun limite di toni e parole..

Uno dei discorsi più sconclusionati e farneticanti dell’intera sua carriera pubblica, segnato da continue digressioni, slogan ripetuti a vuoto, attacchi fuori luogo e affermazioni scollegate dalla realtà. Un presidente confuso, che saltava da un argomento all’altro con la stessa logica di uno zapping televisivo a tarda notte.

Per cominciare  da un’evocazione quasi delirante dell’uso dei quartieri urbani come “campi di addestramento” per le truppe, “a Portland, a Chicago, vedremo chi comanda”, fino all’ossessione per la “carta splendida” usata per firmare le promozioni dei generali.

Nel mezzo, frasi buttate lì sul Nobel per la pace che “non gli danno e che è un insulto agli Stati Uniti”, l’autopenna (la macchina per la firma automatica) usata da Biden, la difesa dei dazi, i negoziati con Hamas e l’apologia dello sceicco del Qatar come “stupendo leader”, le “minaccette” di Putin perché noi americani ce l’abbiamo più grosso, l’arsenale militare e nucleare.

Ignorata la crisi del bilancio federale, la paralisi del Congresso, nessun riferimento allo shutdown (blocco) imminente del settore pubblico che priverà temporaneamente anche degli stipendi i generali presenti.

Trump ha annunciato trionfalmente che nel 2026 la sua amministrazione investirà mille miliardi di dollari nel rafforzamento dell’esercito, mentre il governo si prepara a non rinnovare  l’assicurazione medica per milioni di americani a basso reddito per mancanza di fondi e per l’assenza di un accordo con i Democratici.

Difficile capire se il discorso di Trump sia stato un voluto calcolo politico o la momentanea sospensione delle sinapsi cerebrali. Gli stessi vertici militari, abituati alla compostezza, hanno accolto l’intervento in silenzio. Nessun applauso. Nessuna espressione di consenso da stadio come il Tycoon avrebbe voluto.

Non è la prima volta che Trump manifesta segni evidenti di declino cognitivo – come quello di cui accusava il vecchio Joe Biden.

La settimana scorsa, all’Assemblea Generale dell’ONU, aveva dato la colpa del malfunzionamento del teleprompter – sistema che consente di visualizzare la lettura durante un discorso – a un presunto complotto mentre l’apparecchio era stato montato dai suoi assistenti.

Nello stesso discorso, aveva alluso al blocco della scala mobile del Palazzo come a un sabotaggio orchestrato, salvo poi accertare che era stato uno dei suoi stessi fotografi a premere il pulsante di arresto per ottenere uno scatto frontale.

Scene tragicomiche se non fossero di un Presidente degli Stati Uniti che vuole comandare il Mondo.

Il problema, però, non è solo Trump, ma è quello di un sistema democratico  piegato, intimidito e addomesticato, che gli consente di occupare lo spazio strategico più delicato del comando militare, per trasformarlo in un palcoscenico retorico tutto muscoli, deliri identitari e culto della personalità.

Con  un Congresso ridotto a megafono della sua volontà e una Corte Suprema silenziosa, quando non complice, che hanno abdicato al ruolo di contrappeso costituzionale.

IL Presidente può così parlare da leader militare, agire da sovrano e reprimere senza che nessuno osi contrastarlo

Pete Hegseth, con l’aria di un imbonitore di aste televisive ha  pensato di compiacere il presidente con slogan contro la “diversità” e il “clima”,  fuori da ogni correttezza politica e celebrando una visione di esercito maschile, bianco e ideologicamente allineato.

Un esercito epurato dalle differenze, modellato su un’estetica da spot televisivo con echi sinistri, quasi a evocar, la nostalgia per un ordine autoritario, disciplinato e “puro” su un modello Ariano di triste memoria.

Quantico doveva essere un’occasione per fare il punto sulla Strategia di Difesa Nazionale, ma nessuna vera strategia è emersa con un comandante in capo sempre proteso alla sua ostinata ricerca di fama.

Se Trump è l’emblema della sicurezza nazionale nel 2025, la vera minaccia forse non viene da fuori, ma è già incombente all’interno degli Stati Uniti.

Nella foto, Donald Trump sul palco di Quantico

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